SAN BENEDETTO DEL TRONTO- Maurizio Gasparri si concede un pranzo a San Benedetto assieme al sindaco Piunti e al senatore monterubbianese Remigio Ceroni. Data la location, lo chalet Stella Marina, l’occasione è ghiotta per parlare della Direttiva Ue sulla libera circolazione dei servizi, meglio conosciuta come Direttiva Bolkestein, che tra le sue appendici applicative investe anche i destini dei concessionari balneari.

L’argomento Bolkestein è piuttosto nebuloso e di frequente si arricchisce di nuovi capitoli, l’ultimo dei quali è piuttosto fresco e riguarda la “legge salvagente” che la regione Toscana aveva varato a maggio per consentire agli attuali concessionari di ottenere nuove proroghe (da 6 a 20 anni) di durata proporzionale agli investimenti migliorativi degli stessi stabilimenti e un risarcimento fino al 90% del valore dell’attività in caso di perdita della concessione, legge che in queste ore il governo avrebbe deciso di bocciare chiedendone anche la revisione alla Corte Costituzionale. A questo si aggiungono i timori dei balneari, che restano in attesa della sentenza della Corte di Giustizia Europea di questo mese per la proroga dell’applicazione della direttiva al 2020, sentenza che se dovesse essere sfavorevole trasformerebbe l’intera vicenda in una corsa contro il tempo con pochi mesi a disposizione anziché quattro anni.

Inutile dire che però le speranze dei balneari vanno ancora verso una proroga di tutt’altra consistenza e in linea con i 20 anni previsti dalla legge regionale toscana. In questo senso lo stesso Gasparri, proprio oggi ha parlato della mozione che il suo gruppo ha presentato in Senato e che mira allo spostamento della “spada di Damocle” della Bolkestein di 30 anni. Per l’ex-ministro delle comunicazioni  “va tutelato il lavoro familiare che c’è dietro le attività sulla spiaggia, un duro lavoro generazionale che le gare d’appalto cancellerebbero d’un colpo favorendo l’ingresso di colossi multinazionali”.

Lo stesso Gasparri poi prospetta anche una via d’uscita dalla Bolkestein, direttiva che per il senatore permetterebbe un salvacondotto “per determinati comparti produttivi”; lo stesso poi dà forza alla sua affermazione equiparando una tale soluzione alle recenti trattative post-brexit, non chiarendo però con queste parole se tale “salvagente” per i balneari debba avere un carattere puramente negoziale o se sia fondato su una ratio giuridica che consenta un’uscita espressamente prevista dai termini applicativi della direttiva.

Per Gasparri infine, lodato anche dall’On. Remigio Ceroni “per essere stato l’unico a occuparsi concretamente del problema”, una soluzione potrebbe essere quella di una costituzione “di un fronte unito di sindaci amministratori di città sulla costa” che lottino per la salvaguardia delle concessioni, avanzando quindi la prospettiva, anche se non c’è nulla di concreto ancora, che lo stesso Piunti possa essere la guida o una delle guide di questo fronte.

In appendice lo stesso Ceroni e Gasparri hanno parlato della questione fusione comuni con il capogruppo Pdl in Senato che ha criticato duramente la legge Delrio, la quale “andrebbe rivista tenendo conto del diritto all’autodeterminazione dei popoli e della sostenibilità economica di certi accorpamenti”e l’onorevole marchigiano che invece si è auspicato una realtà in cui “senza traumatiche soluzioni, si adatti il numero di amministratori alle diverse dimensioni dei comuni”.

 

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