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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Intervista ad Anna Agostiniani, scrittrice del romanzo “Perché? Una Storia Vera” presentato martedì 8 Marzo, il giorno della Festa della Donna, presso il Kabina Welcome di Porto d’Ascoli, accompagnata dal suo braccio destro Giulia Bornacin. Il libro, che racconta l’esperienza di vita dell’autrice segnata dalla violenza, dal dubbio e dalla frustrazione, diviene il punto di partenza per una piccola riflessione sul tema della donna. Una voce per tutti coloro che sono stati abbandonati o che hanno subito violenze.

Quando ha iniziato la sua carriera di scrittrice e perché?
“In realtà non ho iniziato nessuna carriera, e mi è costato molto scrivere questo libro, ma l’ho fatto con il desiderio di dare voce a tutte quelle persone che hanno subito violenza di ogni genere, e spero che chi legga possa comprendere che quegli ‘orchi’ che descriviamo ai bambini possono essere anche le persone che abbiamo vicino casa: sono sempre dietro l’angolo, ed i bambini devono essere protetti da loro”.

 Da dove nasce questo libro e a cosa si deve il suo peculiare titolo?
“Nasce dall’aver superato in parte la difficoltà che hanno tutte le persone che subiscono violenza: una psicologa mi ha aiutato a comprendere che è molto importante che altri sappiano cosa una persona abbia passato. Il titolo di questo libro inizialmente, da brava bambina abbandonata, doveva essere <<Mamma, dove sei?>>, però poi mi è sembrato troppo restrittivo, in quanto si riferiva solo al grande desiderio di conoscere la mia vera mamma. In seguito ho deciso il titolo corrente perché chi ha vissuto una vita come la mia si pone tante domande. In certi momenti della mia vita mi sono chiesta spesso <<Perché sono in questo mondo? Perché non c’è nessuno che si prenda cura di me? Di difendermi?>>. Quando si diventa adulti non si diventa necessariamente forti, possiamo rimanere fragili dentro. I miei amici mi dicono di essere forte, ma è solo la mia corazza esteriore”.

Cosa rappresenta per lei la scrittura in generale e come definisce l’esperienza di scrittura di questo libro?
“Io ho sempre amato leggere, in particolare dopo che ho conosciuto mio marito, perché è importare per comprendere il mondo intorno a noi. Fino a sei anni fa se mi avessero detto che un giorno avrei scritto un libro, io avrei risposto loro che erano pazzi, perché non avevo la cultura ne le basi per poterlo fare, ma grazie all’aiuto di Michele e di Giulia siamo stati in grado di portare a termine questo piccolo progetto”.

In che modo le tematiche della sua opera si ricollegano alla Festa della Donna?
“Per me è assurdo che la televisione, le radio ed i giornali abbiano definito questa giornata ‘Festa’, ma di quale festa stiamo parlando? Quando parliamo di una giornata per una memoria pensiamo ad eventi legati al nazismo o al fascismo, e allora perché non dovrebbe esserci memoria per le donne che sono morte in questa ricorrenza? Ed erano donne che difendevano il loro posto di lavoro, probabilmente mamme di famiglia che non sapevano come sfamare i loro figli, e che per non perdere il loro posto si erano barricate nella fabbrica in cui lavoravano, con la loro dignità di operaie. Cosa abbiamo da ‘festeggiare’ in questa data? Ho deciso di presentare il mio libro in una ricorrenza così drammatica proprio per parlare anche dei problemi delle donne, che sono tanti, di ogni genere, per tutte coloro che subiscono violenza, o gettate fuori dai posti di lavoro perché rimangono incinte, e non c’è proprio nulla da festeggiare”.

Intervento di Giulia: “Visto che si parla spesso di sport e di calcio, proprio questa mattina ho sentito in televisione una calciatrice, di cui non ricordo il nome, che parlava di come il calcio femminile sia ancora visto come amatoriale, per cui le donne che scelgono da ragazzine di entrare in una società sportiva, di entrare in una squadra, ad un certo punto, al momento di dover metter su famiglia, sono costrette ad abbandonare tutto: non essendo considerate professioniste, non hanno diritto alla maternità. E mentre ci sono calciatori che prendono miliardi, noi donne non possiamo accedere a livelli superiori oltre quello dilettantistico. In ogni caso, non essendo Anna molto conosciuta, per la pubblicazione del libro abbiamo scelto una piccolissima casa editrice di Salerno, che non ha distribuzione, quindi di comune accordo abbiamo deciso di girare l’Italia per andare incontro alle persone: chiediamo di essere ospitati in associazioni, piuttosto che in sale consiliari o biblioteche, luoghi che abbiano un minimo bacino di utenza, ed il libro viene preso come ‘pretesto’ per affrontare argomenti, favorire un dibattito, far conoscere alle persone delle realtà che effettivamente non sono così evidenti, come decreti di legge impossibili ed altre assurdità, oppure le problematiche a scuola dei bambini adottati. Se ne parla, sì, ma mai abbastanza”.

Come è stata accolta la sua opera dal pubblico?
“Nelle librerie è difficile trovare il mio libro, considerando anche che in Italia vengono pubblicati migliaia di libri ogni anno, e quindi nelle librerie finiscono solo gli scrittori famosi, la letteratura di consumo, o le autobiografie di gente famosa che tutto sa fare eccetto scrivere, ma giustamente io non sono nessuno, quindi non ho grandi pretese. Quando invece andiamo in giro a fare le nostre presentazioni, alcune volte ci sono state delle donne che si sono avvicinate a me e mi hanno abbracciato, mi hanno ringraziato di aver dato loro una voce, e trovo che questo genere di esperienze sia meraviglioso”.

A chi consiglierebbe la lettura di questo libro e perché?
“Consiglierei questo libro a tutti, ognuno per motivazioni diverse: a tanti uomini disinibiti, per capire quanto male siano in grado di procurare ai bambini (anche se probabilmente non lo capiranno); alle donne, affinché proteggano i loro bambini da qualsiasi pericolo. Spero che alcuni che leggano il libro vogliamo inoltre sostenere la onlus di cui faccio parte, l’Associazione Mango, impegnata a favore dei bambini del Paraguay. Il libro è acquistabile a San Benedetto presso la libreria La Bibliofila, ed una parte del ricavato è donata all’associazione”.

Sta scrivendo un nuovo libro o ha intenzione di farlo in futuro? Ci sono altre date per queste presentazioni?
“Sicuramente non ho intenzione di scrivere un altro libro. Quanto alle presentazioni, ce ne saranno molte altre, come a Roma, Bologna, Verona, Imola, già programmate. Vorremmo organizzare una sorta di tour che parta dalla Sicilia e risalga la penisola, per far conoscere il romanzo a quante più persone possibili, grazie all’appoggio di molte persone che come me erano state abbandonate e che adesso hanno una voce”.

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