SAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’apparentamento tra Pasqualino Piunti e Massimiliano Castagna si poteva fare. A dirlo è il Consiglio di Stato attraverso la sentenza 1269 del 28 febbraio 2011.

“Nelle elezioni amministrative – si legge – l’assegnazione dei seggi, in caso di ricorso al ballottaggio per l’elezione del Sindaco, deve essere operata con riferimento ai risultati conseguiti in sede di ballottaggio”. In altre parole, ai fini della ripartizione dei seggi, non si può fare esclusivo riferimento ai risultati conseguiti al primo turno.

Pasqualino Piunti aveva motivato la mancata ufficializzazione dell’apparentamento (c’era tempo fino alle 12 di domenica) perchè, in tempi non sospetti, lui, Castagna e i rispettivi staff avevano concordato l’appoggio reciproco in caso di ballottaggio. A quel punto ogni ricorso alla Legge (oltretutto non molto chiara) diventava inutile.

Forse non sapendo dell’accordo ufficioso, da parte del coordinatore regionale Luca Paolini, è scaturita una protesta pepata nei riguardi del candidato di Forza Italia e Fratelli d’Italia: “Fermo restando che la Lega dà comunque indicazione di votare Piunti, perché il nemico è il Pd di Renzi, resta l’amaro in bocca per la incomprensibile decisione di un candidato sindaco che, avendo il 30%, dà un virtuale schiaffo in faccia non tanto ai dirigenti della Lega Nord – che sono in grado di “elaborare” i perché della scelta – ma ai 4820 elettori (in realtà la Lega ha ottenuto 513 preferenze, la Lista Castagna 361, ndr) senza nome ai quali chiede il voto mentre gli nega ogni rappresentanza politica. Girano molte voci sul perché di questa scelta tecnicamente incomprensibile – aggiunge – specie alla luce dei numeri. Tali voci portano ad ambienti ascolani, dove una amministrazione di centrodestra non sarebbe eccessivamente gradita, perché inevitabilmente determinerebbe uno spostamento, e non di poco, degli equilibri politici nella provincia”.

La stranezza però è che lo stesso Castagna conferma l’appoggio a Piunti, non apparendo soddisfatto per la mancata ufficializzazione dell’accordo: “Tenteremo di organizzare una conferenza stampa congiunta per ribadire che siamo con lui, ma dal punto di vista politico avremmo preferito l’apparentamento ufficiale. Avrebbe garantito la presenza del simbolo sulla scheda, l’assenza pesa”.

NOTA DEL DIRETTORE:

Pasqualino Piunti: “Io condizionato da Ascoli? Ma siamo matti?”

Al di là di una legge che pare avrebbe permesso apparentamenti ufficiali e della dichiarazione divergente del candidato sindaco  della Lega, sono alquanto bizzarre le interpretazioni date dal rappresentante regionale Paolini. Secondo lui, infatti, Piunti non avrebbe voluto o compromesso un evidente vantaggio per fare un favore ai cugini della destra ascolana, sacrificandosi per un obiettivo che insegue da almeno venti anni. Non può essere vero. Giro quindi la palla al candidato di Forza Italia e Fratelli d’Italia per un suo chiarimento: “Smentisco in modo assoluto le dichiarazioni  del coordinatore regionale leghista. Sia perché non sono masochista, sia perché sarebbe assurdo che un ‘campanilista’ come me assumesse posizioni subalterne al potere ascolano, solo perché lì c’è un sindaco di Forza Italia e per interessi che appaiono incomprensibili. A me sembra un’evidente bugia per motivi forse opposti a quelli elencati dallo stesso Paolini

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