SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Incontriamo Massimo Fabbrizi subito dopo il suo ritorno da Lonato (BS), dove si sono svolti i Campionati europei di tiro a volo 2016 e il Carabiniere di Monteprandone ha conquistato l’oro nella specialità della fossa olimpica, battendo il croato Josip Glasnovic. L’azzurro ha dunque aggiunto un titolo continentale alla sua già folta schiera di medaglie: due ori e un bronzo agli Europei Juniores, due argenti agli Europei, due ori e un argento ai Mondiali e un argento alle Olimpiadi di Londra 2012. Ed è proprio per i prossimi Giochi olimpici che Massimo Fabbrizi si sta preparando: “Prendo quello che viene, l’importante è dare il massimo”.

L’atleta marchigiano ha anche all’attivo una serie di record: ha eguagliato in due occasioni il primato mondiale di fossa olimpica nell’individuale con 125 piattelli colpiti su 125 e, insieme a Giovanni Pellielo e Rodolfo Viganò, ha stabilito il primato mondiale della gara a squadre con 369 piattelli colpiti su 375. “Sinceramente non immaginavo di raggiungere questi risultati, ma lo speravo – dice il Campione e spiega che il tiro a volo si compone di tre specialità, cioè la fossa olimpica, lo skeet e il double trap – La mia è la fossa olimpica, che consiste nel colpire complessivamente 25 piattelli, da cinque posizioni diverse. La particolarità è che non sai mai se il piattello arriva da destra, da sinistra o dal centro”.

Massimo, come ti sei avvicinato al tiro a volo?
“Grazie a mio padre, che praticava questo sport a livello dilettantistico. Andavo spesso con lui in una struttura a Cupra Marittima e a 8 anni ho iniziato a rompere i primi piattelli. Poi mi ha comprato un fucile e non ho più lasciato il tiro a volo. La prima convocazione in Nazionale è avvenuta quando avevo 13 anni: per gareggiare era necessario averne 14, ma la Federazione è riuscita comunque a farmi avere un posto e ho vinto quella competizione. Da lì in avanti ho sempre indossato la maglia azzurra”.

Dove ti alleni?
“A Cellino Attanasio, vicino Roseto degli Abruzzi. C’è un’ottima struttura, grande, una delle migliori in Italia, tanto da ospitare raduni della Nazionale e competizioni. Passo quasi tutto il giorno lì ad allenarmi, la maggior parte delle volte da solo. Con il commissario Tecnico della Nazionale ci vediamo una volta al mese per fare il punto della situazione. In primavera-estate la preparazione è prettamente tecnica e pratica, mentre da ottobre a febbraio è più fisica e prevede soprattutto attività aerobica per abbassare i battiti cardiaci, ma anche potenziamento di braccia e schiena”.

Come ti stai preparando per le prossime Olimpiadi?
“Abbiamo disputato due tappe di Coppa del Mondo e un Europeo, gare di avvicinamento ai Giochi olimpici. La rassegna a cinque cerchi è una competizione a sé, ma alla fine è come tutte le altre. C’è un po’ di preoccupazione per le condizioni che troveremo a Rio: il clima, molto caldo e umido, e l’organizzazione, che non è delle migliori. Ancora non hanno ultimato le strutture e gli spostamenti sono molto lunghi. Speriamo bene”.

Qual è il tuo obiettivo?
“A Rio prendo quello che viene, l’importante è dare il massimo”.

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