SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Partiamo dalla fine, ovvero dal tweet di Giovanni Gaspari pubblicato al termine del Consiglio Comunale, seguito dall’hashtag #comesempre: “Anche oggi la destra in stato confusionale tenta di immobilizzare la città; la maggioranza approva tutti i punti all’ordine del giorno”.

Una sintesi estrema che, oltre a sorvolare sulla seduta andata deserta il 29 febbraio, non documenta le ulteriori tensioni venute a galla venerdì mattina, quando l’assise ha rischiato per una seconda volta di non svolgersi.

Inizialmente programmato alle 9.30, il consesso è prima slittato alle 10.30 per poi “salpare” alle 9 e 51, visto che i consiglieri si erano già schierati all’interno dell’emiciclo.

Partenza, via ed ecco la prima polemica: Bruno Gabrielli presenta una pregiudiziale relativa alla modalità di convocazione in via d’urgenza del Consiglio. Il presidente Calvaresi lo zittisce subito, mettendo ai voti la richiesta, che viene ovviamente respinta.

L’esponente azzurro riprende la parola in occasione della discussione del primo punto in scaletta: “Le motivazioni di questa convocazione non rispettano le indicazioni del regolamento comunale. Il termine per la surroga dei consiglieri stabilito dalla legge non è perentorio, ma ordinatorio. Invito il segretario a riflettere”.

Forza Italia fa riferimento all’articolo 78, che recita: “Il Presidente convoca d’urgenza il Consiglio comunale nei casi di calamità naturali o per motivi di ordine pubblico o per l’osservanza di termini perentori. Quando la gravità degli eventi calamitosi o dei fatti lo esiga, il Consiglio delibera di sedere in permanenza”.

Era stata la stessa maggioranza a rinunciare alla seconda convocazione, da effettuare nel giro di 48 ore, optando per una assise nuova di zecca che includesse le sole surroghe. “Tuttavia – spiega Pasqualino Piunti – una convocazione normale avrebbe necessitato di cinque giorni di preavviso, a differenza di quella urgente. Noi la mail l’abbiamo ricevuta solo mercoledì”.

A quel punto interviene Gaspari: “Si è convocata una seduta urgente perché è necessario che il Consiglio torni a 25 consiglieri. Non abbiamo voluto portare il bilancio in questa seduta per non mettere a rischio la validità delle deliberazioni, ma per me è un problema di ordine pubblico se, per un bilancio non ancora approvato, non si possono liberare risorse per la sicurezza. Come faccio ad assumere nuovi vigili se le risorse necessarie stanno allocate in un Bilancio che non posso approvare? In questo modo sono costretto a lavorare per dodicesimi. L’obiettivo della minoranza è solo quello di bloccare l’azione amministrativa. Lunedì si è deciso di non mettere a rischio l’approvazione dello strumento di programmazione più importante per precauzione. Spiegatemi voi dov’era il problema politico: un consigliere è arrivato con tre minuti di ritardo, l’altro era seduto tra il pubblico. Può capitare di fare ritardo, solo un avvoltoio può stare lì ad attendere. I veri problemi politici li ebbe Martinelli. Nel 2005 riuscì a svolgere un solo Consiglio prima di sciogliersi”.

Il colpo di scena si manifesta poco dopo. Il segretario generale Edoardo Antuono riconosce l’esistenza di un vulnus sulla convocazione in oggetto e cita proprio l’articolo 78. E’ lo stesso primo cittadino ad allarmarsi, pretendendo rassicurazioni: “Segretario, c’è un vulnus o no? Si può far procedere questo Consiglio?”.

Antuono sospende il Consiglio per quindici minuti e riunisce i capigruppo. Al ritorno dichiara valida la convocazione, rifacendosi a pronunciamenti del Consiglio di Stato e del Tar della Puglia: “Sono pochissimi i casi di surroghe impugnate, ma c’è una giurisprudenza che considera questo adempimento prioritario, dato che c’è il dovere di ricostituire il plenum del Consiglio”.

Tutto risolto? Macché. L’allontanamento momentaneo di Alessandro Zocchi non consente il raggiungimento del numero legale (Benigni era assente per motivi familiari), nonostante la presenza del centrista di Domenico Pellei. Tra i banchi del centrosinistra riscoppia il panico fino a quando il democrat non rispunta in Sala Consiliare.

Sono le 10 e 53: Giovanni D’Angelo e Emanuele Rosetti possono finalmente entrare nell’emiciclo. Forza Italia invece se ne va, stimolando il disappunto di Pellei: “Mantengo il numero legale a garanzia del diritto inalienabile dei subentranti di adempiere al loro compito. Ci si lamenta spesso della burocrazia nella pubblica amministrazione, ma poi i politici diventano i primi burocrati. Anziché sventolare i regolamenti, credo al buon senso, che è supremo. Andare a cercare i cavilli è un atto da ultima spiaggia”.

Il Bilancio riapproderà in Consiglio giovedì 10 marzo: “Portando il punto nella prossima seduta, i nuovi consiglieri potranno essere in grado di approfondire l’argomento”, sostiene Gaspari. A sua smentita va sottolineato che se lunedì scorso la maggioranza avesse goduto del numero legale, i neo-eletti Schiuma e Rosetti avrebbero avuto a disposizione pochi minuti per studiare la documentazione.

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