SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ultime ore di campagna elettorale per Sorge, Perazzoli, Di Francesco e Capriotti. Telefonate, sms, lettere imbucate nelle cassette della posta, incessanti post sui social network e, soprattutto, incontri porta a porta. Domenica sera il centrosinistra eleggerà il suo candidato sindaco e la sfida tra i quattro candidati si fa sempre più incandescente.

L’ex assessore e il segretario provinciale hanno concluso da giorni le assemblee pubbliche, optando in questi giorni finali per un lavoro più ‘sotterraneo’ e silenzioso. Strategia adottata anche da Perazzoli, che però venerdì pomeriggio svolgerà un ennesimo confronto all’Hotel Sporting con gli operatori turistici. Poche ore dopo, il leader reanziano effettuerà la chiusura ufficiale all’Hotel Calabresi (dalle 21).

Da Capriotti arriva comunque la garanzia del silenzio elettorale a partire da sabato: “Non installeremo il tradizionale gazebo in centro – assicura – essendo primarie non ci sono leggi che ce lo impedirebbero, ma crediamo sia corretto ed elegante comportarci così”. Nei suoi ultimi comizi, il rottamatore ha lanciato nuovi attacchi agli avversari: “Se non ci fossi stato io, nessuno avrebbe rappresentato il cambiamento. I miei colleghi fanno politica da una vita, io invece la intendo come un servizio a termine. Qualcuno afferma di aver comunicato male le belle cose fatte, io penso che sa comunicare chi è capace di ascoltare”.

Capriotti è poi tornato sulla vicenda Ballarin: “Se ne parla da anni, mi sarei aspettato almeno la rimozione dei capannoni dei carri di carnevale”.

Per quel che riguarda Perazzoli, il principale pensiero è rivolto ai 2486 firmatari della petizione che lo convinsero a settembre a riscendere in campo. L’ex consigliere regionale è cosciente che sarà impossibile portarli tutti al seggio, anche perché l’appoggio avvenne in un periodo in cui la candidatura di Di Francesco non era ancora stata ufficializzata. Se conoscere le identità dei sostenitori rappresenta un reale vantaggio che consente di non parlare ad un elettorato astratto, è altrettanto vero che Perazzoli sarà in qualche modo condizionato dal quel numero nel caso in cui le preferenze a suo favore dovessero essere drasticamente inferiori.

A questo discorso si collega la questione dell’affluenza. Cinque anni fa gli elettori per la sfida tra Gaspari e Spadoni furono 2610. Gli ottimisti sono certi di sfondare il muro di 5 mila, mentre i più realisti si accontenterebbero di 3800-4 mila persone. La verità si conoscerà il 6 marzo.

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