Canadese, classe 1943, David Cronenberg, è un visionario della vecchia scuola. Regista, sceneggiatore, produttore, direttore della fotografia, attore, montatore e da poco anche scrittore, si è da sempre concentrato, con una coerenza non sempre naturale nell’arte, sulle conseguenze dello sviluppo delle nuove tecnologie e dei media sul modo di vivere noi stessi, il nostro corpo, la nostra sessualità, in una parola, la nostra carne. Ogni suo film, ogni sua opera è una grande metafora e un avvertimento assieme.

Nel 2014 il ‘profeta’ approda alla scrittura con Consumed, in italiano Divorati. Il suo primo romanzo prende spunto dal mestiere del giornalismo, quello che fu di suo padre, per esprimere la sua filosofia. La tecnologia, in epoca giovanile rappresentata come un virus che contaminava la nostra carne, diventa qui cannibale, e quel corpo che un tempo veniva semplicemente contagiato, adesso viene letteralmente da essa consumato (il titolo inglese, in questo senso, rende molto più giustizia ai contenuti del testo), trasformandoci in uomini divoràti, da noi stessi e dalle nostre visioni viziate. Incompetenti, sempre connessi, dipendenti da google e dai social per dimostrare il loro sapere nei confronti del mondo, assetati solo di notizie più facilmente oggetto di click, i giornalisti contemporanei descritti da Cronenberg sono giovani dipendenti dagli ultimi ritrovati della tecnologia (usano dallo smartphone più potente alle macchine da ripresa più sofisticate) che si occupano di notizie borderline per scelta. Notizie che riguardano cupi aspetti dell’animo umano solo perché più appetibili per la massa, quali psicopatologie croniche, le quali corrodono la nostra umanità. Il risultato è che alla fine sono loro stessi ad esserne corrosi. Inevitabilmente. Ed in modo irreversibile. Nel libro troviamo descritte le deviazioni della sessualità più perverse, i crimini più degradanti per la coscienza; incrociamo personalità disturbate, di una semplicità pericolosa e dal fascino ammaliante. Tutto in fase di corruzione con conseguente evaporazione di personalità e coscienza individuale. Uno scenario ferocemente lucido e triste insieme. Estremo, ma anche preoccupante, essendo diretto discendente del desiderio di essere semplicemente visibili.

Il maestro Montanelli amava ripetere che un buon giornalista per essere tale doveva usare solo un modo per guadagnarsi la fiducia del lettore: dire sempre tutta la verità. Per dire la verità occorre però spesso tempo, per verificarla. L’unica cosa che invece il giornalista avrebbe dovuto fare immediatamente, senza perdere tempo prezioso, diceva sempre il Maestro, era chiedere scusa, quando si fosse accorto di aver, in qualche modo, tradito quella fiducia. I protagonisti del testo di Cronenberg fanno l’esatto contrario, per questo il testo nasconde una non troppo sottile critica verso il mondo dell’informazione contemporaneo, oltre ad una riflessione sul modo in cui essa ci sta cambiando.

Forse Cronenberg esagera. Forse un po’. Forse no. Io dico che pensarci non fa male. E dico anche grazie al ‘profeta’.

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