Marco Furfaro è il responsabile Ambiente di Sinistra Italiana, un giovane molto promettente, dotato di un eloquio passionale e spedito. Oggi ha pubblicato un articolo sull’Huffington Post dal titolo “Sinistra, il coraggio di conquistarci una nuova storia“. Testo abbastanza lungo sintetizzabile così: nelle grandi città (Roma e Torino) sono stati candidati alcuni leader del partito e le cose non sono andate benissimo, mentre in molti comuni piccoli e medi le dinamiche sono più differenziate (oltre a Zedda e De Magistris, a Cagliari e Napoli, due notevoli eccezioni).

Il problema è che, leggendo l’articolo, mi è sembrato di avvitarmi in una analisi sulla Sinistra accusata di analizzarsi troppo (e agire poco). Un po’ come quando da bambini si giocava a “specchio riflesso”.

L’articolo di Marco Furfaro, pur incentrato sulle dinamiche locali, serve per ribadire quello che servirebbe per una proposta politica non solo dirompente, ma anche comprensibile da quelle “masse popolari” secondo Furfaro – ovviamente ha ragione – dimenticate.

Per essere concreti, parlerò delle necessità della mia città, San Benedetto del Tronto, nel sud delle Marche. Per essere una città ancorata al 2016, ovvero una città con i servizi moderni come, magari, nel 1975 avremmo ipotizzato dovessero oggi essere, sarebbero necessari i seguenti interventi:

1, arretramento A14, in modo da declassare l’autostrada, troppo a ridosso dei centri abitati della costa, a strada ad alta percorrenza, e decongestionare le zone troppo urbanizzate di tutto l’Adriatico costiero.

2, arretramento della Ferrovia Adriatica, perché quella esistente risale al 1863 e 153 anni fa la situazione delle città costiere era completamente diversa dall’attuale. I treni sfrecciano spesso vicini alle abitazioni, le città sono divise in due dalla ferrovia e i sottopassi ferroviari sono relativamente rari e riducono la fruibilità degli spazi urbani. La ferrovia potrebbe essere trasformata in una enorme pista ciclo-pedonale o in carreggiata stradale, regalando alla passeggiata altre arterie nord-sud.

3, collegamento ferroviario diretto con Roma. Attraversare gli Appennini da queste parti resta sempre complicato, e in treno è un’avventura, tanto che se non si ha un’auto a disposizione l’unico modo è adoperare l’autobus, esattamente come negli anni ’50.

4, realizzazione della “Città dello Sport” in una delle poche aree libere rimaste, ovvero a ridosso dell’attuale stadio Riviera delle Palme. La situazione è bloccata da vent’anni e più perché, mentre con la lira gli enti locali godevano di contributi statali equi e riuscivano ad investire per perseguire la volontà dell’interesse pubblico, dagli anni ’90 per ogni opera pubblica occorre bussare alla porta delle imprese private e concedere volumetrie o servizi in cambio di qualsiasi cosa. Non vorremmo magari trovarsi dei grattacieli per avere due campi di calcio e una piscina.

5, ritorno del Tribunale in città, chiuso due anni fa e oggi trasformato in scuola.

6, cospicui investimenti nell’ospedale Madonna del Soccorso, che da anni sta subendo tagli e per il quale si ipotizza persino la chiusura o la delocalizzazione fuori zona.

7, investimenti nelle strade provinciali, ridotte spesso ad un colabrodo.

8, investimenti pubblici per migliorare l’accessibilità e la gestione delle zone industriali.

9, qualche milione di euro per bonificare l’alveo del Torrente Albula, purtroppo degradato e inguardabile, proprio nel centro cittadino.

A fronte di questi interventi specifici, sarebbero necessarie delle iniziative generali a livello nazionale:

10, la riduzione della tassazione, sia abbattendo fortemente l’Iva, oggi ad un insostenibile 22%, sia colpendo le imposte sul lavoro, e sulle attività d’impresa.

11, un notevole investimento nel risparmio energetico, garantendo così un notevole numero di occupati addetti alla posa di pannelli fotovoltaici o alla coibentazione degli edifici a costo zero o quasi per il cittadino.

12, la riduzione dei costi per l’acquisto di libri nelle scuole superiori e la riduzione del 50% delle tasse universitarie con particolare riferimento alle fasce reddituali medio-basse.

13, il perseguimento di uno stato a disoccupazione zero, poiché questo insieme di interventi da solo garantirebbe risultato come n-mila Jobs Act, e per la parte di disoccupazione residuale (2-3%) si avrebbe un automatico inserimento nei Piani di Lavoro Temporaneo in modo che tutti i cittadini adempiano al “dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società” (articolo 4 Costituzione Repubblicana).

Ovviamente potremmo proseguire arrivano fino a 100 o 200 elementi, ma non è questo il nostro compito.

Il punto è che un programma politico di questo genere richiede un impegno, almeno per 2 o 3 anni, di circa 80 miliardi all’anno. Senza o con minimo intervento redistributivo (nuove tasse che finanziano tagli di tasse, tagli di spesa che finanziano investimenti…). Dopodiché l’economia italiana sarà così ben riavviata che l’intervento pubblico sarà residuale, pur se sempre pronto all’intervento in caso di shock economici sempre possibili.

Dunque, tornando a Furfaro, la soluzione per non fare l’analisi dell’autoanalisi è abbastanza semplice: a), lavoro e quindi reddito per tutti coloro che lo vogliano; b) servizi moderni ed efficaci; c) tasse basse ed eque svincolate dal livello della spesa pubblica.

A questo punto il neoliberista di turno, il giornalista delle testate nazionali che contano, il conduttore televisivo standard, l’avversario politico, tirerà fuori il classico ventaglio: debito pubblico, Maastricht, liretta, eccetera.

Fregarsene. 

Parlare ai cittadini. Far sentire, ad ogni parola spesa, il tintinnio del potere d’acquisto che aumenta, del risparmio, dell’istruzione, della cultura, dell’autonomia, delle ore in più lavorate (per i disoccupati) o le ore in meno da lavorare (per chi è occupato ma fatica lo stesso) per garantirsi una vita dignitosa. Far capire agli imprenditori quante tasse in meno pagheranno davvero (non con i giochini da Fiscal Compact al quale siamo ridotti).

Questa sarà concretezza politica. Il resto è fuffa. E non ne possiamo più.

Ps. Sì, lo sappiamo, l’Unione Europea, la Banca Centrale Europea e la Commissione Europea manderanno vagoni di kommissari di ogni tipo fino ad arrivare a chiudere la liquidità di euro al sistema economico nazionale. Ma la tecnica finanziaria e monetaria è dalla nostra: il problema è politico e non tecnico.

Un buon padre di famiglia fa di tutto per consentire al figlio di vivere nelle migliori condizioni. Qualora il padre di famiglia sia soggiogato da un padrone ingiusto e predatore, soltanto sottraendosi a quella morsa mortale il padre otterrà il rispetto e l’imperituro amore da parte del figlio.

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