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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si dice che un capitano debba sempre dare il buon esempio. Marco Pezzotti conferma in pieno questo “luogo comune”. Carisma, talento, sacrificio e cuore in campo. Il 28enne di Rieti, con 22 partite condite da sei reti e prestazioni importanti, ha fatto breccia nei cuori dei tifosi rossoblù. I sambenedettesi amano queste doti. Pezzotti merita in pieno la fascia di capitano. Fuori dal campo comprendiamo ancora di più il valore dell’esterno sinistro. Un ragazzo semplice, intelligente e con la testa sulle spalle. Abbiamo incontrato e intervistato il centrocampista rossoblù.

Marco, la Samb va forte. Cosa ci dici a riguardo?

“Stiamo ottenendo risultati importanti. Il gruppo, dopo un avvio non facile, ha dimostrato forza e compattezza. Siamo primi con merito. Nessuno può dirci il contrario. Per la promozione in Lega Pro ci manca solo la matematica a mio parere. Rimaniamo comunque concentrati partita dopo partita. Mister Palladini ci aiuta in ciò. Anche il presidente Fedeli. Continuando a vincere e giocare bene, festeggeremo presto insieme ai nostri tifosi. I primi, assolutamente, a meritare queste soddisfazioni. La serie D sta stretta soprattutto a loro. Devono essere protagonisti in palcoscenici ancor più prestigiosi”.

Sei nato a Rieti e sei cresciuto anche calcisticamente nella società di casa. Una bandiera. Che ricordi hai?

“E’ vero, ad eccezione di due campionati giocati in Promozione nel Centro Italia e La Sabina, ho sempre vestito la maglia del Rieti. Ho buonissimi ricordi. Le ultime due stagioni sono state importanti. Prima in Eccellenza dove arrivammo ai Play-Off. L’anno seguente fummo ripescati in serie D. Proprio all’ultimo momento. Eravamo già pronti per organizzare un altro anno in Eccellenza e invece ci ritrovammo nella categoria superiore. Non fu facile ma giocammo un gran torneo e arrivammo terzi dietro al Poggibonsi e al Siena, arrivando ai Play-Off. Segnai, in totale, 15 goal. Nel Siena giocava Mario Titone. Non potete capire la mia gioia quando seppi che avrebbe giocato con me nella Samb. Anche tra i bianconeri aveva dimostrato in pieno il suo valore, eravamo certi che avrebbe fatto bene in Riviera. E’ da un po’ che non torno a Rieti però ammetto di aver provato dispiacere nel lasciare la squadra. Ma la Samb era un treno troppo importante. Non potevo perderlo. Ed eccomi qui”.

Anche il presidente Fedeli è giunto da Rieti. Ci ha messo poco a convincerti nel trasferimento?

“Sì perché, come ho detto prima, non potevo perdere assolutamente quest’occasione. Le nostre scelte ci stanno ripagando. Anche il presidente Fedeli, come i tifosi rossoblù, merita palcoscenici importanti. Per la passione, la forza e il sacrificio economico che dona. Lo conosco e sono contento che gli stiamo regalando delle soddisfazioni”.

Conoscevi già San Benedetto del Tronto e la storia della squadra?

“Sì, venivo qua d’estate in vacanza insieme alla mia famiglia. Conoscevo bene la città e il suo profondo attaccamento alla Samb. Avevo già tanti amici qui e quando seppero del mio trasferimento in Riviera, furono molto contenti. Fin da piccolo passavo vicino allo stadio e pensavo alla possibilità di giocarci un giorno. Ho realizzato, quindi, un sogno. Conoscevo anche la grande passione della tifoseria per la squadra. Fu un’emozione già alla prima giornata a Fermo. Entrai in campo e vidi il settore dei supporter rossoblù strapieno. Indimenticabile. La città è meravigliosa. Mi trovo molto bene insieme alla mia compagna e alla nostra figlia. La gente è cordiale e calorosa. Sono contento di essere qui”.

Qual è stato il tuo idolo calcistico fin da ragazzino?

“Sono nato terzino. Giocavo in difesa anche se spesso mi spingevo in attacco. Dopo un torneo giocato con il Rieti a Cesenatico divenni esterno. Sono comunque duttile e posso ricoprire entrambi i ruoli. Il mio idolo, da interista, era Javier Zanetti anche se era destro. Che dire del capitano nerazzurro? Un vero esempio dentro e fuori dal campo. La sua storia parla da sola. Un altro giocatore che ammiravo era Alvaro Recoba. Un sinistro eccezionale. Peccato che all’Inter non fosse continuo. Alternava prestazioni eccellenti e deludenti. Ma aveva un tiro formidabile”.

Fuori dal campo quali sono i tuoi principali interessi?

“Le mie bellissime priorità sono la mia compagna e nostra figlia. Quando non gioco dedico il mio tempo a loro. Inoltre studio infermieristica. Sono iscritto alla ‘Sapienza’ (sede di Rieti). Mi mancano alcuni esami per laurearmi. Ci tengo molto perché comunque a fine carriera vorrei essere pronto nel cimentarmi in questo campo di cui sono appassionato”.

La Samb nella sua storia ha avuto capitani gloriosi. Che sensazioni provi a indossare la fascia?

“Per me è un grande onore. So che la squadra in passato ha avuto come capitani persone importanti. Ciò mi dà gioia e responsabilità. Voglio far bene per essere ricordato anch’io dalla città. Sapere di avere la possibilità di vincere un campionato qui è stupendo. Giochiamo in serie D ma la tifoseria ti fa sentire in serie B. Immagino con piacere cosa possa succedere in Lega Pro…”.

Ti auguri, quindi, di diventare una bandiera della Sambenedettese?

“Certamente. Mi trovo bene qui. Voglio togliermi altre soddisfazioni anche nei futuri campionati. Fare bene ed essere ricordato in questo ambiente ti dà una carica eccezionale”.

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