SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un’invasione di campo. Tale è, secondo Leo Sestri, il comportamento di Paolo Perazzoli, intenzionato a negare la deroga per il terzo mandato consecutivo agli esponenti del Pd e ai candidati dei partiti alleati.

La situazione che si è generata è spiacevole – denuncia il socialista – ci è piombata addosso all’improvviso. Perazzoli non ha mai parlato di questa sua idea durante le primarie, ne accennava a proposito del suo partito, ma non riguardo agli altri. Durante la campagna elettorale parlai con lui, non mi anticipò niente, ora siamo in difficoltà”.

Per l’assessore ai Lavori Pubblici il veto perazzoliano creerebbe gravi difficoltà al Psi: “Chi conosce i partiti più piccoli, che viaggiano sulle 1000-1500 preferenze complessive, sa che diventa difficile trovare ricambi e nuove persone. C’è una struttura differente rispetti ai grandi movimenti. Ci poteva essere detto prima, cinque anni fa il Pd non ci impose nulla, eppure la regola c’era pure allora. E’ una loro norma, non nostra. In tutta Italia non è mai accaduto che chiedessero questa cosa alla coalizione”.

Mercoledì prossimo i Socialisti decideranno quale linea adottare. In ballo c’è il futuro dello stesso Sestri (presente nelle ultime tre giunte) e del consigliere comunale Pino Laversa. “Se la richiesta non sarà ritenuta accoglibile vorrà dire che si percorrerà qualche altra strada, vedremo”, taglia corto l’assessore. “Qualora il mio partito decidesse per il no alle deroghe mi adeguerei, a quel punto valuterei che decisione prendere. Mi guarderei attorno. Potrei anche starmene tranquillamente a casa, io non campo di politica”.

Cosa accadrà dopo il confronto del 30 marzo? Le ipotesi sono due: i Socialisti potrebbero ribellarsi in blocco al diktat di Perazzoli e avviare un percorso in solitaria, oppure accettare la linea del rinnovamento. In quest’ultimo caso sarebbero Sestri e Laversa ad alzare la voce, accettando magari la sfida dei “dissidenti” (ex Idv, Verdi, Sel, scontenti del Pd) e la candidatura in una lista alternativa.

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