SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Riportiamo e pubblichiamo la riflessione, giunta in redazione, del vescovo della diocesi di San Benedetto – Ripatransone – Montalto Mons. Carlo Bresciani sull’esortazione apostolica “Amoris laetitia” di Papa Francesco sull’amore nella famiglia.

La gioia dell’amore, l’Esortazione apostolica post-sinodale ‘sull’amore nella famiglia’, porta non a caso la data del 19 marzo, festa di san Giuseppe, patrono della Chiesa universale. Essa, molto attesa, raccoglie i risultati dei due sinodi sulla famiglia indetti da papa Francesco nel 2014 e nel 2015.

Il titolo stesso dell’Esortazione dice il tono generale che la percorre: una meditazione sulla bellezza dell’amore tra uomo e donna alla luce del progetto di Dio; una bellezza che le tante difficoltà (e talora crisi) che connotano il suo cammino non riescono ad oscurare nel cuore e nel desiderio dell’essere umano.  I rimandi alla bellezza della vita familiare sono continui e carichi di concretezza e di esperienza. Papa Francesco entra, con cuore di pastore, nelle realtà quotidiane della vita familiare, con semplicità e con grande profondità, come è caratteristica sua peculiare.

Si tratta di un documento molto lungo (264 pagine e 325 paragrafi), che scoraggia una lettura frettolosa, ma esige un approfondimento paziente. Il papa, infatti, riconosce la complessità della moderna vita familiare e invita fortemente tutti i pastori e gli operatori della pastorale familiare ad accompagnare con affetto ogni persona a prescindere dalla sua situazione familiare o da quanto si senta lontano dalla Chiesa. Esorta ad aprire le braccia, in particolare verso tutti coloro che “vivono nelle più disparate periferie esistenziali” (n. 312), così da costruire un mondo “dove nessuno si senta solo” (n. 321).

Il papa sa benissimo che non esistono ricette facili, soluzioni semplici, ma neppure facili eccezioni alla verità dell’amore coniugale e familiare, né vuole introdurre alcuna forma di lassismo dottrinale. Ma sa anche che la coppia e la famiglia, oggi come non mai, hanno bisogno di essere accompagnate, aiutate a fare discernimento nelle difficoltà e ad essere integrate con le loro fragilità nella comunità cristiana.

Compito della Chiesa è aiutare ognuno ad esperimentare l’amore incondizionato di Dio, soprattutto chi si sente ferito negli affetti e nelle relazioni familiari. Ognuno deve essere aiutato a discernere, con umiltà e sincera ricerca della volontà di Dio, la propria situazione esistenziale, senza trascurare le esigenze della verità e della carità del Vangelo e la fedeltà all’insegnamento e alla tradizione della Chiesa. Un discernimento alla ricerca di un cammino autentico di fede e di crescita nell’amore, possibile a tutti perché Dio si rivolge a tutti e dona a tutti la grazia del suo amore e della sua misericordia, sia pur dentro la inevitabile complessità delle situazioni personali e familiari.

Il papa desidera che i cattolici divorziati e risposati civilmente si sentano e sappiano di essere parte della Chiesa: non sono scomunicati (n. 243). Ricorda che, anche se non possono partecipare pienamente alla vita sacramentale della Chiesa, sono vivamente incoraggiati a prendere parte attiva alla vita della comunità, la quale li deve accogliere, accompagnare e integrare con benevolenza: “Si tratta di integrare tutti, si deve aiutare ciascuno a trovare il proprio modo di partecipare alla comunità ecclesiale, perché si senta oggetto di una misericordia ‘immeritata, incondizionata e gratuita’” (n. 297). La loro partecipazione alla vita della comunità può esprimersi in diversi servizi ecclesiali, cosa molto importante anche per la ricaduta che ciò può avere sulla cura e l’educazione cristiana dei figli che pure devono essere inseriti nella comunità cristiana.

Riservandoci l’impegno a una presentazione alla diocesi dell’Esortazione del papa, in modo  più preciso e articolato, cosa che qui non è possibile fare, mi pare importante, per cogliere lo spirito che muove tutto lo scritto papale, citare un passo dell’ultimo numero della stesso. Dice il papa: “Nessuna famiglia è una realtà perfetta e confezionata una volta per sempre,ma richiede un graduale sviluppo della propria capacità di amare (…). Tutti siamo chiamati a tenere viva la tensione verso qualcosa che va oltre noi stessi e i nostri limiti, e ogni famiglia deve vivere in questo stimolo costante. Camminiamo, famiglie, continuiamo a camminare! (…). Non perdiamo la speranza a causa dei nostri limiti, ma neppure rinunciamo a cercare la pienezza di amore e di comunione che ci è stata promessa” (n. 325).

Una cosa è impressionante: l’Esortazione trasuda  comprensione, affetto, empatia, vicinanza al cammino e alle difficoltà di ogni famiglia. Esprime incoraggiamento, invita al superamento di ogni timore ad abbracciare il sacramento del matrimonio, parla il linguaggio dell’esperienza e della speranza. Trasuda speranza, e speranza in abbondanza. Offre l’immagine di un padre che, senza nascondere nessuna verità, si china con la braccia aperte ad accogliere tutti, con l’ansia di donare a tutti la misericordia di Dio esortando a non scoraggiarsi mai: “Camminiamo, famiglie, continuiamo a camminare!”, senza scoraggiarsi per le difficoltà, solo così potrere godere la gioia dell’amore”.

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