Da Riviera oggi n° 1076 in edicola

Quarantadue anni e un’esperienza ultra decennale nel mondo del calcio. Questo è Simone Perotti di Terni, oggi consulente di mercato della Sambenedettese Calcio. Un giovane che nel campionato appena vinto si è fatto notare per… non essersi messo mai in vista. Mai una parola fuori posto, mai segnali di insofferenza con chicchessia ma sempre molto educato nei modi e nei comportamenti.
Eppure il suo apporto non è stato  secondario. Basti pensare che Pegorin, Palumbo, Flavioni e Pettinelli sono arrivati anche grazie a suoi input.
Anche gli altri tre ma, a mio giudizio, Pettinelli è una certezza assoluta che sarebbe il caso di tenere anche in Lega Pro. In che modo è legato alla Samb?
“La proprietà è del Perugia ma il prestito scade a giugno 2017”
A Franco Fedeli non piace valorizzare giocatori di altre società, chiederà di fissare una cifra per il diritto di riscatto?
“Secondo me non sarebbe una decisione sbagliata. Decideranno Palladini e la società”
Quando e perché ha scelto un lavoro bello ma anche ricco di ostacoli per via di un calcio che spesso convive con invidie, egoismi e illegalità diffusa. Un mondo di lupi quale lei non sembra?
“Nel 2003 vinsi un Concorso per Agente Fifa. In pratica sono un procuratore sportivo, un libero professionista. Ho colloborato con Football Agency di Pino letterio, procuratore di Icardi. Tra le mie prime intuizioni (chiamiamole così) Stefano Scappini che dalla Ternana passò alla Sampdoria. Un giocatore oggi al Pontedera del quale sentiremo parlare. Costa molto e sulle sue orme sono Parma e Verona”
Nella Ternana c’erano i Fedeli?
No, c’erano stati alcuni anni prima, nel 1993-94. Io ero studente universitario.
A proposito qual è il suo titolo di studio?
“Dopo il Liceo scientifico mi sono iscritto a Scienze giuridiche”
Come è nata la collaborazione con la famiglia Fedeli?
“Ho conosciuto Andrea a Rieti. Per via di rapporti commerciali tra giocatori. Riccardo Solaroli (poi alla Lupa Castelli), mi volle con lui per l’area tecnica. Quando hanno acquistato la Samb, Andrea mi ha portato con loro, come consulente. La differenza tra il mio ruolo è quello di Direttore Sportivo? Il Ds cura anche la parte  amministrativa. Dovrei iscrivermi al Corso per acquisire il titolo di Ds a marzo 2017, durerà quattro mesi”
Si ritiene soddisfatto del tuo breve, fino ad oggi, lavoro di consulente?
“Sì, anche se nel mio lavoro possono capitare errori imprevedibili. Per esempio Gavoci non lo ritengo un acquisto azzeccato per quello che ha dato, nonostante uno score di gol da vero cannoniere. A dire la verità il mio primo obiettivo era Pedalino della Folgore. Sono molto orgoglioso invece di Pegorin, Palumbo e Flavioni che sono state mie scelte anche se quello che conta di più è stato l’ok di Franco e Andrea Fedeli. Entrambi capiscono di calcio, tanto che potrebbero, se non avessero altri impegni ancora più importanti, fare tutto da soli. Hanno un’esperienza incredibile e quando qualcosa non riporta perché si sono fidati, non te lo mandano a dire, specialmente il presidente”
Il team manager Diomede ne sa qualcosa…
“E’ vero. Perché se la prende con lui che non ha certi compiti nel ruolo che ricopre? A dir la verità non ha risparmiato neanche il sottoscritto. Perché Daniele ha proposto giocatori che al presidente non sono piaciuti e la sua diffidenza l’aveva mostrata anche prima di acquistarli su suoi suggerimenti. Ci sta. Io preferisco tenere sempre un profilo basso perché la cosa che più mi interessa è la fiducia che la proprietà ripone in me. Non soltanto sotto l’aspetto professionale e calcistico. Mi sento uno di famiglia e sarò sempre dalla loro parte.
Il suo ruolo e quello di Diomende saranno presto ridimensionati dall’arrivo di Sandro Federico che il 30 giugno si svincolerà dalla Carrarese?
“E’ vero. Forse ne approfitterò per fare a marzo, il corso per Ds”.
Lo conosce?
“Non molto, so che è giovane ed è di Giulianova”
Come Andrea Iaconi che collaborò nella bruttissima avventura con Venturato nei primi anni novanta…
“Pare che l’attuale Ds del Brescia sia stato in procinto di tornare. Sandro Federico è un giovane emergente che Fedeli ha preferito ad un diesse più esperto. Meglio di me lo conosce Diomede che è stato con lui un mese nell’Arezzo. Io continuerò nel mio ruolo di consulente e osservatore e credo che anche Daniele tornerà a fare soltanto il team manager.
Che ambizioni ha?
“Premetto che io penso più ai risultati che ad apparire. Non mi piace fare il gradasso e forse per questo motivo i tifosi mi vogliono bene. Seguirò di più il settore giovanile. Ammiro molto Massimiliano Zazzetta, una persona veramente perbene come del resto Gigi Voltattorni.
Ha qualche grande ‘protettore’ nel mondo del calcio?
“Non sono legato a nessuno. Sono ‘nato’ con i Fedeli e mi piacerebbe restare a lungo con loro.Marcaccio? Il presidente lo stima ma pare che ultimamente il loro rapporto si sia un po’ incrinato. Difficile convivere con il presidente? Basta capire che la baracca la regge lui sotto l’aspetto economico che è quello che conta di più, oltre alla competenza tecnica che, come dicevo, non manca né a lui né al figlio”
Quali sono i compiti di un Direttore Sportivo?
“Sono tre: competenza, conoscenze del mondo del calcio, intuito sull’aspetto caratteriale e tecnico del giocatore. Ho avuto contatti con tanti Ds, ho conosciuto Paratici (Juventus Ndr) con il quale ho un  buon rapporto.
Vive lo spogliatoio?
“Sì ma mantenendo la giusta distanza dai giocatori che sono giovani. La confidenza va data al punto giusto. I giocatori che dicono di me? Credo parlino bene. Palumbo in una vostra intervista ha fatto il mio nome, lo ringrazio. Beoni non era convinto del suo acquisto. Napolano e Covelli li ho portati io alla Samb”
“Ringrazio tutti, Palladini perché è una persona seria e un ottimo allenatore, l’ho capito appena arrivato a San Benedetto. Spero di poter crescere all’interno della Sambenedettese e quindi della famiglia Fedeli. La ringrazio per l’intervista”

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