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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Io ho lavorato a lungo nel mondo del privato prima di arrivare ad essere un funzionario del Centro per l’Impiego, dove, al momento, mi occupo di orientamento al mondo del lavoro”: Stefano Girolami si presenta così all’intervista organizzata dal Laboratorio di Comunicazione dell’Ama-Aquilone. Il Centro per l’Impiego, che ha l’obiettivo di trovare una occupazione per coloro che sono alla ricerca di lavoro, nella nostra provincia si trova a San Benedetto, in via Mare (Porto d’Ascoli), in via Kennedy 186 ad Ascoli e ha altri distaccamenti ad Offida, Cupra Marittima e Comunanza.

Cos’è il Centro per l’Impiego e di cosa si occupa?

“Il Centro per l’Impiego è un’agenzia del lavoro pubblica: i nostri servizi sono gratuiti e il nostro obiettivo è quello di realizzare la massima occupazione, quindi, nel nostro caso, nella Provincia di Ascoli Piceno. Il Centro non è una mera iscrizione a delle liste di disoccupazione, in realtà cerchiamo di fare delle politiche attive del lavoro, ovvero dare dei servizi attivi all’azienda e di incrociare i disoccupati con le imprese. I nostri addetti, quelli dell’ufficio “Incrocio domanda-offerta” escono tutti i giorni per incontrare gli imprenditori e riportare nel nostro Centro delle offerte di lavoro. Facciamo delle pre-selezioni in modo da avere dei lavoratori in grado di lavorare nelle aziende. Facciamo dei corsi di formazione per i lavoratori e la stessa cosa realizziamo per le aziende che informiamo sugli incentivi esistenti per le assunzioni, con prove di colloquio per lavoro, creando dei curricula ad hoc e dando le massime informazioni su tutte le offerte che ci sono nel nostro territorio, nella nostra regione, a livello nazionale ed europeo”.

Quali sono le differenze tra il Centro per l’Impiego e, ad esempio, un’agenzia di lavoro privata?

“Noi abbiamo il database più importante, a differenza delle imprese private noi abbiamo tutte le informazioni riguardante i lavoratori e le imprese. Chiunque viene assunto deve dare comunicazione immediata a noi e all’Inps, e inoltre le persone che vengono selezionate ci inviano dei report sui risultati attesi. Ovviamente nella nostra provincia c’è una certa difficoltà sul fronte del lavoro, abbiamo oltre 27 mila iscritti al collocamento e non tutti i disoccupati sono iscritti. La situazione economica è molto difficile nella provincia di Ascoli, stiamo cercando di attuare tutte le misure decise dalla Regione e dal Governo, anche se restiamo la zona delle Marche con più difficoltà”.

Come agisce il vostro ufficio Eures? A volte ci sono state delle difficoltà?

“L’ufficio Eures deve cercare di mettere a conoscenza i giovani delle offerte che ci sono a livello europeo, come tutti gli uffici potrebbero anche funzionare meglio, noi interagiamo con l’ufficio regionale che è a Senigallia, e ci rapportiamo a tutte le notizie e informazioni che arrivano a livello centrale. Forniamo informazioni anche alle aziende e cerchiamo di vagliare i curricula e farli in Europass, ovvero anche in lingua inglese. In alcuni periodi dell’anno abbiamo anche delle punte, ad esempio per Eurodisney a Parigi ogni estate ci vengono chiesti 400 ragazzi in tutte le Marche. Non facciamo soltanto questo: ad esempio, ed è un mio compito preciso, cerchiamo di selezionare i ragazzi che cercano di frequentare il progetto Erasmus, sia per i giovani delle superiori che per gli studenti dell’Università”.

Non tutti, invece, sono rimasti soddisfatti da Garanzia Giovani.

“Garanzia Giovani è partita per dare una risposta a quelli che devono definiti i Net, ovvero giovani senza istruzione idonea, non vanno a scuola, non si formano e rischiano dunque di essere persi. Anche i fondi messi a disposizione erano per questa tipologia di persone: in realtà nel nostro territori, come in altri, considerata la carenza di lavoro, questi fondi sono stati utilizzati su un range molto più ampio, dal canto nostro penso che abbiamo fatto il massimo facendo svolgere tirocini in soli due mesi a circa 400 giovani e se ci fossero state le risorse saremmo arrivati a cifre ben più ampie. Ricordiamo comunque che è un tirocinio lavorativo pagato per intero con fondi regionali, statali e dal Fondo sociale europeo”.

Quali sono invece gli aiuti che potete dare a persone non più giovanissime?

“Per le persone meno giovani si tratta di un reinserimento lavorativo che molte volte dipende da un procedimento che si deve svolgere con loro. Bisogna rimetterli in condizione di lavorare, quindi offrire una formazione qualificata per riqualificarli e accompagnarli, creando un nuovo percorso lavorativo. Per far questo in passato ci sono stati dei bandi regionali che prevedono il reinserimento lavorativo, quindi delle Borse Lavoro del Fondo Sociale Europeo che consentono a questi lavoratori di riapprocciare l’azienda che riesca almeno ad entrare in conoscenza coi lavoratori. Lo stesso avviene per i disabili. In passato ci sono state esperienze del genere che hanno dato successo”.

Lei cita spesso il tema dei “fondi” come fondamentale.

“Batto su questo tema perché la politica del governo cerca di incentivare il lavoro con la leva dell’abbassare il costo del lavoro, quindi noi come Centro per l’Impiego possiamo andare solo in questa direzione. Anche se secondo me occorrerebbe andare a colpire la causa, ovvero l’economia, ma noi possiamo agire sulla base delle direttive e dei fondi che ci hanno assegnato”.

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