SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Se per Perazzoli si riparte dai 15 punti di vantaggio conquistati al primo turno, per Piunti il match ricomincia dallo 0 a 0.

Convinzioni, ma anche strategie comunicative di chi è al comando e teme il sorpasso e chi rincorre e sogna il clamoroso sgambetto.

L’ex consigliere regionale si affida ai valori assoluti: “11.065 io, 7330 Piunti. Ciò significa che ho preso il 50% dei voti in più. Inoltre, ho vinto in tutti i plessi scolastici, lo scarto minore è un +6,7 alla Bice Piacentini, il maggiore un +23,7 a Ragnola”.

Ovviamente non la pensa così il leader del centrodestra: “In verità al primo turno il sottoscritto ha avuto un +3% rispetto alle sue liste, al contrario di Perazzoli che è sceso del 5%. Ora i Re sono nudi, la città sceglierà me o lui, ognuno con la propria storia politica e personale. Chi adesso dice di essere in vantaggio è lo stesso che per mesi ha mentito agli elettori dicendo che vinceva al primo turno. Ma da chi definisce carta per incartare il pesce le preferenze, non ci si può aspettare altro. Vedo tanto entusiasmo intorno a me, che mi conferma la sensazione che ad amministrare la città dal 20 giugno saremo noi”.

I due si trovano però d’accordo sulla necessità di mantenere alta l’affluenza, attestatasi il 5 giugno al 62,84%. Perazzoli è interessato a mantenere alta la tensione di un elettorato a rischio distrazione, mentre Piunti lavorerà per attrarre a sé l’universo antiperazzoliano e avverso al Pd.

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