SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nel Pd scoppia il caso Liberati. Il consigliere comunale, sorgiano doc, ha partecipato martedì sera all’incontro con Verdi, Sel e ex Idv e ventiquattr’ore dopo si è presentato alla riunione del direttivo dei democrat.

Una doppia presenza che ha scatenato le ire di diversi tesserati, infastiditi dall’atteggiamento di chi, ad oggi, dà l’impressione di giocare su due tavoli.

“O state dentro, oppure andate fuori”, sarebbe stata l’accusa di diversi partecipanti al confronto. Tradotto: se fate parte della squadra non potete contemporaneamente strizzare l’occhio a chi intende sfidarci alle elezioni.

La questione andrà risolta al più presto, così come si dovrà mettere la parola fine al discorso delle deroghe. Il Pd non le concederà e in tal senso Perazzoli può contare anche sul recente appoggio pubblico del segretario regionale Francesco Comi. La prossima settimana si svolgerà l’Unione Comunale e l’argomento verrà nuovamente affrontato.

“E’ necessario che si riconosca una volta per tutte quel risultato delle primarie e ci si metta a disposizione del partito nella misura in cui il partito lo riterrà opportuno”, tuona la coordinatrice locale Sabrina Gregori. “Richiamo tutti all’umiltà e all’amore da sempre dichiarato per la città che merita un partito democratico forte ed unito”.

Prosegue la Gregori: “Credo sia ora di smettere con le polemiche e le chiacchiere da bar. Ognuno si sente autorizzato a dire la sua senza che sia richiesto. Non ci sono tra noi portatori di verità assolute o guru di saggezza. Tutto ciò non fa che allontanare i nostri cittadini da noi e dalla politica. Si sta personalizzando un dibattito politico che deve vedere tornare al centro la politica e non le persone. Non possiamo ignorare l’esistenza di un regola dello statuto che ci invita, non ci obbliga, sia chiaro, ad un rinnovamento interno, ma di certo non possiamo ignorare tutte quelle persone che hanno contribuito a portare il partito di San Benedetto dove si trova ora. Il candidato sindaco ha il dovere di coinvolgere tutte le persone che si sono spese per quello che tutti riconosciamo essere un risultato straordinario perché non è con l’esclusione che si vince. Non ho intenzione di assistere ad una frantumazione per prepotenze trasversali. A tutti chiedo impegno per ricucire gli strappi, a tutti chiedo un passo indietro,di abbassare i toni e di mettere da parte quell’arroganza che troppo spesso caratterizza la politica di bassa lega. Aver vinto le primarie non fa di nessuno il padrone ma investe la persona di una responsabilità enorme di cui deve farsi necessariamente carico e a cui non può e non deve sottrarsi. La vittoria delle primarie non è la rivalsa sul nemico personale ma deve essere l’inizio di un percorso capace di coinvolgere tutte le forze del partito perché solo uniti si vince e si diventa un leader credibile e riconosciuto da tutti”.

Non proprio carezze all’indirizzo di Perazzoli.

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