Primarie Pd e altro. Era così scontato, come ha affermato Paolo Perazzoli, l’esito delle Primarie che lo ha visto vincere agevolmente su due concorrenti facenti parte integrante della struttura del Partito e su un ‘novizio’?

Più sì che no e per motivi che appartengono alle capacità e alla semplificazione di un oratore che ha messo a frutto tutte le esperienze precedenti, dopo tante campagne elettorali. Se farà la stessa cosa nel caso ridiventasse sindaco, San Benedetto del Tronto ne trarrebbe sicuro giovamento. La città, dopo la fiducia accordatagli dal suo partito, ritenendolo il migliore, lo aspetta al varco.

Un varco che gli piacerebbe superare. Un esito positivo, infatti, lo farebbe passare alla storia, non solo per essere stato eletto tre volte ma anche perché avrebbe tirato fuori la nostra città da una situazione pericolosamente stagnante. Da romantico mi sento di dire che la sua vera pensione e quindi la sua “vecchiaia” sarebbe gratificante perché tutti lo guarderebbero con ammirazione.

So che l’uomo Perazzoli è agnostico, almeno lo era. Secondo la mia versione della vita, però, ritengo che qualcosa sia cambiato anche nel suo sentire intimo. Io penso infatti che l’uomo da solo, senza un aiuto “non umano” (per me divino) nulla può. Gli consiglio di guardare ogni tanto in alto e dire grazie. Forse non lo farà ma io glielo consiglio lo stesso.

Non credo per l’appunto che il suo successo vada ‘limitato’ all’essere stato considerato il ‘meno peggio’ come la voce che è circolata più frequentemente fra gli aventi diritto al voto. Non era proprio un complimento ma rendeva merito (o meglio demerito) alla realtà che la città ha attraversato nell’ultimo decennio.

Nella morente amministrazione comunale non era tutto nero ma grigio sì. Principalmente perché sono venuti a mancare collaboratori in grado di far capire al ‘capo’ dove stava sbagliando e a correggerlo. Senza paura di epurazioni. Eppure qualche potenzialità c’era. Un discorso che si sarebbe potuto fare anche con Margherita Sorge, ma per lei vale un detto che magari non condividerà ma tanto è: “donna avvisata, mezza salvata”. Anche Antimo Di Francesco poteva fare di più nel primo Gaspari e prima di offrire la sua candidatura ma la sua posizione di segretario provinciale Pd era molto più scomoda. Lo dimostra il suo mandato da vice sindaco nel quale ha contribuito, molto di più del suo pari grado attuale, ad attenuare ‘sfumature’ negative che, dopo il suo addio, sono state incontrastate, dando spazio ad una spocchia mai così ingiustificata oltre che dolorosa per San Benedetto, come nell’ultimo quinquennio. Di Tonino Capriotti non posso dire granché (lo conosco poco) se non che certe sue considerazioni sono state molto in linea con il mio modo di pensare.

Da oggi inizia un’altra battaglia e stavolta tra forze che, chi meglio chi peggio, hanno cercato di attenuare un declino della città abbastanza evidente che i risultati di ieri hanno scolpito sul marmo.
I concorrenti ufficiali di Perazzoli sono, per ora, Giorgio Fede del M5S, Giorgio De Vecchis per una lista civica, Massimiliano Castagna di Fratelli d’Italia. Sembrerebbe certa anche la candidatura di Pasqualino Piunti (Forza Italia), atteso alle prova del nove della sua vita politica.

Tra loro un ex sindaco (già due volte), un ex-presidente del consiglio comunale, un ex vice sindaco, un neofita ma con il pallino della trasparenza o del suo controllo. Di Castagna so pochissimo. Non si può fare, ma se li mettessimo tutti dentro una scatola e tirassimo a sorte gli incarichi di sindaco, vice sindaco, presidente del Consiglio comunale, assessore alla Trasparenza, la città di San Benedetto si avvierebbe, secondo me, verso un futuro migliore. Vinca chi lo è.

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