SAN BENEDETTO DEL TRONTO – E’ ufficiale: Margherita Sorge non rompe col Pd. Nella riunione di martedì sera col suo gruppo di sostenitori, l’ex assessore ha deciso di non aderire al progetto dei “cespugli” e di mantenere la tessera dei democratici.

Il ripensamento però è strettamente legato all’incapacità del movimento dei dissidenti di individuare un candidato sindaco alternativo, dopo i diversi e ripetuti rifiuti ottenuti, tra gli altri, da Gino Troli, Pino Nico e Renata Brancadori.

“Meglio non lasciare la strada vecchia per la nuova”, avranno pensato i sorgiani, propensi a restare in un partito dove rappresentano la minoranza, piuttosto che emigrare in una realtà priva di un progetto definito.

La Sorge, si sa, non è candidabile. Il terzo mandato consecutivo le viene impedito dallo statuto. Lo stesso discorso non vale per molti dei suoi sostenitori che, a questo punto, tenteranno un reinserimento nel Pd.

La situazione è tuttavia compromessa. I rapporti coi perazzoliani si sono drasticamente irrigiditi, con pesanti accuse private e pubbliche. “Sarà difficile convincere di voler far parte di un progetto che si è rinnegato fino a ventiquattr’ore prima”, borbotta qualcuno. Senza dimenticare che l’inserimento in lista di potenziali antagonisti interni creerebbe problemi fin dal principio alla possibile tenuta dell’eventuale amministrazione.

Per quel che riguarda Idv, Sel e Verdi, prosegue il percorso autonomo e distante dall’attuale centrosinistra.

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