FERMO (30 Aprile 2016) – Il prossimo 30 maggio, presso l’Istituto Tecnico Montani (ITI) di Fermo, si terrà la tradizionale festa per le nozze d’argento, d’oro e di platino dell’anno in cui si raggiunse l’agognato e prestigioso diploma. Una scuola che ha consegnato all’Italia tantissimi professionisti nei vari settori lavorativi dell’industria italiana. Le ricorrenze più belle, come per i matrimoni, sono quelle d’oro per ovvii motivi. 1966-2016 un cinquantenario che porterà a Fermo molti studenti da tutta la nazione e anche dall’estero. Un mio compagno di classe di cognome Fiorentino risiedeva in Libia.

Primi anni 60 nei quali tutto era diverso rispetto ad oggi, a partire dalla tecnologia che vede però la scuola fermana in continuo aggiornamento. Prima di svelare i motivi di questo articolo voglio ricordare due piccoli aneddoti di quei tempi. Si diceva di una mamma siciliana che svenì quando gli arrivò un telegramma del figlio studente all’ITI “Dopo cinque anni inFermo, oggi perito“. L’altro riguarda noi sambenedettesi: ITI a parte, ci parlavano di Fermo per il suo ‘famoso’ manicomio. Amici e parenti burloni dicevano a noi tredicenni: “Il prossimo anno andate a scuola a Fermo? Fate attenzione. Sopra il cancello del manicomio c’è la scritta “Non siamo tutti qui”. Non c’era ma non ho mai capito se c’era mai stata.

Aneddoti a parte, avrete capito che io sono uno di quelli che nell’anno in corso festeggia il cinquantenario del diploma di Perito Chimico. La mia classe, sezione F, si era già incontrata al 25° e al 40°. In quelle ricorrenze capii che eravamo una classe speciale per almeno un paio di motivi: tutti eravamo felici di ritrovarci ma senza che trasparisse in nessuno di noi la brutta frase “bei tempi’ o  una nostalgia che in molti casi rasenta il ridicolo. Siamo stati sempre felici del tempo che stavamo e stiamo vivendo. L’unica tristezza la constatazione che ogni volta qualcuno mancava e non per sopraggiunti impegni. Già al 25° mi fece molto male sapere che  Alberto Vivani di Ancona, più di un compagno di classe per me, era morto improvvisamente qualche anno prima. Altri sono venuti a mancare negli anni seguenti. Ne parlerò più avanti.

Eravamo una classe così speciale che abbiamo pensato bene di bypassare la festa ufficiale di sabato prossimo anticipandola di un mese e per conto nostro. L’iniziativa è stata di quel ragazzo sempre brillante che teneva al primo banco più che alla ragazzetta. Roberto Signorini anconetano, oggi in pensione, dopo aver svolto ruoli importanti nel comune dorico compreso quello di assessore. Giornalista anche lui che, però, diversamente da me e dagli altri, non ha lavorato mai in Laboratorio.

Circa un anno fa mi chiese di dargli una mano per l’organizzazione visto che entrambi abbiamo esperienza del mondo della comunicazione. Aveva già in mano tutti i nomi, i numeri di telefono e le mail. L’ho aiutato ben volentieri e non vedevo l’ora che quel giorno arrivasse. Il 30 aprile scorso ci siamo dati appuntamento davanti all’istituto dove ci ha ricevuto l’attuale dirigente. Ai tempi nostri si chiamava preside e che preside. (il suo nome Bruno Zacchilli, un vero signore in tutti i sensi). Dopo un breve scambio di opinioni in aula magna e la visita al museo, tutti in macchina per andare a pranzo.

Dimenticavo che nel piccolo piazzale davanti al portone principale (tale e quale) della scuola, c’è stato il primo impatto. A me e all’altro sambenedettese Franco Capriotti (Chalet bacio dell’Onda) ci hanno riconosciuti subito per il semplice fatto che entravamo in classe in insieme e quasi sempre in ritardo: ci hanno, infatti, ricevuti con lo stesso coro che, senza vederci, urlavano dall’interno dell’aula quando bussavamo alla porta già chiusa: “Capriotti e Perotti avanti…“. La scusante (per noi) era che venivamo ogni mattina con il treno da San Benedetto. Chiaramente ne approfittavamo.

Chi sei, andavamo a scuola insieme?“, la frase più ricorrente prima del saluto con un abbraccio. Di Roberto Vecchi, più birichino di quanto aveva 16 anni, l’approccio più  “curioso”: “Perotti, l’idolo delle femmine. Chissà a che numero passi…“, mi disse battendomi la spalla con fare indagatorio. Una vera sorpresa per me perché ero sì un bel ragazzo ma ‘marpione’ o ‘sciupafemmine’ assolutamente no, anzi ero molto timido e facile al rossore. Evidentemente nel suo inconscio mi ricordava così. Altri mi ricordavamo come bravo calciatore perché giocai nella squadra dei Chimici che vinse il torneo nella finale allo stadio Recchioni battendo gli “elettricisti”, era il 4 giugno 1966. Ma anche come tifosissimo della mia Samb.

Invito i miei ex compagni ad aggiungere le loro impressioni. Magari come commento a margine di questo articolo.

Lasciato Fermo ci siamo diretti verso Grottammare. Roberto Signorini aveva delegato il sottoscritto per la scelta del ristorante. Li portai allo chalet Koojnor. Una scelta giusta che sfociò in un applauso generale ai titolari del locale, dopo un pranzo di pesce difficile da dimenticare.

Come sempre a tavola ero tra Ernesto Secchiaroli di Fano e Giorgio Baldini ex maratoneta di Ancona che oggi vive a Cerveteri ed ha un figlio musicista di successo. C’era per la prima volta Giorgio Sbaraglia, pensionato con un figlio fidanzato a San Benedetto, non lo vedevo da 50 anni. Sempre assenti come lui: Luigi Bugiolacchi, Vittorio Piangerelli, Giampiero Pistilli di Porto San Giorgio, che spero di rivedere in un prossimo futuro.

Ai defunti Alberto Vivani, Sergio Burattini di Ancona, Giuseppe Cristanziani di Castignano, Giancarlo Filippi di Umbertide, Mario Saina, si era purtroppo aggiunto 15 giorni prima Giovanni Mandolesi, l’unico fermano della nostra classe. Un minuto di silenzio ha accompagnato il loro ricordo. Subito dopo la benedizione di Don Franco Monterubbianesi, il fondatore della Comunità di Capodarco e nostro insegnante di religione.

Sempre presenti Giovanni Daniele, Gino Gianfelice, Giovanni Aprile e Francesco Santamaria. Avevano raggiunto Fermo rispettivamente da San Salvo, Mafalda, Martinafranca e Manfredonia. Fedeli, e in coppia come sempre, Massimo Bottoni e Antonio Concetti di Piane di Falerone, i “Capriotti e Perotti” del fermano.

A proposito di me e Franco non poteva mancare il ricordo di un episodio sempre al centro dei nostri incontri: negli ultimi mesi di scuola l’istituto organizzò una visita allo zuccherificio di Montecosaro in provincia di Macerata. Il pullman partì regolarmente alle otto ma senza dì noi. Senza il sottoscritto e Franco Capriotti per capirci. Arrivammo davanti alla scuola alle 8.20 circa e iniziammo a lamentarci perché non ci avevano aspettati.

Abbastanza indignati (come se colpa non fosse stata la nostra) ci recammo in presidenza “Signor preside lo sapevano tutti che noi due arriviamo sempre in ritardo…” fu una delle frasi sciocche che ci vennero in mente in quel momento. Ciononostante, a sorpresa, quel grande uomo di Bruno Zacchilli chiamò il segretario e gli disse letteralmente: “Staccate l’auto dell’istituto e accompagnate questi due ragazzi a Montecosaro dove la loro classe sta per arrivare in pullman“.

Sgranammo gli occhi dalla meraviglia e non vedevamo l’ora di arrivare allo zuccherificio, immaginando l’invidia dei nostri compagni. Ricordo che scendemmo dall’auto davanti a tutta la classe che, guardandoci, rideva e rosicava. Io e Franco, petto in fuori, ci avvicinammo a loro dopo aver fatto un cenno all’autista del tipo: può ripartire e tornare a Fermo, non occorre che ci aspetti, torniamo con loro. L’unico nostro rammarico di quella gita lo abbiamo scoperto dopo 50 anni durante il pranzo: il solito Vecchi aveva la foto di gruppo fatta in quell’occasione, prima che noi arrivassimo.

Tra gli altri Giorgio Balducci di Viterba di Rimini (ci sapeva talmente fare con i professori che prendeva buoni voti senza sforzarsi molto), Alberto Cantarini di Porto Sant’Elpidio (il solito simpaticone che è cambiato meno di tutti), Franco Franca di Ancona (si è scoperto quel giorno che aveva scritto un libro un po’ osé che ha voluto leggerci quasi integralmente tra i commenti figurati di Roberto Vecchi), Edgardo Catalani (compìto e preciso come sempre), Franco Galassi (sempre molto serio e anche lui tale e quale) entrambi di Falconara, Roberto Ricciotti di Camerano (riservato e pacato… come se avesse quasi settant’anni!).

Ai saluti finali ci siamo dati appuntamento al 2018. Si dice sempre così ma poi. Io e Giorgio Baldini ci siamo detti che sarebbe bello e che ci proveremo… prima che sia troppo tardi. Doveva venire l’altro nostro professore vivente, Roberto Diomedi, ma proprio in quei giorni andò in Russia per una gita già programmata.
Le foto sono quasi tutte di Roberto Vecchi.

PS A fine cena Massimo Bottoni (Riprese di Roberto vecchi) ha consegnato a tutti un ‘super diploma honoris causa’ con la scritta “per la grinta, la tenacia, la laboriosità e la sensibilità dimostrate in questo lungo percorso di vita vissuta all’insegna di quell’amicizia e di quegli insegnamenti che l’esperienza maturata a Fermo ha cementato in maniera indelebile“.

Testimonianze

ROBERTO SIGNORINI: “Cochi e Renato avrebbero detto: bene, bravo, 7+  E tante grazie per questo ricordo strappa core di una giornata davvero indimenticabile. Ciao Nazzareno e buona domenica”

ROBERTO RICCIOTTI: “Caro Nazzareno, ho letto più volte il tuo articolo e devo dire che sei un vero professionista. Il commento che posso fare alla giornata del 30 aprile u.s. è che necessita quanto prima una ripetizione per digerire l’intensità delle emozioni provate. Le parole sono improprie per esprimere la gratitudine nei confronti tuoi e di Signorini per aver reso possibile l’incontro. A casa  ne ho parlato per più giorni con le mie figlie e i miei nipoti mostrando loro anche le fotografie d’epoca e il super diploma; tutti hanno molto apprezzato. Vi ringrazio veramente tanto. Spero di poterci rivedere quanto prima. Ti saluto affettuosamente e ti auguro tanta buona fortuna per tutto”

GIORGIO BALDUCCI: “Grazie  per il tuo impegno e per i tuoi ricordi”

 

 

GIORGIO BALDINI: Per introdurre il mio contributo alla nostra ricorrenza, che simpaticamente abbiamo etichettato con “nozze d’oro” ovvero i nostri primi cinquant’anni dall’appena trascorso a.s. 1965/66, non posso che dare la precedenza alla lettera del nostro insegnante di religione che, un ragazzo di quasi 85 anni (30 maggio 1931) Don Franco Monterubbianesi, ci ha inviato il 13 maggio u.s. Se l’avessimo sottoposta alla lettura di un qualunque cittadino pensate potesse immaginare la cordialità, la freschezza e la dolorosa attualità uscita da una penna e una mente così “lucida” di un uomo di culto in prossimità dei 90 anni?! Un grazie affettuoso Don Franco che tra l’altro ho avuto l’onore di siedere accanto durante la colazione!! Aiutiamolo TUTTI con il 5%1000. Un abbraccio Don!!!

Per proseguire mi sollecita affettuosamente l’impostazione data dal ns. carissimo Zarè, a mò quasi di un copia/incolla.

Il primo aneddoto che mi sovviene era quello, oltre al citato “dopo 5 anni inFermo sono perito” quello della nostra Prof.ssa Cardinali: “la V Chimici F è una classe come la legione straniera. Classe in effetti costituita, tranne Giovanni Mandolesi, dolorosamente scomparso proprio a ridosso di questa nostra festa, da tutti alunni provenienti dai dintorni di Fermo, dell’ascolano e dalla maggior parte dell’Italia. Sensibilmente va il ricordo anche agli altri compagni già scomparsi negli incontri precedenti quasi come un gioco crudele di carte che via via vengono eliminate: Sergio Burattini, Giuseppe Cristanziani, Giancarlo Filippi, Mario Saina, Alberto Vivani.

Una classe speciale? Sì perché, grazie all’intraprendenza di Roberto Signorini, già manifestata nelle ricorrenze del 25° e del 40°, alla disponibilità di Nazzareno Perotti, già da alcuni lustri alla direzione della testata Riviera Oggi del litorale sanbenedettese, all’efficiente organizzazione della Fondazione: Allievi per poco, ex-Allievi per sempre e dai contatti personali che nel tempo hanno trovato occasioni per risentirsi, ci mettiamo anche la tecnologia dei telefonini, dell’incrocio delle e-mail e degli SMS con foto che ci aggiornavano il passare degli anni e un po’ di neve crescente sui capelli, ci hanno permesso di rimanere così lontani così vicini! Roberto una brillante carriera nell’attività amministrativa e della carta stampata del Comune di Ancona, così come ad alti livelli anche per Zarè, brillante calciatore, negli anni riuscito ad espletare anche la professione di tecnico chimico nella pubblica amministrazione di San Benedetto.

La visita ai nostri laboratori del tempo ci ha fatto comprendere come fossero passati di fatto 50 anni, nel senso che un intero palazzo dalla sezione chimici inaugurato nell’anno del nostro diploma tecnico (oggi maturità tecnica), non esistesse più e le 6 sezioni di chimica all’ultimo anno fossero ridotte a meno della metà. La visita a quelle che erano officine all’avanguardia, in realtà fossero ridotte ad un museo neanche troppo dettagliato.

Il primo impatto al momento della foto di gruppo, di fronte all’ingresso principale della sede storica, in un baleno ci rinfrancò dallo spiacevole sussurrarsi alle orecchie ad ogni convenuto: “ma quello chi è” con le risatine di rito. Ricorrente a mò di vecchie battute del tempo: “ma Perotti e Capriotti? Come al solito saranno in ritardo e già dal vice Preside Prof. Borsoni o il Prof. Seta per la “solita” giustificazione!

Nella rinfrancante memoria inviataci da Nazzareno compaiono le due foto “storiche” e forse uniche in cui siamo in tenuta ginnica per una partita di calcio “jo Tenna” da cui la famosa frase: amo a oca a pallò jo tenna. Poi in effetti si trattava di un campetto adiacente al fiume Ete dove probabilmente sarebbe poi sorto un noto calzaturificio a Casette d’Ete. Di qui una battuta frequente, giusto una tuta con su scritto FIAMMA la mia società di Ancona in cui militavo come marciatore tesserato FIDAL (Federazione Italiana di Atletica Leggera): “ma non fai più la marcia?”. Giusta la citazione perché allo Stadio Recchioni, in quel 1966 registravo il mio record personale nella 10Km con il tempo di 92’30” allora record regionale juniores.

Nel trasferimento a Grottammare in un eccellente ristorante ero seduto a tavola tra Nazzareno e Don Franco, giusto tra una portata e l’altra, sono lusingato dalla citazione di Nazzareno per il riferimento a mio figlio Rossano “musicista di successo”! Sì in effetti alcuni sanno già della sua intensa attività di pianista stabile nell’Ensemble di Nicola Piovani con una serie di concerti in tutta Italia, con: La musica è Pericolosa. Chi ne desiderasse sapere di più può seguire il link www.rossanobaldini.com

Con l’occasione vorrei ricordare con affetto e ammirazione il mio quasi omonimo –UCCI che in quegli anni dilettava alcuni di noi con la sua meravigliosa fisarmonica “live” suonando la fantasia La danza delle Ore di Amilcare Ponchielli: https://www.google.it/imgres?imgurl=http%3A%2F%2Fwww.neuma9.com%2FChitarra%2F0165-Danza-delleOre.jpg&imgrefurl=http%3A%2F%2Fwww.neuma9.com%2FChitarra%2FBIBLIOTECA_CHITARRA.htm&docid=sy0E8rM0dudzDM&tbnid=QeeLZ5Iy3k6H_M%3A&w=400&h=175&bih=685&biw=1280&ved=0ahUKEwj9qZDd4PPMAhUF7RQKHcVFDm0QMwggKAMwAw&iact=mrc&uact=8

coprendo la tastiera della mano destra con un fazzoletto! Semplicemente magico Giorgio Balducci (basti ricordare la custodia o case nella foto allegata quando andammo alla visita tecnica presso lo zuccherificio di Montecosaro, oggi completamente demolito).

Giusto accanto a Nazzareno il chimico di successo (contitolare di un laboratorio di chimica Ambientale in quel di Fano) Ernesto Secchiaroli che il mio omonimo sempre –UCCI chiamava simpaticamente Esterno (non tanto come anagramma di Ernesto ma come il famoso libro di Oscar Wilde: L’importanza di chiamarsi Esterno. E già che siamo nello scherzo e nel faceto, dove certamente Giorgio era il più “prolifico”, desidero ricordare una battuta rivolta a Franco Malagugini (assente per problemi personali) anconetano con un papà carpentiere di notevole levatura nel costruire natanti nella darsena del Lazzaretto al Mandracchio di Ancona: “Ora cantiamo le canzoni della mala, un due tre, un due tre, canta Coppa…..un due tre un due tre”. Non ricordo bene ma Franco forse non amava molto questa canzonatura.

Visto che siamo in tema di Giorgi era presente, finalmente, anche il terzo Giorgio Sbaraglia, trovato in splendida forma di cui avevo avuto qualche contatto via FB e mi diceva che spesso si trovava in Croazia, dove poi ha raccontato che lì si è sposato.

Dopo i tre Giorgio completo con i tre Roberto: Ricciotti e Vecchi. Wowww qui andiamo in un crescendo rossiniano: chi non ricorda quando, da quel dei Cappuccini, dove in casa Follenti vivevamo in otto, ed uno solo verso il tramonto, alla chetichella, spariva ed andava a: “comprare caramelle?” Il primo dei due e così “mise su casa presto”! Il secondo invece da quel di Corridonia, “monello era e tale è rimasto!” Perché? Durante il pranzo ne ha combinate di tutti i colori (meno male che era impegnato a fare il paparazzo!): data la sua esperienza lavorativa, certamente di pregio, nella SNAM società italiana più importante nella ricerca, progettualità e applicazioni industriali del petrolio (chapeau!) ha continuamente, “con armi di distrazione di massa” fatto andare di traverso tutti gli eccellenti piatti a base di pesce con: “state ingozzandovi di Mercurio, Piombo Cadmio e tutta la tavola periodica Mendeleev: https://www.google.it/imgres?imgurl=http%3A%2F%2Fwww.ptable.com%2FImages%2Ftavola%2520periodica.png&imgrefurl=http%3A%2F%2Fwww.ptable.com%2F%3Flang%3Dit&docid=tIEjGzcdymhr7M&tbnid=eBaWFYdZBnBuKM%3A&w=1502&h=1100&bih=685&biw=1280&ved=0ahUKEwjI0uWI6fPMAhWHVhQKHSstCjsQMwgeKAEwAQ&iact=mrc&uact=8

Poi chissà se lo spirito sarà stato alleviato da altro spirito come quello dell’ottimo Falerio servito a tavola a “volontà” Indubbiamente un grande Roberto che come sollecitato più volte: “rivediamoci presto”!

Detto dei Giorgio, detto dei Roberto, non vogliamo parlare dei Giovanni? Già, ricordando ancora sentitamente il Giovanni di Fermo che ci ha lasciato annoveriamo Giovanni Daniele (si perché Daniele è il cognome) da San Salvo che simpaticamente, all’incontro dei 25 anni con una delle due foto in b/n, ,già lievemente imbiancato si disse: “ma chi è Enzo Biagi?” E poi Giovanni Aprile da Martina Franca https://www.google.it/imgres?imgurl=https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/5d/Puglia_MartinaFranca1_tango7174.jpg/220px-Puglia_MartinaFranca1_tango7174.jpg&imgrefurl=https://it.wikipedia.org/wiki/Martina_Franca&h=214&w=220&tbnid=oHx5B8WFt9aqKM:&tbnh=160&tbnw=164&docid=Y12GCuV0wKHBgM&itg=1&usg=__HpBTGjrMMFaMyENvhuVMUvEb4uQ

, che io chiamo sempre Giova e non Giovà (non mi piace accentato e mi ricorda il nome di mio padre). Grazie a WhatApp siamo sempre in contatto e vista la sua lunga esperienza lavorativa in quel di Taranto, ormai tristemente nota per l’ILVA (purtroppo non quella dell’amaretto di Saronno), vorrei sottolineare come la sua terra “generosa” pugliese, di cui io condivido la famiglia della mia consorte, un po’ più a Nord nel foggiano, è ricchissima di storia come i meravigliosi trulli, il barocco salentino, il negro amaro (uno dei vini rossi al top in Italia) e perché no i Negramaro http://www.optimaitalia.com/blog/2016/05/23/wind-music-awards-2016-assicurato-per-i-negramaro-la-band-di-giuliano-sangiorgi-sul-palco-dellarena-di-verona/284105

Dalla stessa parte della tavola erano insieme anche Gino Gianfelice da Mafalda, il supertecnico/matematico che ci ha fatto vedere i suoi successi nella compilazione di sistemi al “vecchio” Totocalcio con tanto di recensioni sulla stampa specializzata. Il mio ultimo incontro era rimasto intorno agli anni ’90 quando ancora in servizio presso le FS in Roma in una delle campagne della manifestazione Treno Verde venne a Termoli e poi accompagnato a conoscere la sua famiglia ed una visita a casa di Giovanni Daniele. Gino avresti avuto successo anche in altre discipline come nel campo umanistico e letterario!

Francesco Santamaria da quel di Manfredonia dove è famoso il mercato del pesce per cui a casa dei familiari di mia moglie a Cerignola corrono tutti nel pomeriggio del giovedì a comprare il pesce fresco e saporito di Manfredonia appunto: ‘a ‘ste ù pesc fresc de Manfredonia? ‘ste ‘ste!! Scusa Franz per il dialetto ma non essendo di zona…..! Io sono andato a cercare al Sud e tu mi sembra che sei salito a Civitanova Ciitanò anche tu per acquisizioni familiari.

E dopo i citati Perotti e Capriotti (a Roma direbbero segaioli di professione, non nel senso di quelle robe lì ma nel “salare” a scuola) non poteva mancare l’altra “famigerata” coppia Massimo Bottoni e Antonio detto Tonino Concetti

Già dalle Piane di Falerone non è che fossero da meno in quanto a ritardi o assenze, intanto la colpa era addebitabile sempre ai pullman in ritardo! Non ho avuto modo di parlare molto con Massimo però simpaticamente mi ricordo, a proposito di WhatApp quando mi ha mostrato la foto postata durante un lungo ricovero ospedaliero, mentre ora ho una capigliatura “decente” quasi a caschetto bella bianca: “ma che ti sei messo il parrucchino?!” Una buona osservazione ma per fortuna, chi porta il parrucchino “colorato e non dichiarato” per ora è solo il “sultano di Arcore” magari disegnato con peli di ….. e colorati a pennarello!

Di Antonio invece sapevo da tempo della sua brillante carriera accademica in quel di Camerino, dove anch’io sarei dovuto andare, ma poi per comodità di viaggio scelsi Bologna. Ho avuto una breve esperienza di tre anni come contrattista alla facoltà di Ingegneria di Ancona presso la cattedra di Scienza dei Materiali. Bravo Tonino, però spero che ora “convolerai felicemente” alla pensione!

Di Alberto Cantarini da Porto S. Elpidio ricordo forse uno/due contatti quando anch’io a mò di Roberto Signorini cercavo di trovare tutti i compagni di scuola e di università tramite FB e l’elenco più o meno completo che ora abbiamo tutti. Non c’è stato il tempo di scambiare qualche parola in più.

Che dire del più estemporaneo e “ologorroico” Franco Franca, che a mò di letterina di Natale (dovevamo farlo salire su una sedia) ha sollazzato ed “erotizzato” tutti i convenuti, credo camerieri compresi, con il suo romanzo psico-sexy-erotico, che forse in privée avrebbe potuto “rimediare” o rimorchiare! A me è spiaciuto un po’ aver perduto molto della sua “esposizione” in quanto una corsa urgente alla toilette mi ha distolto con altri pensieri “interni”! Un aneddoto su Franco (Franca naturalmente è sempre il cognome), dato il clima “godereccio” di questa bellissima giornata trascorsa insieme anche nel viaggio in auto da Ancona e ritorno con Roberto Signorini, mi corre l’obbligo di espletare. Chi non lo sa lo sa ora Franco ha avuto una disavventura “accademica” per un esame di Chimica Analitica che, ironia della sorte, colpì anche me: certo Prof. Riccardo Muzzarelli (non l’ho scritto in grassetto perché non merita). Terremoto in corso ad Ancona avevo appena finito gli esami ed ero in attesa di discutere la tesi. Detto Prof. che all’epoca insegnava Chimica generale al corso di Medicina e Chirurgia di Ancona accettò di farmi da Relatore alla stesura della tesi con diversi mesi di laboratorio proprio nella sede di allora a Posatora (attualmente tutta la facoltà da anni è stabile agli Ospedali Riuniti di Torrette di Ancona). Il 28 febbraio 1973 giorno della discussione della tesi, che al massimo poteva produrre un margine di 8-10 punti perché sperimentale, tanto disse e tanto fece che mi contrastò nell’esposizione quasi fosse il correlatore che invece mi aiutò abbastanza. Di fatto portai a casa appena 5 punti con notevole ribasso nel voto finale. Dopo il danno la beffa: pubblicò la mia tesi sulle proprietà chelanti di una resina vegetale non mettendo il mio nome ma quello della moglie Maria che nulla aveva a che vedere con la chimica. Poi sia io che Franco, fortunatamente, avemmo una buona carriera: io nelle FS come Ispettore e lui coadiutore o meglio aiuto nel laboratorio di Analisi Cliniche dell’INRCA di Ancona non ricordo bene.

In coda, seguendo sempre la traccia di Nazzareno, ma non certamente ultimi: Edgardo Catalani dal Cassero di Falconara e Giuseppe Galassi detto Peppino sempre da Falconara (ops Marittima perché c’è una Falconara albanese nelle alture calabresi in provincia di Cosenza). Edgardo ebbi l’occasione di incontrarlo nella facoltà di Ingegneria nel breve periodo su citato, poi però non ci furono altre occasioni che non questa. Speriamo al prossimo incontro di “ciacolar ‘n poghetto” detto alla veneta. Con Peppino sempre molto serio, riflessivo di poche parole, abbiamo avuto qualche contatto telefonico e ricordo di averlo sollecitato ad attrezzarsi un po’ computer e telefonino per migliorare i contatti. Speriamo al prossimo incontro di raccontarci un po’ di più.

In chiusura, scusandomi già con chi avrà pazienza e curiosità di leggermi, attendo con “avidità” anch’io delle repliche andando tutti a scavare nei vostri ricordi. Come correttamente ha iniziato nell’incipit Nazzareno, non abbiamo mai citato l’odiosa frase: “ai nostri tempi” come nella Città Vecchia:: “…una gamba qua una gamba là, gonfi di vino quattro pensionati mezzo avvelenati al tavolino, loro cercan là la felicità dentro un bicchiere per dimenticar d’esser stati presi per il sedere…..(F. De André)

Vorrei salutare ancora quel ragazzo della quarta età che, per quanto non sia io molto praticante, ci sia sempre da guida come nella sua emozionante lettera e un pensiero da parte nostra a chi veramente merita. Spero di non aver dimenticato nessuno.

Cerveteri 25 maggio 2016 notte fonda

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