SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Paolo Perazzoli, Pasqualino Piunti, Giorgio Fede, Giorgio De Vecchis e Massimiliano Castagna. Sono loro, finora, i candidati per la corsa a sindaco di San Benedetto. Ma l’elenco potrebbe ulteriormente arricchirsi a pochi giorni dalla consegna delle liste.

Restano infatti aperte le questioni relative ai destini di Sinistra Ecologia e Libertà e dei Repubblicani. I vendoliani sceglieranno il loro candidato lunedì sera, mentre il partito dell’edera si ritrova di fronte ad un bivio. “Se riusciremo a mettere in piedi una lista, andremo da soli – rivela Nicolò Bagalini – altrimenti faremo eleggere un consigliere comunale in lizza di nostro gradimento”.

Sul divorzio da Castagna, il Pri smentisce la ricostruzione fatta dal commercialista di Monte San Giusto. “Non c’è stato alcun problema sul simbolo, la delega non c’entra niente. Essendo membro del consiglio nazionale del partito – continua Bagalini – mi hanno chiesto la disponibilità di seguire la campagna a Roma e riflettere su un’eventuale candidatura in sostegno di Marchini. Se poi da segretario sambenedettese mi fossi alleato con la Lega, sarebbe stato ridicolo. Le cose sono cambiate con l appoggio di Berlusconi a Marchini aprendo così un nuovo futuro scenario politico. Tanto è vero che dopo aver ritirato il simbolo da Castagna siamo stati contattati dagli alleati di Piunti, ma la nostra risposta è stata no grazie per via della presenza di Fratelli d’Italia”.

Dalla parte opposta, esce allo scoperto la sinistra radicale, che conferma la nascità di “Sinistra per San Benedetto” in appoggio a Perazzoli. Tra i candidati spiccano Daniele Primavera, Emidio Girolami e Fabio Straccia.

“Accogliendo l’invito di Perazzoli – informa Daniele Primavera – era stato avviato un primo tentativo di accordo che, come i cittadini ricorderanno, non andò in porto. Attivammo quindi delle nuove consultazioni per intraprendere un percorso diverso. Non abbiamo però tardato a realizzare che la candidatura di Perazzoli, che negli ultimi anni aveva denunciato le criticità dell’amministrazione Gaspari con la stessa franchezza propria della sinistra radicale, aveva creato delle aspettative di discontinuità che un progetto alternativo non sarebbe riuscito a riprodurre. Prosciugato lo spazio politico alla sinistra del Pd, una presenza autonoma e solitaria di un gruppo di sinistra alternativa si sarebbe tramutata in una pura azione di bandiera. Non era e non è nostro interesse proporre una presenza simbolica; data quindi per impraticabile questa opzione, restavano soltanto due alternative”.

Prosegue l’ex consigliere comunale: “La prima ipotesi, quella di tentare una lista unica con l’istanza locale di Sel, non è stata avviata per insanabili divergenze politiche. Loro hanno deciso, del tutto legittimamente, di proporre la continuità del gasparismo aggregando attorno ai reduci di quella esperienza amministrativa. Noi invece siamo per un cambio netto di passo e di direzione. Era dunque naturale che ci avvicinassimo a chi, pur in presenza degli elementi contraddittori già rilevati, ha fatto della volontà di cambiamento il primo dei propri propositi. Abbiamo preso inoltre atto dalla stampa della corretta interpretazione che Perazzoli stesso ha dato della nostra possibile presenza, definita ‘anima critica’ della coalizione. Abbiamo infine apprezzato che il candidato sindaco abbia accettato il terreno del confronto politico chiedendo lealtà e non “fedeltà”. E’ questa una netta differenza col passato che, da sola, vale un’apertura di credito”.

Il matrimonio tra Perazzoli e comunisti fa insorgere Forza Italia, che si rivolge all’Udc: “Come fa a strizzare l’occhio agli estremisti di sinistra? – si domanda la delegazione giovanile – pur rispettando tutte le sensibilità e ideologie, riteniamo che la coalizione che a oggi sostiene Perazzoli possa garantire tutto fuorché la governabilità della città. Ci appelliamo alla sensibilità Cattolica e Moderata dei centristi poiché si possa intraprendere il percorso già avviato sulla capitale. Le giravolte per un assessorato sicuramente non pagheranno, l’elettorato è molto più intelligente di quanto credono i dirigenti dell’Udc sambenedettese”.

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