SAN BENEDETTO DEL TRONTO- La questione del ricorso al Tar di Ancona per la cosiddetta “Anatra Zoppa” si arricchisce ogni giorno di nuovi capitoli. Dell’altro ieri la notizia di Pasqualino Marzonetti che avrebbe rifiutato di firmare il ricorso dei democratici con Perazzoli, comunque, che oggi ridimensiona tutta la querelle assicurando “che il ricorso si farà anche senza Marzonetti”.

Oggi invece il nuovo capitolo. L’Udc presenterà un suo ricorso, svincolato da quello che sta preparando il Partito Democratico e diverso per il fatto che “non sarà corredato da richiesta di sospensiva” precisa il neo consigliere Domenico Pellei “in quanto”-continua-“non è nostra intenzione bloccare i processi politici della città”.

Per essere chiari il ricorso del Pd punterebbe a un giudizio anticipato di natura cautelare che, se favorevole, porterebbe alla sospensione delle attività del Consiglio (tranne l’ordinaria amministrazione) nei tempi tecnici per la pronuncia, ovvero circa un mese; in attesa poi della sentenza che, come per il ricorso dell’Udc, “dovrebbe arrivare entro la fine del 2016” spiega l’avvocato Gianluca Dalessio.

I due ricorsi inizialmente resterebbero separati per poi, probabilmente “essere riuniti dal giudice” spiega invece l’avvocato Laura Bozzi,  in quanto pendenti entrambi presso il Tar di Ancona e riguardanti sostanzialmente la stessa causa. Si sta comunque facendo un balzo in avanti perché il ricorso dei “dem” non è ancora partito e quello dei centristi richiederà ancora qualche tempo visto che, interviene di nuovo Dalessio “siamo ancora nella fase della richiesta di accesso agli atti”. Quel che è certo però, è che per l’Udc, il primo firmatario (poiché principale portatore d’interesse) sarà Fabrizio Capriotti, il primo dei non eletti  a seguito della disposizione che ha attribuito al centrodestra il premio di maggioranza.

E proprio la disposizione che ha portato l’attuale composizione dell’assise è la materia del contendere, non la carica di Sindaco. E sembra tanto un discorso giuridico quanto politico. Di fatti lo stesso Pellei rassicura come “non è intenzione del nostro gruppo esprimere sfiducia nei confronti di Piunti, anche perché la città si è nettamente espressa su Perazzoli, ciò che vogliamo è che sia tutelata la rappresentatività in Consiglio.”

E da un punto di vista legale il Tuel, per Dalessio è chiaro: “l’articolo 73 comma 10 del Testo Unico dice chiaramente che un premio di maggioranza del 60% non può essere accordato se altre liste, com’è il caso del Centrosinistra, al primo turno abbiano superato il 50% dei voti”. A fargli eco l’altro avvocato del gruppo consiliare Laura Bozzi che spiega come il rimescolamento del Consiglio a cui punta il ricorso sia un discorso “slegato dalla governabilità e operatività del Sindaco visto che stiamo parlando di due organi formalmente separati e che anche sostanzialmente svolgono atti diversi, basti pensare che la stragrande maggioranza dei provvedimenti, l’ordinaria amministrazione di un Comune, non passa per il Consiglio.”

Insomma la questione è impregnata di denso tecnicismo ma può essere ridotta a una definizione di “partita per la maggioranza in Consiglio”, maggioranza che passerebbe al Centrosinistra in caso di esito positivo dinanzi al Tribunale Amministrativo. Se poi un eventuale rimescolamento inficerà anche la governabilità non è dato a sapersi e diventerebbe una valutazione politica, seppur non priva di risvolti etici, deontologici e giuridici,  quella di una sfiducia a Piunti da parte di una eventuale nuova maggioranza.

 

 

 

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