GROTTAMMARE – Un romanzo mancato, tra rimpianto e speranza, su una nazione mancata (indovinate quale).

Potrebbe essere definito così l’ultimo lavoro letterario del noto scrittore e giornalista Maurizio Maggiani. Pubblicato a settembre 2015, Il Romanzo della Nazione gli è valso nello stesso anno, l’ambito Premio Elsa Morante per la Narrativa, presieduto da Dacia Maraini.

L’autore lo presenterà per la prima volta a Grottammare sabato 14 maggio alle 18 presso il Teatro dell’Arancio. Si chiuderà così in bellezza l’Atelier di primavera, seconda edizione della rassegna curata da Lucilio Santoni, che per 4 serate ha trasformato il vecchio incasato nel salotto culturale della città.

Il titolo dell’opera potrebbe far pensare ad un romanzo storico, ma si tratta di una vicenda personale che porta Maurizio (l’io narrante è così prossimo all’autore da averne il nome) a rivivere i rapporti familiari all’indomani della scomparsa del padre, malato di alzheimer.

La scrittura si fa lente per osservare all’indietro le tante vite in gioco: quella di un semplice operaio elettricista, di sua moglie responsabilmente anaffettiva, di avi e discendenti. In primis proprio di quel figlio scrittore che ambiva a scrivere il romanzo della sua nazione ma, senza più i racconti del padre, non trova la forza né il materiale per farlo.

In primo piano troviamo così le storie più semplici e vive di personaggi umili e laboriosi, concreti e sognanti, tutti insospettabilmente alle prese con una qualche utopia.

A fare da sfondo si erge la grande Storia: quella della seconda guerra mondiale, ma anche del dopoguerra, dei sindacati, di Cavour e Mazzini, che con le loro idee e strategie hanno contribuito a far nascere la Nazione.

Classe ’51, il pluripremiato Maggiani ancora una volta non delude, allestendo una languida e poderosa narrazione in cui la grande protagonista è la Memoria.

“Nella mia vita ho scritto e pubblicato una decina di storie romanzesche e un migliaio di articoli, qualcosa che assomiglia a una carriera – dichiara lo scrittore – Comunque, vivo di quello, onorevolmente e con orgoglio mantengo la mia famiglia con il sudore delle mia dita e il patimento dei miei occhi. Come per tutto il resto che di buono mi è capitato nella vita, ed è stato molto, ne sono debitore alle fortunate coincidenze, all’amicizia di uomini e donne generosi, alle strade che cammino e agli incontri che mi regalano”.

“Ah, adesso che mi viene in mente, ho fatto anche il conduttore televisivo, qualcosa come un centinaio di puntate di La Storia siamo Noi, nel ’99 se ricordo bene, e in quella occasione ho imparato molto di quello che mi piace e non mi piace fare. So che non mi piace lavorare più del necessario, e non mi piace neppure guadagnare più di quello che mi serve. E questo mi mantiene ancora in forma, nonostante sia un vecchio zoppo ormai ipovedente. L’anno passato ho ereditato l’orologio Omega di mio padre Dinetto e mi capita di far caso al suo tic tic tic. È un suono armonioso e rassicurante, il suono di una cosa fatta a regola d’arte, il suono che mi piacerebbe fosse quello della mia vita”.

Armonioso e quasi un sottofondo musicale, è proprio il lessico familiare che punteggia la trama di questo romanzo “di un anarchico”, che in quasi 300 pagine intense e commoventi, restituisce al lettore atmosfere, tradizioni, luoghi e ideali repubblicani.

“Ho pensato che fosse l’unico lusso che avrei potuto permettermi per tutta la vita: l’orgoglio di sentirmi un libertariospiega – E di esserlo per quello che sono capace: nel retto esercizio del libero pensiero. Nato in una terra, la provincia Apua, dove l’Anarchia è un tratto genetico, temperamentale, prima ancora che un’idea politica, sono cresciuto attraversando il ’68, gli anni Settanta e le restanti epoche fino ad oggi, sentendo fortemente l’appartenenza a quel modo del pensiero e a quello stile di vita. Non ho mai aderito a un’ideologia anarchica per la semplice ragione che l’Anarchia non è riconducibile a una sistemazione ideologica: è un pensiero che non si può normalizzare“.

“Quando da ragazzo ho chiesto ai vecchi anarchici del mio paese cosa fosse l’Anarchia, mi è stato risposto: l’Anarchia non si può dire. Lì per lì la cosa non mi ha soddisfatto per niente, avevo bisogno di certezze allora, avevo necessità di semplificare: ero un cucciolo desideroso di agire. Col tempo ho capito: l’idea anarchica è irriducibile e a volte ineffabile, e in qualche modo assomiglia a ciò che apparentemente le sta più distante, a Dio. A Javeh, al Dio inconoscibile e innominabile dei Giudei, dei Cristiani e dei Mussulmani. Del resto l’Anarchia al pari di Iddio ha un’unica, irrisolta, domanda da fare agli uomini: siete capaci di farvi nuovi, abbastanza diversi da ciò che siete per assolvere finalmente al mandato di responsabilità, di regalità, sulla vostra vita e sulla vita dell’universo intero? Umanità redenta per i cristiani, umanità nova, per gli anarchici”.

“Questo è quello che so io dell’Anarchia, questa è la mia anarchia. E se qualcuno dovesse dirmi che così non va bene, non potrà essere un anarchico a dirmelo: ucciderebbe il principio del libero esercizio del pensiero. Se c’è una ragione alla diversità insanabile e istintiva fino all’odio mortale – che separa le ideologie capitaliste e comuniste che hanno dominato il mondo dal pensiero anarchico, che non ha mai dominato niente -, sta proprio in questa libertà spirituale; una libertà radicale che non può essere tollerata da nessun potere che si senta in diritto di possedere la verità per conto di tutti”.

E oggi nella mitica contea di Maggiani ci siamo tutti, a misurare quanto siamo stati o meno “fondatori di nazioni”.

“Come facessero non lo so – conclude l’autore – ma era tutta gente che sognava mentre lavorava, e quello che avrebbero fatto con il loro lavoro era la loro utopia”.

Neanche l’Italia sa come abbiamo fatto, nel giro di qualche decennio, a distruggerla e dividerla così. Per non parlare di quanto sia cambiata l’utopia, visto che oggi sì sognamo, ma anche e soprattutto di Lavorare.

Nonostante tutto una poche cose rimaste che, da nord a sud, tiene ancora unita la nazione.

La prossima favola che ci racconteranno, sappiamo già come inizia.

 

Presentazione – Prima parte: https://www.youtube.com/watch?v=OVycPduqujk
Info: http://www.mauriziomaggiani.it/

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