GROTTAMMARE – In una società dalle forti accelerazioni temporali come l’odierna, dove un mero ritardo viene considerato quasi una minaccia nella vita del singolo e alla funzionalità del sistema, solo un poeta potrebbe trovare l’ispirazione ed approfittare del guasto di un treno per scrivere una poesia, e dedicata al posto meraviglioso dove l’imprevisto è capitato.

Un episodio realmente accaduto nel 1990, quando un treno “fatale” che procedeva lungo la linea Adriatica ruppe il locomotore. A bordo però, mescolato tra i passeggeri, c’era anche il poeta Lawrence Ferlinghetti, che nell’attesa scrisse la bellissima poesia “Grottamare”.

Fu allora che si incrociarono per la prima volta le strade della Città e del leggendario profeta italo-americano (suo padre era di origine bresciana). Classe ’19, è oggi l’ultimo ancora vivente della mitica “beat generation”.

Torneranno a farlo ancora sabato 7 maggio alle 18 presso il Teatro dell’Arancio nel corso del 3° appuntamento di Atelier di Primavera, rassegna curata da Lucilio Santoni, che stavolta si propone di ricordare il poeta e quel curioso episodio.

Per l’importante occasione sarà presente Giada Diano, autrice di Io sono come Omero. Vita di Lawrence Ferlinghetti, la sola biografia autorizzata, pubblicata nel 2008.

La giovane ricercatrice calabrese fu folgorata a soli 15 anni dalla “poesia militante” di Ferlinghetti, quando lesse per la prima volta “The World is a Beautiful Place”/”Il Mondo è un Posto Bellissimo”, contenuta nel suo primo libro del 1955, Quaderni di un mondo scomparso.

Da lì iniziò ad appassionarsi sempre più ed è facile identificarsi con lei se pensiamo che un bel giorno, mentre lavorava alla tesi di laurea sulla “beat generation” e le sue poesie, decise di contattarlo personalmente, senza però sperare di ricevere una risposta.

Che invece non tardò ad arrivare, contribuendo a segnare in maniera ineluttabile la sua vita: all’improvviso eccola così partire piena di timore ed entusiasmo da Reggio Calabria alla volta di San Francisco, dove avrebbe lavorato come traduttrice per la City Lights, casa editrice fondata dal poeta nel 1953.

Da quel momento si instaurò un intenso rapporto fatto di incontri, interviste e scambi di opinioni, confluite oggi in un libro che testimonia una vita esemplare, ma anche la sua dedizione verso un grande poeta e amico.

In 212 pagine dense di significato e passione, convergono racconti, impressioni e testimonianze raccolte dallo stesso Ferlinghetti, spesso durante i suoi viaggi europei nel corso del XX secolo, appuntati in decine e decine di diari, poi affidati alla Diano.

Qui le vicende significative e spesso dolorose che hanno segnato il ‘900, come lo sbarco in Normandia e il bombardamento atomico, si legano ed accompagnano ad esperienze personali, fino ad arrivare all’ultimo capitolo, dedicato ad un viaggio dei due in Italia nel 2007, per il poeta l’ennesimo nel nostro Paese.

“Non è una ‘semplice’ biografia – conferma Santoni, curatore della rassegna – ma un vero e proprio romanzo, dallo stile intenso e fluido, che coinvolge attraverso una vita piena di storie. Il percorso della scrittrice si intreccia e scopre quello del ‘giovane vecchio’ Lawrence”.

Un incontro di alto livello che renderà la Cultura di nuovo protagonista nel vecchio incasato. Santoni non è nuovo a queste iniziative, dosate, mirate e curate nei minimi dettagli. Infatti insieme all’Associazione L’Onagro, di cui è presidente, da 20 anni promuove la cultura umanistica a 360°, spaziando dalla letteratura al teatro al cinema e a molto altro.

“Bisognerebbe fare poche cose ma buone, riscoprendo lentezza e accuratezza – precisa – Anche nella scorsa edizione dell’Atelier, non abbiamo puntato sulla quantità ma sulla qualità, curando tutti gli aspetti: dalla cartolina di presentazione ad un opuscolo finale che ha raccolto l’esperienza. Non dobbiamo poi dimenticare che gli ospiti che invitiamo non sono turisti qualsiasi, ma anche ‘strategici’, di cui dobbiamo avere particolare cura. Essendo protagonisti del mondo culturale, viaggiano in lungo e in largo, e restando legati a Grottammare, contribuiscono a promuoverla e a farla conoscere nel mondo. Penso per esempio a Giorgio Colangeli: lo invitammo per la prima volta 3 anni fa, poi è tornato con piacere altre 2, e lo farà ancora prossimamente – forse già entro l’anno – per dare un seguito al suo spettacolo sulla Divina Commedia dantesca, portando in scena il Purgatorio. Anche Ferlighetti spera presto di tornare qui, ma chissà se riusciremo a vederlo nei prossimi mesi, per via di alcuni problemi di salute”.

All’Atelier hanno contribuito l’amministrazione comunale e l’Associazione Paese Alto.

“Qui a Grottammare collaboro da oltre 15 anni – prosegue Santoni – non posso che dirne bene, visto che ci sono sempre ascolto e precisione. La parola data viene sempre mantenuta – cosa non scontata altrove – e anche il pubblico risponde positivamente. Gli eventi vengono organizzati con criterio e soprattutto senza forzature. Non ce li inventiamo dall’oggi al domani, senza badare al contesto in cui si inseriscono, piuttosto lavoriamo sulle ‘ferite aperte’. Anche con Ferlinghetti è andata così: l’evento non è piovuto dal cielo, perché sarebbe stato replicabile in qualsiasi posto. C’era invece quella ‘ferita aperta’ legata ad un episodio del 1990 che lo aveva portato casualmente qui, per poi far sì che dedicasse una bellissima poesia alla città e che nel tempo si legasse ad essa. In Italia e anche a Grottammare è venuto per far luce sulle sue origini. Lui stesso diceva: Io sono come Omero, intendo come Omero il mio cane, sempre alla ricerca delle sue radici. Di qui il titolo della biografia, che inizialmente potrebbe far pensare al poeta dell’Odissea, e non certo con sorpresa ad un cane. Ma la poesia è in grado di fare anche questi prodigi. Bisogna scavare”.

Anche noi adesso siamo come Omero: nell’attesa impaziente di qualcuno, che non arriva.

Per fortuna partiamo avvantaggiati, visto che Grottammare è un posto bellissimo e volendo, non sarà un problema in tutta la penisola, ripetere l’episodio del treno guasto.

Qui non è cambiato molto dagli anni ’90, caro Lawrence.

Non farci aspettare troppo. Lo sai anche tu, che per questo, abbiamo già Trenitalia.

 

Il mondo è un posto bellissimo

Il mondo è un posto bellissimo
in cui nascere
se non fate caso alla felicità
che non è sempre
tutto questo spasso
se non fate caso a un pizzico di inferno
di tanto in tanto
proprio quando va tutto bene
perché persino in paradiso
non cantano
in continuazione.

Il mondo è un posto bellissimo
in cui nascere
se non fate caso a un po’ di gente che muore
in continuazione
o magari è solo affamata
per un po’ di tempo
che non è affatto male
se non si tratta di voi.

Oh il mondo è un posto bellissimo
in cui nascere
se non fate troppo caso
a qualche cervello morto
su ai posti di comando
o a una bomba o due
di tanto in tanto
contro le vostre facce voltate
o ad altre simili indecenze
di cui è preda
la nostra società di Gran Marca
con i suoi uomini distinti
e i suoi uomini estinti
e i suoi preti
e gli altri poliziotti
e le sue varie segregazioni
e le investigazioni del Congresso
o le altre costipazioni
di cui la nostra carne imbecille
è erede

Sì il mondo è il posto migliore di tutti
per un sacco di cose come
fare una scena divertente
e fare una scena d’amore
e fare una scena triste
e cantare canzoni triviali e avere ispirazioni
e andare a spasso
osservando ogni cosa
e annusare i fiori
e toccare il culo alle statue
e persino pensare
e baciare la gente e
fare bambini e indossare pantaloni
e sventolare cappelli e
ballare
e andare a nuotare nei fiumi
durante i picnic
in piena estate
e in generale semplicemente
“spassarsela”


ma poi proprio nel bel mezzo di tutto
arriva sorridente
il becchino.

Lawrence Ferlinghetti

(Poesia pubblicata in Quaderni del mondo scomparso, 1955. Traduzione di Giada Diano.)

 

Associazione L’Onagro: https://www.facebook.com/PensareAltro/?fref=ts
Giorgio Colangeli legge “Grottamare”: https://www.youtube.com/watch?v=63b1zqammuE

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