MONTEPRANDONE – Quasi 200 persone presenti all’auditorium Pacetti di Monteprandone per ascoltare Sandro Gozi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega agli Affari Europei. Ospitato dal Pd monteprandonese e accolto dall’applauso entusiasta dei presenti (che gli hanno perdonato i cinquanta minuti di ritardo), Gozi è stato accompagnato nella sua esposizione dal segretario regionale del Pd Francesco Comi e dal deputato del Pd Luciano Agostini.

L’incontro, moderato dalla giornalista Stefania Serino, ha visto Gozi elogiare la riforma costituzionale del governo Renzi (“Se ne parla dal 1979, noi finalmente l’abbiamo fatta, abbreviamo i tempi per approvare una legge”), quindi l’uso dei fondi finanziari europei usati in Italia (“Siamo passati dal 56% al 92% grazie all’opera del governo”). Per Gozi anche il cosiddetto “Piano Juncker” è un successo: “Quando chiedevamo a Bruxelles che fosse aumentato, i tedeschi ci guardavano male, pensando fossimo i soliti spreconi. Invece è in Italia che si sta utilizzando maggiormente il Piano, il 35% dei fondi utilizzati riguardano il nostro paese, ben 1,7 miliardi di euro di investimenti”.

1,7 miliardi che sono pari a solo lo 0,1% del Pil annuale italiano e per di più da spalmare in più annate, ma evidentemente i tempi di vacche magre per Gozi sono terminati: “Grazie alla nostra azione europea abbiamo allentato finalmente il Patto di Stabilità che faceva impazzire i sindaci italiani. Basta penare”. Nonostante ciò i dati del Documento Economia e Finanza parlano di un taglio della spesa in conto capitale, dal 2015 al 2016, di ben 6 miliardi (pagina 37). Lo Stato programma di investire meno, molto meno.

Il rappresentante del governo, probabilmente il più filo-europeista del Pd e che dal 2011 ha votato tutti i provvedimenti delle austerità europee senza manifestare crisi di coscienza, ammette ora che la Grecia “è stata devastata dall’austerità” ma per paradosso proprio la Grecia “dimostra che un’altra Europa è possibile: qui i rifugiati vengono soccorsi dalle Organizzazioni Non Governative e proprio dall’Europa. Lì c’è il nostro confine. I governi europei non hanno capito quello che hanno capito i terroristi dell’Isis: loro colpiscono la generazione Erasmus, ovvero le 19 nazionalità di giovani che hanno perso la vita al Bataclan, o in altre delittuose occasioni. Loro sanno che siamo europei, noi no”.

Dunque “il decennio dell’austerità è finito”, sentenzia, ma in mancanza di contraddittorio pubblico occorre rilevare che, sempre dal Def, è già garantito un saldo primario (differenza tra tasse pagate e spesa pubblica) superiore a quello del 2015, e infatti il deficit atteso sarà più basso di quello del 2015: 2,3% contro 2,6%. E negli anni a venire le cose, nero su bianco, andranno sempre peggio per i cittadini. Ovvero: l’austerità continuerà più forte di prima.

Magari Gozi, il quale garantisce al pubblico del Pacetti (presenti numerosi sindaci oltre quello di Monteprandone Stefano Stracci, assessori e rappresentanti del Pd locale tra cui il candidato sindaco di San Benedetto Paolo Perazzoli) che “noi a Bruxelles adesso siamo più esigenti nelle negoziazioni rispetto al passato”, avrà il cappello magico per garantire come quel 2,6% diventi, come minimo, 3%, dando un segnale numericamente espansivo, e non solo con la propaganda. O magari, come bisognerebbe auspicare oggi, 8 o 10%. Altrimenti, al di là della solita retorica governativa degli ultimi vent’anni, la discrasia tra dire e fare non sarà in grado di salvare nessun governo dall’impopolarità.

Perché nella provincia in cui ha parlato ci sono 27.300 iscritti al collocamento più migliaia di precari, sotto-occupati o che neppure cercano più un lavoro, e con gli 0,1% si fanno bei comizi ma non si parla a loro, ovvero si esula da ciò che l’articolo 3 della Costituzione imporrebbe ai governi: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese“.

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