SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Prima l’abbandono del tavolo del centrodestra, poi la lite con Orgoglio Sambenedettese, ora il divorzio da Massimiliano Castagna. Quella dei Repubblicani è a tutti gli effetti una campagna elettorale in eterno movimento, tra matrimoni annunciati, fugaci viaggi di nozze e turbolenti addii a poche settimane di distanza.

A quattro giorni dalla presentazione delle liste, l’avventura politica del commercialista di Monte San Giusto è scossa da un nuovo terremoto. “Tutto è legato ad un problema di delega – afferma Castagna – quella fornita non era confacente. Erano assenti i principi di attribuzione del simbolo da parte del delegato nazionale”.

In altre parole, secondo il candidato sindaco la dichiarazione presentata dal Pri poteva essere soggetta a contestazioni, col rischio di andare incontro alla clamorosa esclusione della sua civica, che ospitava per l’appunto l’edera repubblicana.

Siamo rigorosi, abbiamo chiesto di riformulare l’autorizzazione, altrimenti non avremmo mostrato il simbolo. Non hanno accettato e siamo arrivati a questo epilogo. Ognuno può trarre le interpretazioni che crede, la questione è formale, non politica”.

I Repubblicani, dal canto loro, offrono una versione differente: “In linea e coerenza con gli amici Repubblicani-Liberaldemocratici romani, abbiamo sin da subito condiviso la politica di Alfio Marchini, pertanto abbiamo ritirato nella nostra città l’alleanza amministrativa con Castagna, sostenuto dalla Lega”. Una ricostruzione che cozza con i recenti scenari, dal momento che nella Capitale il dualismo Salvini-Marchini è vecchio di mesi.

L’imprevisto ha costretto Castagna a raccogliere nuovamente le 200 firme necessarie per poter presentare la lista. La squadra è in fase di composizione, così come quella della Lega, unico partito alleato.

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