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MONTEPRANDONE – Intervista all’artista Vincenzo Lopardo, in occasione dell’inaugurazione della sua mostra “Astrazione di un Paesaggio” avvenuta il 28 febbraio presso il Centro Pacetti di Monteprandone, organizzata dall’associazione Seblie con il patrocinio del comune, con la presenza del sindaco e di un pubblico attento ed interessato. Le tele dell’artista sono state disseminate all’interno dell’edificio, che da struttura a scopo sociale si è trasformata temporaneamente in una magica galleria d’arte.

Quando e perché ha iniziato la sua attività di artista?
“Fin da bambino ho sempre provato piacere nel disegnare e nel creare arte, in quanto mi diverte, mi sfoga, da sempre, e da lì ho continuato il mio percorso fino ad oggi”.

 Quali emozioni prova mentre dipinge e quali emozioni vuole provocare in chi osserva?
“Quando dipingo, ciò che mi spinge a proseguire nel mio processo pittorico è questa continua insoddisfazione. Quest’ultima è l’alimento necessario per andare avanti, e mi motiva a dipingere sempre nuove tele e a cercare di evolvere la mia tecnica. Quanto a chi osserva le mie tele, vorrei trasmettere un piacere sereno, che deriva dalla composizione armonica degli elementi nei dipinti, una sensazione puramente estetica. Vorrei che i miei quadri fossero di facile lettura per tutti, anche per la loro semplicità”.

Perché ha scelto il tema “Anatomia di un paesaggio” e come viene rappresentato nelle opere esposte?
“Il titolo originale della mostra era in realtà ‘Astrazione di un paesaggio’, ma poi è diventato ‘Anatomia’ per un vuoto di memoria di uno degli organizzatori, ma forse è un titolo anche più azzeccato! Sono stato invitato dal Centro Pacetti, così ho deciso di portare le mie opere più recenti, in cui mi focalizzo appunto sul paesaggio e sulle forme naturali. Alcuni elementi dei quadri ricordano degli organi, ma in generale il substrato che accomuna tutte le tele è il tema della scomposizione della natura, una ricerca quasi minimalista del significato delle forme, un po’ come l’anatomia è lo studio approfondito delle singole parti del corpo”.

Quali sono i suoi soggetti privilegiati e come vengono rappresentati?
“Parto dalla natura e del paesaggio, ma soprattutto dalla luce nel paesaggio, che sia diurna o notturna. Prendo spunto da questi componenti per creare qualcosa di mio, e proporre una nuova lettura della realtà. Molti elementi all’interno delle tele non hanno un senso preciso e sono collocati in un certo punto del quadro per creare una composizione, piuttosto che per veicolare un messaggio in particolare, ma preferirei che ognuno di noi possa trovarvi un significato alternativo, e che la pura funzione compositiva di alcune forme non ostacoli la lettura personale del complesso. Altri soggetti su cui mi concentro sono le figure umane, anch’esse scomposte, e più spesso il tema della metamorfosi: la sinuosa figura umana che diventa parte integrante della natura”.

Si è ispirato a qualche corrente artistica o pittore in particolare?
“Mi sono ispirato molto alla corrente espressionista, dove si mettono in gioco gli elementi più intimi e nascosti dell’individuo per creare una composizione narrativa. Chi ha familiarità con l’espressionismo potrà facilmente ritrovare alcune sue caratteristiche nelle mie tele”.

Come giudica l’organizzazione della mostra e l’accoglienza da parte del Centro Pacetti?
“Tutto ottimo, sia per quanto riguarda la pubblicizzazione dell’evento, sia l’accoglienza stessa. Certo, lo spazio non è una galleria d’arte, ma come ha giustamente sottolineato anche il sindaco, questo è un valore aggiunto: anche un edificio di carattere sociale può trasformarsi in una galleria grazie alla presenza dei quadri, disseminati nelle varie stanze, e rafforza anche più il suo ruolo come luogo di incontro tra le persone”.

Ha dei progetti futuri o degli obiettivi da raggiungere?
“Al momento sto proseguendo su questo filone e continuerò a lavorarci su. Questa è la prima mostra che organizzo sul tema, tuttavia probabilmente a breve organizzerò qualcosa anche ad Ascoli, verso Pasqua: vorrei organizzare anche degli eventi dal vivo, dove dipingerò sul momento.”

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