SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Alla presenza di autorità civili e militari, di rappresentanti della marineria e molti familiari delle vittime, si è tenuta questa mattina, sabato 20 febbraio alla radice del molo nord “Rodi”, una cerimonia commemorativa del 50° anniversario della tragedia del motopeschereccio “Pinguino”.

Affondato il 20 febbraio 1966 nelle acque dinanzi alla costa della Mauritania, il “Pinguino” aveva a bordo otto sambenedettesi, un grottammarese, tre lampedusani ed un marinaio di Formia. Questi i loro nomi: Alberto Palestini, Elio Voltattorni, Domenico Romani, Ruggero Spina, Agostino Greco, Giuseppe Greco, Felice Taranto, Giuseppe Monti, Divo Bruni, Tommaso Bruni, Antonio Pompei, Vittorio Fidanza e Vittorio Scartozzi.

Le ricerche del “Pinguino” da parte di altre unità operanti nella stessa zona iniziarono immediatamente appena scoperta la tragedia ma l’Atlantico restituì solo quattro corpi dei tredici imbarcati. Per una strana coincidenza, come se il “Pinguino” avesse voluto passare il testimone, tra i motopescherecci che recuperarono un corpo c’era anche il “Rodi” che quattro anni dopo avrebbe subito anch’esso naufragio colando a picco in Adriatico con tutti i suoi uomini.

L’Amministrazione ha deposto una corona d’alloro sulla lapide che ricorda le vittime. Dopo una preghiera in  suffragio delle vittime, recitata da Don Romualdo Scarponi parroco della Cattedrale della Madonna della Marina, e la lettura da parte di Chiara Cesari, attrice dell’associazione “Ribalta Picena”, della lirica “Ciarevedème su!” del poeta dialettale sambenedettese Giovanni Vespasiani dedicata alle disgrazie in mare, è intervenuto Adalberto Palestini, figlio del comandante del “Pinguino” Alberto Palestini.

“Anche se sono trascorsi 50 anni – ha esordito Palestini – è un ricordo mai sopito, sia in noi familiari sia, vista la grande partecipazione alla cerimonia, in tutta la città. Avevo sette anni quando ci fu l’affondamento, è un ricordo lontano nel tempo ma sempre vivo nel mio cuore. E’ un ricordo pieno di tristezza. Anche se ancora non vi sono certezze su come sia avvenuta la disgrazia, non ha più senso oggi conoscere le cause. Rispetto alle altre famiglie, noi almeno abbiamo riavuto dal mare il corpo di mio padre. Oggi quando guardo il mare – ha concluso Palestini – penso al dolore che ci ha provocato ma penso anche alla gioia di vivere che infonde in tutti noi sambenedettesi”.

Anche il Comandante della Capitaneria di Porto Gennaro Pappacena è intervenuto per onorare le vittime del “Pinguino” che ha definito “ragazzi da prendere ad esempio” e per ricordare il ruolo importante svolto ogni giorno dalle Capitanerie di Porto sul tema della sicurezza in mare.

Nel suo intervento, il sindaco Giovanni Gaspari ha ringraziato i tanti cittadini e le autorità presenti: dalla Capitaneria di Porto all’associazione pescatori sambenedettesi, dal Circolo Mare Bunazz al Circolo dei Sambenedettesi, dal Comune di Grottammare rappresentato dall’assessore Lorenzo Rossi alla Regione Marche rappresentata dal consigliere Piero Celani.

“Essere così numerosi oggi a questa cerimonia – ha dichiarato Gaspari – è emblematico del fatto che una comunità intera si riconosce nel dolore immutato delle famiglie. Consapevole di quanto sia sentimento diffuso, l’Amministrazione comunale ha scelto la data del 23 dicembre, quella del naufragio del “Rodi”, per ricordare tutte le vittime del mare e sono sicuro che questa tradizione continuerà anche in futuro, così come esprimo l’auspicio che chi mi succederà saprà proseguire nell’azione di sensibilizzazione, svolta d’intesa con le altre autorità preposte, per la salvaguardia e la tutela di chi va per mare”.

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