GROTTAMMARE – Ho visto per la prima volta un concerto dei Marlene Kuntz nel febbraio del 1997. Era ad Atri, in Abruzzo, in un teatro settecentesco che forse non conteneva più di 300 posti, probabilmente meno. Un luogo particolare per un evento rock: ricordo le piccole e ben tenute logge, le poltroncine di legno con un tessuto rosso bordeaux.

Partii da Ancona, dove studiavo, con degli amici. I Marlene all’epoca avevano pubblicato due soli album, Catartica nel 1994 e Il Vile nel 1996. Se non erro la tappa di Atri era alla conclusione del loro tour de “Il Vile”. Il biglietto era un piccolo pezzettino di carta, molto simile a quelli dei cinema più che a quelli che ci si aspettava da un  concerto: blu, la scritta Marlene Kuntz, poca grafica. Fuori dal teatro vi era la solita piccola folla anni ’90: un po’ volutamente trasandata, un po’ forzatamente sporca, un po’ artificialmente arrabbiata, senza sapere bene perchè. Le cose stavano andando sempre un po’ peggio, sembrava, ma nessuno avrebbe immaginato i decenni a venire. I più svegli tra noi avrebbero iniziato, da lì a qualche mese, ad utilizzare internet prenotando i computer connessi alla rete nelle aule informatiche delle università.

A vent’anni la percezione che si aveva della musica rock, di una certa musica rock sempre più rumorosa, ruvida e urlata, era quella di una benedetta fuga dal conformismo quotidiano e, in quegli anni, di tutto ciò che di bello e patinato vi era stato fino a qualche anno prima. Gli anni ’80 non esistevano più, anche se in realtà non se ne usciva vivi. E in quel periodo i Marlene Kuntz erano uno dei rifugi migliori, un’etichetta da mostrare al momento opportuno quando, con amici e amiche, si affrontava il discorso “che musica ascolti?”. Ci si metteva in un angolo, minoritario numericamente ma affascinante anche per chi ne era distante. “Io ascolto questa roba qua”, si diceva, orgogliosi, persino a chi non riusciva neppure a comprendere perché.

I Marlene, ad Atri, iniziarono il concerto con “Mala Mela“, “proprio la canzone che mi piace di meno di Catartica”, dissi. Subito dopo fu la volta di “Gioia (che mi do)“, sempre dal primo album.

Fu una sorta di riscaldamento, per poi arrivare a suonare quasi integralmente tutte le canzoni di Catartica e Il Vile, compresa quell’Ape Regina che nei concerti degli anni immediatamente successivi divenne quasi un marchio caratterizzante delle loro performance. Marchio poi assegnato definitivamente a Sonica, pezzo di Catartica, per oltre un decennio proposta alla fine delle esibizioni e ossessivamente richiesta dal pubblico. Così fu anche quella volta, e al primo dei due bis le porte del teatro furono aperte anche per i circa cento ragazzi che, senza biglietto, avevano ascoltato l’intero concerto in strada. Entrarono correndo come se liberati da una gabbia.

A distanza di quasi vent’anni, venerdì 18 marzo, i Marlene Kuntz di Cristiano Godano si esibiranno a Grottammare, al Container. Per molti anni li ho seguiti ogni volta che mi era possibile, da Bologna a Rimini, da Senigallia ad Ancona, San Benedetto, Ascoli, Fermo, Pescara. Ho assistito al loro indubbio appassimento musicale, anche se occorre rimarcare come la band dal vivo non abbia registrato quei cali di creatività di alcuni lavori in studio. La musica popolare è così, ma bastano due pietre miliari come appunto Catartica e Il Vile per rendere un nome immortale.

E con molta gioia (che mi do) ho avuto modo di ascoltare il loro ultimo lavoro, “Lunga Attesa“, notando come i momenti meno fortunati del decennio precedente sembrano scomparsi: l’album si ascolta con piacere e rinnovata energia. Insomma, i Marlene al Container non si possono perdere. E non solo per nostalgia: vederli esibire è sempre uno spettacolo. Chiedendosi se anche stavolta l’esibizione si concluderà con “Sonica”.

Non è un caso che nel comunicato di presentazione del concerto si legga che “Con “Lunga Attesa” Cristiano Godano, Luca Bergia, Riccardo Tesio e Luca Saporiti “Lagash” sono tornati alle sonorità anni ’90 che li hanno imposti all’attenzione del grande pubblico, con la maturità di chi ha alle spalle una lunga carriera, migliaia di palchi e nulla da dimostrare. Forte è stata l’impronta lasciata dai Marlene Kuntz su tutta la musica rock italiana dall’esordio nel 1994 con “Catartica” ad oggi. Tantissimi i musicisti cresciuti musicalmente e anagraficamente cercando di imitare i suoni graffianti delle chitarre e i testi di alto valore cantautoriale della band cuneese”.

Altri appuntamenti importanti con la musica dal vivo sono in programma al Container per il mese di Aprile: il 9 ci sarà il rapper Noyz Narcos, il 16 Federico Poggipollini storico chitarrista di Ligabue, il 22  Malika Ayane con il nuovo club tour e il 29 i Ministri in esclusiva per Marche e Abruzzo.

I biglietti sono acquistabili in prevendita sul sito www.ciaotickets.com e nei punti vendita ivi indicati e la sera del concerto alla biglietteria del Container dalle 21 in poi: è l’unica tappa del concerto fra Marche e Abruzzo.

Per informazioni si può chiamare il 333.5099339, visitare il sito clubcontainer.it o la pagina facebook /thecontainerclub.

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