SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Approvati come sempre tutti i punti all’ordine del giorno”. Il mantra di Giovanni Gaspari stavolta rimane in soffitta e lascia il campo al risentimento e alla rabbia per un Consiglio Comunale andato deserto.

L’amministrazione è costretta a rinviare la seduta sull’approvazione del Bilancio di previsione 2016 a venerdì prossimo. Uno scenario identico a quello dello scorso 23 luglio, quando il voto al documento finanziario venne rimandato di una settimana. In quel caso si trattò però di uno slittamento “pilotato” da Gaspari per consentire al Pd di ricucire lo strappo con Claudio Benigni.

I fatti. Lunedì sera alle 21.15 il presidente dell’assise dà il via all’appello. I nomi di Emanuele Rosetti (Cinque Stelle) e soprattutto di Giovanni D’Angelo (Città Aperta) non vengono letti, in quanto le loro surroghe diventano ufficialmente efficaci solo a lavori iniziati.

Forza Italia e grillini restano fuori, Diversamente Democratici e Udc si aggregano. In un primo momento la maggioranza fa spallucce: le 13 presenze non sono a rischio, visto che Marco Calvaresi ancora una volta si rivela una preziosa stampella. Ma col passare del tempo ci si accorge che manca un elemento fondamentale: Giancarlo Vesperini.

I consiglieri di centrosinistra diventano insofferenti. Qualcuno telefona, altri allargano le braccia. “Non si può campare così”, sbottano tra le fila del Pd. Il socialista Pino Laversa getta addirittura la scheda magnetica a terra.

La vera bagarre esplode appena viene pronunciato il nome di Zocchi, ultimo dell’elenco. Calvaresi tentenna, seguono interminabili secondi di silenzio. Gabrielli, Piunti, Ruggieri e Tassotti invocano l’immediato annullamento del Consiglio, ottenendo tuttavia la minaccia di allontanamento dalla sala.

Nella fase di massima tensione Vesperini fa il suo ingresso in Municipio: “Scusatemi, ero al lavoro”, sussurra ai compagni di banco. E’ troppo tardi. Forza Italia minaccia il ricorso in Prefettura: “Non siamo ad una riunione di condominio – urla Piunti – non avevate il numero legale, non potete far partire i lavori, state negando il principio di democrazia”. Nel mirino anche Calvaresi: “La lettura dell’appello è stata così lenta che sembravamo dentro una puntata di Holly e Benji”.

A quel punto il segretario generale Edoardo Antuono prende la parola, facendo intendere che, al di là del ritardo di Vesperini, 12 consiglieri presenti potrebbero bastare per cominciare: “Essendoci due dimissionari, il computo complessivo scende da 25 a 23, quindi è presente più della metà dei consiglieri”.

La minoranza non si rassegna e, grazie pure al supporto di Giorgio De Vecchis, cita apertamente l’articolo 90 del Regolamento per il funzionamento del Consiglio Comunale: “Per le riunioni in prima convocazione la seduta non è valida se non è presente la metà dei Consiglieri assegnati al Comune”.

Antuono sospende la seduta per cinque minuti, lascia il suo scranno e si ritira nell’ufficio di Calvaresi, che a sua volta battibecca animatamente con Tassotti e Gabrielli.

L’attesa è surreale. I minuti diventano quindici. Gaspari, che in un primo momento aveva punzecchiato i berlusconiani (“state sereni, se non approviamo il Bilancio oggi lo faremo nei prossimi giorni”), si reca perplesso dal segretario e subito dopo, col volto tirato, scende nell’emiciclo alla ricerca di un accordo col suo gruppo sulla possibile data di recupero.

E’ il segnale che anticipa la cancellazione dell’assise. “La problematica è piuttosto complessa – ammette Antuono – ho chiesto una sospensione per approfondire e sono convinto della mia interpretazione. Ma mi sono accorto che il regolamento non disciplina il caso di dimissioni. Ritengo pertanto opportuno interrompere la seduta per non mettere a rischio l’esito delle future votazioni”.

Consiglio sciolto e tutti a casa. Non la maggioranza, convocata d’urgenza in sala giunta. Pochi minuti dopo viene diramato un comunicato stampa che riversa tutte le responsabilità sull’opposizione: “Eravamo compatti e presenti, ma di fatto, non essendo ancora efficace la surroga del consigliere Paolo Forlì e non essendo stata convalidata la presenza di Giovanni D’Angelo, è mancato il numero legale. Purtroppo – tuona Gaspari – abbiamo dovuto assistere allo spettacolo degli esponenti del centrodestra che, privi di idee, progetti e contenuti, anziché lavorare per approvare ed eventualmente migliorare il bilancio di previsione hanno preferito paralizzare l’attività amministrativa anteponendo agli interessi della città, la ricerca di un insperato spazio di visibilità e, cosa ancor più grave, lo hanno fatto con urla e atteggiamenti totalmente inaccettabili per rappresentanti istituzionali”.

Ovviamente differente la versione di Pasqualino Piunti: “Non gioiamo quando la città rimane al palo su un argomento così importante, ma questa sera abbiamo assistito ad un teatrino. Una volta pronunciato l’ultimo nome chiamato all’appello non si riusciva ancora ad avere l’ufficializzazione di quanti consiglieri fossero presenti. Tutti noi avevamo visto che erano 12, si doveva dichiarare la seduta deserta come dice l’articolo 90 del regolamento del Consiglio. Reiterare sicurezza su una situazione che riguarda il rispetto delle regole dà fastidio. Se legiferiamo regole per i cittadini e siamo noi stessi a non rispettarle, perdiamo di autorevolezza. Se si avevano difficoltà politiche, perché di questo si tratta visto che hanno scelto di nominare un assessore a due mesi dalla fine del mandato, poi debbono subirne le conseguenze. Non possiamo pagare la loro disorganizzazione e l’opposizione non può prestarsi ai loro giochini”.

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