SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Abbiamo deciso di realizzare questo studio al fine di fornire alla città e ai candidati sindaco la possibilità di approfondire i temi della città, e dunque adoperarsi seriamente per rimediare alla situazione che si è creata dopo 15 anni di nulla”: Nazzareno Torquati illustra con queste parole i dati frutto di una ricerca condotta dal Ceimas (Consorzio Economia Marina Ittica Sambenedettese) partendo da numeri forniti da banche dati pubbliche e che quindi tracciano un confronto per molti versi impietoso della situazione dell’economia cittadina nel periodo che va dal 2009 al 2013.

Divise le attività produttive in sette macrosettori, il fatturato complessivo di tutte le aziende presenti in città è sceso di 114 milioni di euro in quattro anni, attestandosi a 1,536 miliardi di euro nel 2013. Una dinamica non molto differente, ovviamente, rispetto a quanto avvenuto nel resto d’Italia, ma non per questo soddisfacente. Mal comune non è mezzo gaudio, in certi casi.

Una perdita di volume d’affari dell’8,5% in quattro anni, probabilmente non recuperata nei due esercizi seguenti e anzi forse aggravata ulteriormente.

Qui è possibile scaricare tutti i dati sintetizzati per i sette settori e per i principali raggruppamenti che li compongono, per cui si rimanda a questo file in Pdf per una lettura analitica: Riepilogo sbt 2013.

I macro settori sono Agroalimentare, Commercio (suddiviso in agenti di commercio, ingrosso e dettaglio), Edilizia (costruzione), Manifatturiero (Fabbricazione), Turismo (Pubblici Esercizi), Servizi, Trasporto. Dati che potranno essere studiati dettagliatamente e che, seppur frutto di un’analisi solo numerica (Torquati parla della necessità di analisi sociologiche, economiche e antropologiche per comprendere davvero quale sia la forma della città), è possibile commentare: emerge come il settore agroalimentare, che vale l’8,3% del totale della ricchezza annua prodotta, sia segnato da un tracollo del settore ittico estrattivo (la pesca), che perde in 4 anni 20 milioni di fatturato, ma questa perdita viene più che compensata da quello che potrebbe essere un boom dell’agroalimentare di qualità, aumentato di 22 milioni di euro. Il settore complessivamente guadagna oltre 7 milioni di euro rispetto al 2009.

Profondo rosso invece per il settore commerciale: che è il settore principale dell’economia cittadina, con circa il 37,5% del fatturato, ma che registra una perdita ingente in tutti i comparti. Evidentemente i tanti cartelli di “Vendesi” e “Affittasi” indicano qualcosa: il commercio all’ingrosso perde in 4 anni oltre 73 milioni, gli agenti di commercio 3,6 milioni, il dettaglio ben 55,2 milioni di euro.

Il settore dell’edilizia, che ha un peso di quasi il 10% dell’economia cittadina, ha subito una flessione di 28,7 milioni di euro.

Regge invece il settore del turismo, anche se ha un valore diretto del 7,7% (e appena 0,55% per i 75 stabilimenti balneari): il fatturato è aumentati di 8,7 milioni di euro. Positivo anche il settore connesso ai servizi, grazie soprattutto all’incremento di quelli a carattere ecologico-ambientale e il boom dei servizi alla persona (palestre, spa, case per anziani, cura della persona). Parliamo di un macro settore che vale quasi il 18% dell’economia sambenedettese. Positivo anche il responso del settore trasporto, grazie ad un grande incremento della logistica e dei magazzini (settore che 57 milioni di euro, quasi il 10% dell’economia cittadina).

“Presto presenteremo anche i nostri studi su Ascoli e sui comuni che gravitano attorno a San Benedetto, in modo da dare una lettura più completa delle dinamiche in corso – ha spiegato Torquati – Sono 15 anni che manca una politica per le imprese del settore. Quando ero assessore alle Attività Produttive lasciammo in eredità Agenda 21 per ragionare in modo europeo, Asteria come centro di ricerca, Obiettivo 2 per i finanziamenti europei, il Centro Agroalimentare, il Distretto AgroItticoIndustriale: tutto è stato abbandonato e niente è stato ripreso. Occorre che San Benedetto torni ad essere riferimento per molti comuni piceni, e quindi ragionare assieme su come svilupparsi e arrivare anche ad una fusione per i comuni urbanisticamente contigui a noi”.

“Non mi sembra una buona campagna elettorale, si parla molto di questioni di divisione personale, si sta perdendo l’obiettivo di una programmazione ampia. Io ovviamente ero nella giunta Perazzoli e sento di poter dire che Paolo è la persona adatta a ridare a San benedetto quel lustro che fino a 15 anni fa aveva” afferma Torquati. “Dobbiamo superare alcune situazioni incancrenite: la pesca così com’è non ha futuro, va rilanciata anche in senso ambientale, il turismo di massa è arrivato al suo culmine, mentre dobbiamo lanciare alla grande le nostre produzioni enogastronomiche che potrebbero essere il volano sul quale basare un nuovo tipo di turismo e agganciare il commercio come attrattiva e come fonte di guadagno diretto per i produttori locali”.

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