SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ha vinto Paolo Perazzoli, non il Pd. La segreteria comunale che oggi esulta per gli oltre 7 mila elettori giunti ai seggi, a settembre avrebbe voluto limitare la gara a due candidati innalzando al massimo l’asticella delle firme necessarie per ufficializzare la candidatura, da raccogliere oltretutto tra i soli iscritti.

Lo stesso partito, a tre giorni dal voto, non ha ancora redatto un comunicato di congratulazioni, limitandosi ad una foto di gruppo scattata domenica notte in Via Manara, con espressioni che erano tutte un programma.

Nessuno tifava Perazzoli, inutile girarci attorno. Oltre a rinnegare drasticamente l’esperienza gaspariana, l’ex consigliere regionale intende lasciare a casa gran parte degli esponenti dell’attuale amministrazione, ridisegnando al contempo la struttura delle alleanze.

Il disappunto è evidente, soprattutto da parte di chi si era esposto in prima persona a sostegno di Margherita Sorge ed Antimo Di Francesco. Un po’ di chiarezza potrà farla l’Unione Comunale, inizialmente indetta per questa settimana e subito rinviata a data da destinarsi.

A complimentarsi apertamente con Perazzoli sono invece i Giovani Democratici. “L’affluenza straordinaria registrata alle primarie ha reso la giornata di domenica una bellissima festa della democrazia di cui tutti ci sentiamo di andare orgogliosi”, dichiara il segretario Daniele Di Fortunato. “Vogliamo fare i più sentiti auguri al candidato sindaco del centrosinistra Paolo Perazzoli, nella certezza che potrà contare sull’appoggio di tutti noi e di un partito forte, unito e determinato in vista delle elezioni di giugno”.

La rincorsa di Perazzoli è cominciata esattamente trentanove mesi fa, quando Loredana Emili divorziò dalla maggioranza opponendosi all’approvazione della delibera sulla pompa di benzina low-cost da far sorgere in Viale dello Sport. Un atto approvato con 13 voti favorevoli e 8 contrari, ma che diede il via ad una lotta intestina senza esclusione di colpi.

Nel Consiglio del 26 novembre 2012, la Emili tenne l’ultimo discorso da capogruppo del Pd, per rassegnare le dimissioni il mattino seguente.

“Non è mai accaduto che votassi contro, ho sempre sposato il senso di appartenenza, stavolta non accadrà. Lacererò dei rapporti politici, ma bisogna assumersi delle responsabilità”.

Gaspari assistette in silenzio alla sfuriata fino alla replica piccata, rivelatasi profetica: “La città elegge un sindaco alla volta”. In altre parole: resta al tuo posto fino al 2016, poi semmai scendi in campo. Così è stato, in un certo senso. “Senza quella vicenda oggi non esisterebbe la mia candidatura”, ha ammesso candidamente Perazzoli.

Nella lista degli sconfitti va inserito indubbiamente Luciano Agostini. “Il risultato delle primarie è chiaro, netto ed inequivocabile – dice l’onorevole offidano, principale sponsor di Di Francesco – adesso tutto il partito dovrà mettersi a disposizione, come è giusto e naturale che sia, a sostegno dell’obiettivo principale rappresentato dalla vittoria alle elezioni”.

Sincerità o parole di circostanza? Lo capiremo presto. Intanto, c’è da registrare il confronto avvenuto tra Margherita Sorge e il sindaco Gaspari nella giornata di lunedì. Mistero sugli argomenti affrontati.

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