SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nel manifesto di Pasqualino Piunti lo slogan è eloquente: “Un sambenedettese per San Benedetto”. Un modo per distinguersi sia da Giovanni Gaspari da Montedinove che da Massimiliano Castagna, candidato sindaco per Fratelli d’Italia e Lega catapultato da Monte San Giusto.

Nel giorno della convention al Calabresi che inaugura ufficialmente la sua campagna elettorale davanti ad oltre trecento persone, Piunti punta sul basso profilo: “Non offrirò il libro dei sogni, quando vi arriveranno i programmi a casa diffidate da chi promette troppo. Il sindaco è come un padre di famiglia, deve capire quali sono le priorità ed intervenire su quelle. Parlare di ponti e bretelle è sgradevole”.

A sostenere il leader di Forza Italia c’è l’intero gruppo consiliare azzurro, oltre al senatore Remigio Ceroni, al sindaco di Ascoli Guido Castelli ed al coordinatore di Ncd Carmine Chiodi. Assenti invece il consigliere regionale Piero Celani e i segretari della delegazione giovanile.

L’esperienza martinelliana riemerge ciclicamente. Si rivendicano i progetti realizzati riconoscendo al contempo l’inesperienza politica dell’epoca, che causò la caduta della giunta un anno e mezzo prima della scadenza naturale. “Se riterrò di non essere capace e di non avere una maggioranza coesa ridarò la parola alla città – afferma Piunti – non resterò incollato alla poltrona, non farò accanimento terapeutico”.

Sulla rottura con Fdi e Carroccio i berlusconiani negano che le frizioni dipendano da beghe locali: “I casi di Roma e Torino dimostrano che esiste un disegno proveniente dall’alto – insinua Ceroni – nonostante gli sforzi e gli incontri tutto è stato vano, ma ci diamo ancora qualche giorno di tempo per tentare di ricucire”. Gli fa eco il coordinatore provinciale Andrea Assenti: “A loro diciamo che siamo ancora disposti a parlare, ragionare e trattare ma con un unico principio: Pasqualino deve essere il candidato del centrodestra. Se ci contiamo i numeri stanno dalla nostra parte”.

Sul tema dei Poru, Piunti è categorico: “Siamo contrari al procedimento. E’ necessario un piano regolatore che disegni l’intera città, non dei francobolli di territorio. Ci opponiamo all’idea di cementificazione selvaggia”. Vanno inoltre ricostruiti i rapporti istituzionali: “L’attuale sindaco ha rotto con la Fondazione Carisap e la Sovrintendenza dimenticandosi di non rappresentare se stesso, bensì la città. Riguardo ad Ascoli, non possiamo più farci la guerra. Il nostro nemico comune è la Regione che spesso si dimentica del sud delle Marche”.

Sui dubbi relativi alla sua candidatura, l’ex vicepresidente della Provincia puntualizza: “Il mio nome non è stato imposto, è stato proposto. Alcune persone hanno abbandonato il tavolo del centrodestra facendo scelte diverse. Io ho tentato in tutte le maniere di andare uniti e abbattere i muri; chi vuole mantenerli poi dovrà spiegarlo ai sambenedettesi. In questi anni ho costruito un rapporto diretto coi cittadini, mi chiamano per nome. Sono una persona sempre raggiungibile, da vent’anni ho lo stesso numero di cellulare attivo. Rispondo sempre e incontro la gente in Comune. Se provate a prendere un appuntamento con Gaspari vi fanno attendere tre mesi, oppure vi dicono che il sindaco non riceve più”.

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