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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Scopriamo dalle parole dell’artista Emiliano Albani il significato di fonofigurazione e delle opere in esposizione, e le tematiche trattate in questo speciale connubio di arte pittorica e musica.

Quando e perché ha iniziato a dipingere?

“I miei studi in realtà sono stati musicali. Ho demolito la fisarmonica di mio nonno, e lui mi iscrisse alla scuola di musica per punizione, e da lì ho proseguito con pianoforte, ma mi era sempre piaciuto disegnare e dipingere. Quando ho incontrato Diego Pierpaoli, l’autore di altre opere esposte qui alla Palazzina, che invece era un pittore, teorico dell’arte, apprezzato da importanti critici d’arte, mi ha riferito che cercava un compositore che elaborasse le sue idee musicali, da lì è nato questa strana coppia: un musicista con velleità pittoriche e un pittore con velleità musicali, un punto d’incontro tra arte e musica. Quindi professionalmente parlando sono diventato pittore quando ho incontrato Diego nel 1995”.

 Quali emozioni prova quando dipinge?

“Le emozioni di un’artista sono sempre svariate, come in qualsiasi altra disciplina, tuttavia rispetto alla musica la pittura non è così formalmente rigida: la composizione di un brano musicale prevede il rispetto di regole ferree, come il progetto di un grattacielo, mentre la pittura ti dà una sensazione di libertà, di pace, di spontaneità e di rapida espressione. Inoltre a me la pittura rilassa molto: comincio a contemplare un dipinto e passano ore senza che neanche me ne accorga, senza pensare ad altro”.

I temi della mostra sono “Fonofigurazione” e “Iperdisciplina”: che significano hanno questi termini e come sono rappresentati nelle opere esposte?

“Possiamo dire che è ‘Fonofigurativa’ un’opera pittorica che ha come soggetto elementi tratti dal mondo della musica. Quindi il quadro è sia una composizione sia figurativa che musicale, e potrei effettivamente suonare le note dipinte sulla tela, se avessi un pianoforte a disposizione. Per ‘Iperdisciplina’ invece intendo che l’opera coinvolge due dei sensi dell’osservatore contemporaneamente: la vista, perché osserva il quadro, e l’udito, per gli elementi musicali. E’ un po’ come se io suonassi il pianoforte parlando: musica e letteratura, creazione di strette sinestesie tra le diverse discipline. Il metodo del pittore viene trasferito alla musica, ed il metodo del musicista viene trasferito alla pittura. Evoco contemporaneamente un’immagine e una melodia filtrata dall’occhio dell’artista senza basarmi su elementi della natura che sono invece belli di per sé. E’ uno stile peculiare perché nessun artista finora ha indagato a fondo su questa unione di elementi”.

Quali sono i suoi soggetti privilegiati e secondo quale stile sono rappresentati?

“Io parto sempre da un astrattismo figurativo, secondo gli stilemi di artisti come Mondrial. Tra i soggetti privilegiati le note musicali nelle loro forme, ad esempio nei quadro “Neomi” ho rappresentato proprio i neomi, cioè il nome delle note nel sistema medievale di trascrizione degli spartiti. Le figure musicali quindi si oggettificano e diventano protagoniste, ad esempio, di una natura morta, oppure saldate tra loro assumono la forma di una bandiera”.

C’è un messaggio o una sensazione che vuole trasmettere in chi osserva le sue opere?

“Non c’è assolutamente orientamento politico nella mia arte, questo è chiaro, né uno scopo sociale: dal mio punto di vista tutta l’arte che ha un scopo sociale è di serie B. L’arte è la forma suprema delle conoscenza umana, anche al di sopra della religione, e l’artista corrisponde al Superuomo: essa ha la funzione di migliorare la condizione umana, di donare nuove sensazioni e accrescere la felicità e la conoscenza generale. A pensarci, Felicità ha la stessa radice ‘Fe’ di ‘fecondo’ o ‘femminilità’, ossia tutto ciò che dona. Non è una semplice ‘contemplazione del bello’, quella è una definizione un po’ limitante, perché sappiamo che anche il mare ed il sole sono belli, ma non c’è il filtro dell’artista, non sono merito nostro, quindi le creazioni artistiche hanno per un questo motivo un valore aggiunto”.

In genere, quanto tempo viene impiegato per realizzare un’opera?

“Dipende dalla grandezza della tela, dal soggetto e della tecnica. Parlando della scultura, una statua di bronzo è più facile da realizzare, perché plasmi l’opera in creta e la porti a fondere, mentre se devi fare una scultura in travertino devi armarti di pazienza e volontà. Solitamente le opere che richiedono più tempo sono quelle in cui vai ad intuire qualcosa di nuovo, quindi c’è tutta la fase dell’intuizione, della concettualizzazione, dell’ideazione, della composizione, e sono alla fine la fase di realizzazione. In media sono necessari tre o quattro giorni, però nel caso di alcune opere anche un solo giorno è sufficiente”.

Qual è la sua tela preferita?

“A me piace molto, per quanto riguarda la pittura, l’opera ‘Blue Notes’, che rappresenta una natura morta su un tavolo di vetro, su cui poggiano in maniera apparentemente disordinata delle note musicali. Chi conosce la notazione classica sul pentagramma sarà in grado di riconoscere le note rappresentate: Do, Fa, Sol Bemolle… Invece per quanto riguarda la scultura la mia opera preferita è ‘Panchina Musicale’, che ha vinto anche un concorso, composta da due minime incastrate insieme e un pentagramma con un motivo musicale che funge da spalliera”.

È facile per un artista entrare nel circuito delle esposizioni? Il territorio valorizza questo genere di iniziative?

“Qui tocchiamo un tasto dolente… se per me l’artista è innanzitutto un uomo, per la maggior parte dei nostri governanti invece è l’ultima ruota del carro. Gli spazi espositivi si trovano, nessuno ti negherebbe una sala: il comune di San benedetto del Tronto si è reso molto disponibile, ed anzi credo che sia una delle poche città d’Italia a valorizzare l’arte, ma in media gli enti pubblici non danno molto rilievo agli artisti contemporanei a meno che non stiamo parlando di grandi nomi anche del passato, o qualora siano nelle corsie privilegiate di certi partiti politici, o in un circolo di raccomandazioni”.

 Ci sono degli obiettivi che vuole raggiungere? Farà altre mostre in futuro?

“Sicuramente organizzerò nuove mostre, infatti sto pensando ad un sviluppo di questa ‘Iperdisciplina’ assieme a Diego”.

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