Dal numero 1065 di Riviera Oggi, in edicola.

Identikit dei quattro candidati alle primarie del centrosinistra. Biografie, pregi e difetti di Margherita Sorge, Paolo Perazzoli, Tonino Capriotti e Antimo Di Francesco. Si vota domenica 6 marzo dalle 8 alle 21.

Margherita Sorge, 11 ottobre 1961, San Benedetto del Tronto.

BIOGRAFIA: Segretaria del circolo nord ai tempi dei Ds, è stata assessore alla Cultura dal 2006 al 2011. Impegno confermato nel 2011, con l’aggiunta delle deleghe al Turismo e al Sociale.

Motto: “Essere donna è un valore aggiunto”.

PRO Da dieci anni in giunta, ha maturato esperienza al fianco del sindaco Giovanni Gaspari, gestendo deleghe importanti e pesanti quali la cultura, le politiche sociali ed il turismo. Potrebbe diventare il primo sindaco donna della storia di San Benedetto. In Italia i primi cittadini in rosa sono il 13% del totale e nel centro Italia la percentuale scende al 12,2. E’ stata la prima dei quattro ad ufficializzare la candidatura, spiazzando il Pd quando ancora si stava lavorando per l’individuazione di un leader unitario.

CONTRO Legata per due lustri alla giunta Gaspari, non ne rappresenta la discontinuità. La sua campagna elettorale è piena di contraddizioni, a partire dallo slogan “L’entusiasmo per i risultati” smentito dalle critiche rivolte all’amministrazione una volta rassegnate le dimissioni da assessore. Debole su argomenti come sicurezza e Poru, con fughe in avanti e clamorose rettifiche, paga un carattere secondo molti altero. Sottolinea fino alla noia il suo “essere donna”, rivendicandolo come fosse un merito e facendo passare l’idea che una donna incompetente (il riferimento è generico) sia meglio di un uomo competente. A prescindere.

Paolo Perazzoli, 18 dicembre 1951, Colli del Tronto.

BIOGRAFIA: Sindaco per due mandati, dal 1993 al 2001. E’ stato segretario regionale e provinciale della Confesercenti. Consigliere regionale dal 2010 al 2015.

Motto: “Il futuro viene da lontano”.

PRO Si ricandida a sindaco ventitre anni dopo la prima volta proponendosi per un unico mandato. In cinque anni getterà le basi per il futuro, avviando progetti e lanciando una classe dirigente nuova. La rottura con Gaspari, avvenuta in tempi non sospetti, ne ha facilitato il ritorno sulla scena, rendendo la sua ridiscesa in campo davvero alternativa all’attuale amministrazione. Decisionista, autorevole e a tratti autoritario, Perazzoli ama coltivare il culto della propria personalità: “Dico quello che penso e faccio quello che dico. La gente si ricorda ancora di me”. Convinto dagli esiti di un sondaggio e di una petizione, con la raccolta di 2486 firme, a suo favore giocano gli otto anni al comando del Municipio, nel corso dei quali San Benedetto si impose a livello mediatico e turistico grazie alle prefinali di Miss Italia, alle amichevoli internazionali di Milan e Juventus e al sodalizio con artisti contemporanei di fama mondiale. Sui temi della campagna elettorale è stato il primo ad accennare a ztl in centro ed emergenza sicurezza, mentre sulla bretella è l’unico ad aver accennato al tracciato da promuovere.

CONTRO E’ in campo dal 1978, senza interruzioni di sorta. Consigliere comunale, vicesindaco, sindaco, presidente di Confesercenti, esponente della Camera di Commercio, consigliere regionale. Se l’esperienza rappresenta sicuramente un valore aggiunto, è altrettanto innegabile che il rischio indigestione sia dietro l’angolo. Come nel calcio, i ritorni strizzano l’occhio a romantici ricordi, ma c’è il rischio di restare aggrappati a ciò che è stato. Accentratore e carismatico, Perazzoli è altamente divisivo. O lo ami, o lo odi. Caratteristica che difficilmente può avvicinarlo all’elettorato indeciso. Quindici anni fa lasciò la città tra le polemiche, con una pista ciclabile lungo Viale De Gasperi realizzata e subito rimossa. Perazzoli non ascoltò nessuno, nemmeno i consiglieri più fidati che gli ripeterono fino all’ultimo di lasciar perdere. Un “delirio di onnipotenza” (come lo definì lui stesso) che probabilmente gli costò l’elezione alla Camera dei Deputati. Molti sambenedettesi non gliel’hanno ancora perdonato. Dei quattro è quello che ha meno da perdere, ma una sconfitta alle primarie lascerebbe una macchia indelebile sul suo rapporto con la città.

Tonino Capriotti, 4 febbraio 1961, San Benedetto del Tronto.

BIOGRAFIA: Per oltre quindici anni rappresentante sindacale presso la Camera di Commercio, dove lavora dal 1981. Tra i promotori dell’associazione “Adesso Sbt”, è vicesegretario locale del Pd.

Motto: “La persona al centro della politica”.

PRO Campagna elettorale entusiasmante e incessante sorriso sulle labbra. Tonino Capriotti è l’emblema del renzismo della prima ora, quello della rottamazione, dell’alternativa alla nomenclatura e della politica in mezzo alla gente. Promette un metodo nuovo, basato sulla partecipazione e la condivisione. Condanna i contributi a pioggia destinati alle associazioni cittadine,

CONTRO Nessuna esperienza politica alle spalle, né da assessore, né da consigliere comunale, né da segretario di partito. Vice di Sabrina Gregori nel Pd (ma solo sulla carta), non ha mai fatto sentire la sua voce. Contraddittorio su diverse questioni, Poru su tutte, Capriotti è l’alternativa a Fabio Urbinati, candidato ideale dei renziani se un anno fa non avesse optato per l’esperienza in consiglio regionale. Una scelta di bandiera che sa tanto di ‘piano b’.

Antimo Di Francesco, 18 aprile 1972, San Benedetto del Tronto.

BIOGRAFIA: Vicesindaco e assessore al Bilancio dal 2006 al 2011 durante la prima amministrazione Gaspari, è attualmente segretario provinciale del Pd.

Motto: “E’ tempo di futuro”.

PRO Ha governato al fianco di Gaspari nel suo primo mandato, ma è stato assente nel lustro più contestato, azzoppato da divisioni intestine, condanne della Corte dei Conti e opere promesse e mai realizzate. Figura mite e rassicurante, Di Francesco non fa sognare, ma allo stesso tempo non intimorisce. Maestro nella mediazione, è la figura ideale per tentare di avvicinare le diverse anime del centrosinistra. Poco mediatico, al presenzialismo preferisce il lavoro sottotraccia.

CONTRO “Meglio tirare a campare che tirare le cuoia”. L’aforisma di Giulio Andreotti si addice alla perfezione alla cultura politica di Antimo Di Francesco. Conciliatore fino all’eccesso, l’ex vicesindaco non entusiasma chi teme l’assenza di polso e concretezza nell’operato amministrativo. Paga l’influenza offidana, con l’appoggio plateale dell’onorevole Luciano Agostini. Al comando della segreteria provinciale del Pd non si è mai espresso pubblicamente in merito alle vicende cittadine che hanno portato spesso partito e intera maggioranza sull’orlo di una crisi di nervi. Ponzio Pilato secondo qualcuno.

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