TURISMO E CITTÀ GRANDE. Tre giorni fa è giunta in redazione una lettera di Nazzareno Torquati che ritengo significativa e importante per più motivi. Innanzitutto mi piace perché, dopo le recenti considerazioni di Gaetano De Panicis, presidente dell’Associazione “Albergatori Riviera delle Palme”, nella sua lunga esposizione che pubblico di seguito, non risponde in modo piccato (non avrebbe avuto senso) ma in modo molto costruttivo e in parte similare: propone l’intervento di professionisti specializzati in analisi economiche, un impegno politico più accurato e mirato e l’auspicio comune che il turismo balneare diventi “veramente il settore trainante dell’economia d’area“.  Tutto bello e buono quindi.

Al centro delle sue opinioni mette l’aspetto che è, secondo me, il più importante e determinante: la necessità, l’indispensabilità della nascita di una Città Grande (tramite fusione dei comuni delle città limitrofe) che possa dotarsi di un Piano strategico di sviluppo e di un Piano regolatore d’area che i cittadini delle città interessate sognano da una vita. Per questo motivo il Comitato per la fusione “Oggi, si può” si è incontrato giovedì con l’ex assessore sambenedettese per dare un contributo alle idee da lui esposte con grande chiarezza. Ne è scaturita la decisione di programmare un incontro con cittadini e amministratori dei dieci comuni coinvolti, per San Benedetto i candidati sindaci che al momento sono quattro.

La data è sabato 7 maggio prossimo e si terrà presso i locali dell’Associazione Pescatori davanti alla Capitaneria di Porto. Inizio convegno ore 9.30. Dovrebbero intervenire (il comitato si sta adoperando) alcuni rappresentanti di Associazioni per le fusioni simili alla nostra, di Chivasso, Biella, Monferrato, Pescara oltre allo stesso Torquati e chi è interessato, ci crede e vuol dare il suo contributo. Per il chivassese ci sarà Tomas Carini, segretario dell’Associazione culturale “Identità Comune”.

Nazzareno Torquati: “Serve una massiccia opera di innovazione”

“Tra i motivi che mi hanno spinto a ricercare e poi rendere pubblici i dati dell’economia della nostra città c’ è stato quello di agevolare uno scatto in avanti del dibattito politico locale impantanato in una mediocrità e luoghi comuni infiniti che allontanano dall’ impegno le migliori e  creative menti della nostra comunità.

Questi dati andrebbero affidati a professionisti in analisi sociologiche, economiche e antropologiche per comprendere davvero quale sia la struttura socio-economica della città e di come mettere in atto strategie di sviluppo rispondenti alla realtà.

Ma anche ad una prima lettura superficiale appare chiaro che almeno due devono essere le direttrici su come tracciare una visione futura della città nei prossimi venti anni: il coordinamento e una eventuale fusione delle città dove oramai non esiste più una soluzione di continuità, nel pieno rispetto delle tradizioni di ciascuno, e una massiccia opera di innovazione delle attività economiche, sociali e culturali in una prospettiva metropolitana.

Così da esprimere il terzo polo metropolitano mancante lungo la costa da Ancona a Pescara.

In questa Area Metropolitana anche il più piccolo comune avrebbe la forza e la capacità del più grande ed il più grande avrebbe una complessità di argomenti economici e produttivi oggi negati e mi riferisco alla piccola industria, all’ artigianato di qualità, all’ agricoltura, al florovivaismo, alle energie rinnovabili, alla gestione razionale della fascia costiera.

Un esempio: San Benedetto non è mai entrato in merito alla gestione delle zone industriali limitrofe nonostante che almeno tremila suoi cittadini trovino in esse impiego e reddito e che buona parte dei titolari vi risiede. In una prospettiva di Area Metropolitana ne avrebbe pieno titolo e potrebbe dotarsi di un Piano Strategico di sviluppo insieme ai Comuni limitrofi con la forza e l’autorità ad essi precluse.

Questo esempio poi potrebbe essere esteso a tutte le forme amministrative ed in primo luogo a quello urbanistico e alla viabilità considerando che il territorio necessita di nuovi insediamenti ospedalieri, scolastici superiori, caserma dei vigili del fuoco, centri sportivi e turistici, oggi impossibili da realizzare nel coatto territorio sambenedettese e che possono essere dislocati altrove.

Un Piano Regolatore di Area è il sogno che ci portiamo dietro da decenni ed in questo contesto si possono anche azzardare ulteriori insediamenti anche in aree fortemente antropizzate come quella sambenedettese tenendo in debita considerazione la prossima problematica legata al cambiamento climatico e chiamato “isola di calore”.

Ma per farlo occorre che i cittadini acquisiscano una nuova cultura della partecipazione e della appartenenza, fattori indispensabili per uscire fuori da una società arretrata ed entrare nella società della conoscenza.

Da qui una assoluta necessità di avere due nuovi strumenti di analisi della situazione vista l’assoluta ignoranza in materia delle varie aggregazioni politiche che si affacciano alla competizione elettorale: una banca dati disaggregata del livello socio economico e un approfondito report antropologico esistente nella nostra area per capire chi eravamo, chi siamo e cosa possiamo diventare.

Dai dati emerge poi un’economia quasi in stato confusionale e lasciata all’ improvvisazione, senza una logica. Tipica di una città cresciuta vorticosamente e non coesa, disunita negli intenti. Ferma e pigra all’innovazione, incapace a creare lavoro e benessere. Ne riscontra l’altissimo numero di disoccupati diplomati e laureati, circa 6500, la metà del totale.

Il commercio, la pesca, il turismo balneare, la ristorazione, l’ industria alimentare e le costruzioni edili vivono ancora dei successi del passato, eppure si potrebbero attivare progetti, inizialmente sperimentali per poi farli diventare continui in tutti i settori seguendo una logica di nuova professionalità.

La salute, la gastronomia di qualità, la nutriceutica, il fitness, l’artigianato di qualità, il commercio digitale, il franchising, il marketing urbano, la gestione sostenibile della risorsa Mare, l’ agricoltura biologica, le costruzioni eco-sostenibili, la cooperazione internazionale, una città aperta tutto l’anno e accessibile a tutti, questi possono essere gli argomenti per dare il via ad un circuito virtuoso di attività atte alla rinascita della nostra economia.

Per queste cose non servono Centri di ricerca costosi e autoreferenziali, sono sufficienti i nostri Istituti di scuola superiore e le due sedi universitarie, dove i giovani possono costituire con i loro professori dei gruppi di ricerca, anche prototipali, finanziati da spin-off, start-up, crediti d’ onore e borse di studio, e tirar fuori nuovi prodotti e tecniche all’avanguardia .

Tutto accompagnato da una azione di crescita culturale motivazionale della città per renderla partecipe e protagonista al cambiamento. Il non capire questo il non rendersi conto che il nostro futuro passa su questi argomenti significa il perpetuarsi di una politica dozzinale con l’arroganza degli incompetenti.

Non me ne voglia il presidente dell’ Associazione Albergatori per aver divulgato i numeri del turismo balneare, la realtà è questa e contestarla non ottiene risultati, la matematica non è un’ opinione, anzi devono essere i motivi per uno sprone a fare di più e meglio ed uscire dalla comodità attuale e agire per far diventare il settore veramente trainante dell’economia d’area. Non può esserci un futuro della città avendo come metro di misura 4 km di spiaggia.

Come diceva John Maynard Keynes: “La difficoltà non sta nel credere nelle nuove idee, ma nel fuggire dalle vecchie””

Nazzareno Torquati

11 aprile 2016

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