SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Dopo questa campagna elettorale voglio essere beatificato”. Paolo Perazzoli usa l’ironia per descrivere lo stress delle ultime settimane: “Per resistere a certe provocazioni ci vogliono pazienza e tenacia. Mi stanno tirando la giacchetta per buttarmi in un dibattito velenoso, io però non cedo”.

Stanco alla meta. Esclusa tutta la fase preliminare, l’ex consigliere regionale è ufficialmente in corsa dallo scorso 31 ottobre, quando al Caffè Sciarra lanciò la sfida a Di Francesco, Sorge e Capriotti. Da lì una lunga cavalcata fino alle primarie del 6 marzo, per poi ripartire e arrivare al voto del 5 giugno.

La mancata vittoria al primo turno, sommata ad un 5% di differenza tra voti personali e di lista, ha alimentato la polemica tutta interna sul voto disgiunto. Per arrivare infine alle scaramucce con Pasqualino Piunti, che hanno toccato l’apice durante il faccia a faccia a Riviera Oggi, mercoledì sera.

“Stanno piazzando trappole qua e là, strumentalizzando diversi argomenti. Hanno anche messo in discussione le mie scelte politiche di quando ero un ragazzo. Sì, ho fatto il funzionario di partito, ne sono orgoglioso. Pensano di battermi insultandomi; noi proponiamo un programma serio e concreto, Piunti appena sette pagine vuote e insulse. Il fatto che non si siano apparentati rafforza la nostra convinzione di vittoria. Se non vinceremo sarà come aver sbagliato un gol a porta vuota”.

Perazzoli concluderà la campagna elettorale venerdì in Piazza Matteotti, Piunti risponderà in contemporanea con un comizio di chiusura in Piazza Giorgini.

Tra i due tiene ancora banco la querelle sulle telefonate elettorali. Lo staff di Perazzoli precisa di non aver mai citato il rivale, limitandosi a ricordare ai cittadini l’appuntamento del ballottaggio.

Calda pure la questione degli impianti sportivi. Il leader del centrosinistra ripete che, in caso di vittoria, la prima riunione sarà dedicata alla riapertura della piscina comunale scoperta. “Perazzoli non è la soluzione – ribatte il coordinatore di Siamo San Benedetto Luigi Cava – ma lui e il Pd regionale sono la colpa della chiusura di tante piscine compresa quella della piscina comunale scoperta di San Benedetto. Quando nel 2001 terminò il suo secondo mandato da sindaco, lasciò alla città l’impianto natatorio chiuso e fu proprio l’amministrazione in cui io ero assessore allo sport e Pasqualino Piunti vicesindaco che si occupò della sua riapertura”.

Copyright © 2016 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 1.565 volte, 1 oggi)