SAN BENEDETTO DEL TRONTO – A volte ci sembra di sognare: assistere a critiche all’opposizione per aver fatto nientemeno che l’opposizione fa davvero sorridere. Soprattutto se le invettive partono da chi, da capogruppo dei Ds, criticava l’amministrazione Martinelli da mattina a sera, ponendo trappole per topi lungo il tragitto del centrodestra senza interruzioni di sorta.

Povera Forza Italia. Presa di mira per cinque anni per l’atteggiamento morbido in Consiglio Comunale e accusata oggi per aver messo in moto la condotta contraria, ossia di naturale ostruzionismo.

Il Bilancio è un documento politico. Non ci troviamo di fronte ad una mozione su temi etici. L’approvazione del documento finanziario può essere determinante per la vita e una morte di una giunta. Ridicolo quindi aspettarsi un aiutino dai diretti rivali.

Senza contare che, oltre ai berlusconiani, anche Cinque Stelle, Diversamente Democratici e Udc si sono mossi allo stesso modo, portando avanti una linea promossa in passato proprio da chi, lunedì notte, si è arrampicato sugli specchi inaugurando la caccia alle streghe.

Nel maggio 2004, il presidente del Consiglio Giorgio De Vecchis non poté dare il via al consesso per la mancanza del numero legale. E chi spiccava tra gli artefici del rinvio? Giovanni Gaspari. “E’ vero – si difese – ma la minoranza fa il suo gioco. E’ la maggioranza che deve garantire il regolare svolgimento dei lavori”. Avete letto bene.

Nel comunicato inviato alla stampa, il primo cittadino Gaspari ha parlato di maggioranza compatta, turbata esclusivamente dalla grana della surroga di Paolo Forlì. “Il numero legale non è mancato per ragioni politiche. Il centrodestra anziché lavorare per approvare il Bilancio ha preferito paralizzare l’attività amministrativa”.

Stupisce innanzitutto l’assoluta assenza di riferimenti alle problematiche esposte dal segretario generale Edoardo Antuono che, con estrema pazienza e onestà intellettuale, ha ritenuto opportuno interrompere la seduta “per non mettere a rischio l’esito delle successive votazioni”. C’è poi la questione puramente aritmetica. Gaspari si vanta di essere il leader di una squadra unita e coesa, tralasciando alcune importanti annotazioni.

Il sindaco dimentica ad esempio di aver perduto per strada ben due esponenti del Pd, Loredana Emili e Sergio Pezzuoli, approdati nel gruppo misto per oggettive divergenze politiche.

Sempre Gaspari ha deciso autonomamente, a due mesi dalla fine del suo mandato, di nominare un nuovo assessore, promuovendo il consigliere comunale di maggioranza Roberto Bovara.

Infine, fatto più importante, l’amministrazione sorvola sul ruolo decisivo di Marco Calvaresi, candidatosi in opposizione a Gaspari nel 2011. Senza la stampella offerta dal presidente dell’assise, il Consiglio non avrebbe visto la luce, nemmeno se Giancarlo Vesperini si fosse presentato con estrema puntualità in Municipio.

Un po’ di chiarezza, ogni tanto, non guasterebbe.

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