SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Percorrere un lungo tratto di strada, staccare di decine di chilometri gli avversari e trovarsi di colpo al punto di partenza, col fiato dei nemici sul collo. Il Partito Democratico sembra aver azzerato in un istante il vantaggio maturato in questi mesi, con la vittoria di Paolo Perazzoli che ha scatenato un vero e proprio terremoto interno.

“Sono convinta che certe posizioni siano dettate dalla delusione e dal malcontento”, osserva la segretaria Sabrina Gregori. “Di certo, per molti Perazzoli non è il candidato migliore, ma le primarie hanno consegnato un candidato che tutti abbiamo detto e firmato di sostenere. Sarà compito del candidato sindaco limitare le fughe, sarà importante tenere presente una componente che insieme raccoglie più del 51% dei consensi delle primarie. Sono convinta che Perazzoli ne terrà conto”.

La rabbia degli sconfitti è tutta rivolta alla presunta contaminazione del voto messa in atto dal centrodestra. Impossibile però sostenere che un’ipotetica ingerenza abbia favorito esclusivamente il vincitore, che oltretutto si è imposto con oltre 600 preferenze sul primo inseguitore. Di sicuro non ci saranno contestazioni ufficiali, che i promotori avrebbero dovuto presentare non oltre la serata del 7 marzo.

“Eventuali ricorsi – si legge infatti nell’articolo 5 del Regolamento delle primarie, firmato dai quattro candidati – devono essere presentati, con adeguata motivazione e sostanziati di prove, entro e non oltre le ore 20 del giorno successivo a quello di votazione e verranno risolte entro le ore 20 del giorno ancora successivo con unico e inappellabile giudizio del Comitato organizzatore”.

A rasserenare gli animi ci prova Antimo Di Francesco, tornato a vestire i panni del coordinatore provinciale: “C’è stata un’affluenza straordinaria, è stata una competizione vera e una grande festa di democrazia. Al risultato ottenuto da questa grande partecipazione va portato rispetto, sono state primarie autentiche dove si sono misurate candidature diverse che rappresentano la pluralità del Pd, che continuo a sostenere essere la vera ricchezza di questo partito. Rinnovo le congratulazioni a Paolo Perazzoli per l’affermazione netta e anche agli altri candidati Margherita e Tonino per i risultati ottenuti. Adesso è necessario lavorare insieme per costruire un progetto di governo e soprattutto per rafforzare l’unità e costruire le condizioni per la vittoria. Il tratto distintivo di questo percorso deve essere rappresentato dallo spirito di squadra e di appartenenza tra tutti gli attori protagonisti di questa importante fase elettorale. Non disperdiamo questa forza vitale e lavoriamo tutti insieme per offrire alla città una amministrazione comunale capace competente e all’altezza delle nuove sfide che la attendono”.

Il clima di tensione riporta la mente di Gianluca Pasqualini ai giorni successivi al voto delle Regionali, che tagliò fuori dai giochi Claudio Benigni: “Tutto quanto è stato detto la scorsa estate si è poi verificato. Il Pd è diviso e senza guida politica. I toni sono molto alti: si minaccia di uscire dal partito e di non far votare i propri elettori. Forse bisogna ricordare a questi rappresentanti del popolo che gli elettori hanno una propria autonoma volontà; non sono  né truppe cammellate né componenti di un esercito comandato a proprio piacimento. Non voglio credere, né rassegnarmi all’idea che il Pd sia solo un insieme di piccoli quanto ridicoli capibastone. Voglio invece credere che a San Benedetto oltre settemila persone abbiano votato liberamente”. Aggiunge il consigliere comunale: “Coloro che oggi sono a recriminare e minacciare dovrebbero ricordarsi quanto fu detto poco meno di un anno fa in occasione delle elezioni regionali sia nei confronti del capogruppo consiliare che del sottoscritto. Per chi ha la memoria corta si conferma comunque ancora una volta l’inadeguatezza della dirigenza locale del partito; spero insomma che sbollita la delusione e la rabbia, venga il tempo del ragionamento”.

Pasqualini sorvola tuttavia sulle scorie lasciate dall’esito di quelle Regionali, con un Consiglio Comunale impossibilitato ad approvare il Bilancio di previsione 2015 per i mal di pancia della corrente portodascolana.

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