SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il 5 giugno 2016 Paolo Perazzoli raccolte 11.065 preferenze come candidato sindaco, pari al 45,93%. Pasqualino Piunti invece 7.330, pari al 30,43%. Il 19 giugno primo è Piunti con 10.709 voti, secondo Perazzoli con 8.632.

Prendiamo il pallottoliere: Perazzoli segna meno 2.433 voti. Piunti invece più 3.379. Tra primo turno e ballottaggio vi è stata una flessione dei votanti, passati dal 62,84% al 50,44%. In numeri assoluti da 25.061 a 20.166: ben 4.895 votanti in meno.

Proprio questo dato rende incredibile il risultato di Piunti, infatti balzato dal 30,42% al 55,37%. Tanto che Perazzoli, nella sfida uno contro uno, non raggiunge neppure il risultato del primo turno, quando oltre lui c’erano altri quattro candidati: 44,63% al ballottaggio.

Logica vuole che Piunti e i suoi siano stati in grado di riportare ai seggi tutti i precedenti sostenitori, mentre, ovviamente, ciò non è riuscito a Perazzoli. Piunti, tuttavia, ha beneficiato di un enorme afflusso di voti esterni. Il giorno dopo le elezioni, parlando con un cittadino che non si era recato a votare al primo turno, mi disse che sarebbe andato a votare al ballottaggio a favore di Piunti. “Perché?” gli chiedi, e mi rispose che non voleva Perazzoli nuovo sindaco. Non so ovviamente quanto questa visione sia diffusa in città, ma per Piunti potrebbe aver votato anche chi il 5 giugno è rimasto a casa, trasformando quindi il ballottaggio in un referendum pro o contro Perazzoli.

Chiaramente al nuovo sindaco sono arrivati molti voti da chi aveva dato la propria preferenza a Massimiliano Castagna della Lega Nord (si prospetta un assessorato, forse al Bilancio, per il commercialista): parliamo di 1.103 preferenze pari al 4,2%. Chiaramente molti sono venuti dal serbatoio di Giorgio De Vecchis, che al primo turno aveva beneficiato di 3.807 preferenze. E qui si spiega l’aumento dei voti a Piunti.

Ma come invece spiegare il crollo perazzoliano? E’ chiaro che vi è l’influsso di tanti fattori: dal vento nazionale che vede il Pd di Renzi in grande difficoltà in molte città, alla possibilità che molti sostenitori del primo turno abbiano, nel segreto dell’urna, scelto Piunti. Fantapolitica? Qualcuno, anche nella nostra diretta, ha sostenuto che la coalizione formata da Perazzoli fosse in realtà molto vicina alle posizioni centriste e moderate, e che dunque gli elettori di Udc, di Calvaresi e di Campanelli abbiano giocoforza sentito una vicinanza maggiore con Piunti che con Perazzoli.

Altra lettura è quella del fuoco amico interno al Partito Democratico, dove la frattura tra Perazzoli e la giunta Gaspari non si sarebbe ricomposta. Argomento difficile da dimostrare: se ne capirà di più nei giorni a venire, fatto sta che adesso la pattuglia del Pd in consiglio comunale è alquanto ridotta numericamente a soli quattro consiglieri e affidata, per ora, all’esperienza di Antimo Di Francesco.

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