Dal numero 1063 di Riviera Oggi, in edicola.

Manca un mese al grande appuntamento. Il prossimo 15 marzo la Tirreno-Adriatico approderà a San Benedetto per la tradizionale cronometro conclusiva.

Nonostante si tratti della 51esima edizione della corsa dei due mari, in Riviera si festeggerà il mezzo secolo di arrivi ininterrotti, inaugurati nel 1957, dopo l’epilogo a Pescara nell’anno dell’inaugurazione.

Un compleanno importante, da celebrare nella maniera migliore. Già l’anno scorso ci capitò di raccontare la distrazione di San Benedetto rispetto all’entusiasmo di chi, come Rieti, ospitava la kermesse per la prima volta.

Convegni, escursioni, concerti e negozi aperti dopo cena. L’ente laziale affidò ad un’associazione del posto l’organizzazione di un ricco calendario che trainasse la gara.

Il Comune di San Benedetto fino ad oggi si è al contrario limitato al (meritevole) coinvolgimento delle scuole, a lezioni educative riservate agli studenti e alla tradizionale mostra di Giorgio Mancini, che dovrebbe esporre anche stavolta magliette e foto originali di corridori degli anni ’50, ’60 e ’70.

Il problema sta nella reiterazione dell’offerta, puntualmente uguale a se stessa. Nell’opinione pubblica la sensazione è che il sodalizio vada avanti più per dovere che per piacere, in una sorta di rinnovo automatico “perché la storia ce lo impone”.

Non sappiamo cosa abbia in serbo l’amministrazione per l’edizione a venire. Sappiamo però cosa si potrebbe, o si sarebbe potuto, proporre in occasione di un traguardo così importante.

Si va dal coinvolgimento di una madrina d’eccezione che veicoli l’evento sui media, alla partecipazione di corridori che hanno vinto in passato la Tirreno-Adriatico.

Sfruttando il cinquantennale, le scuole cittadine avrebbero potuto cimentarsi nella realizzazione di un logo celebrativo. O, ancora, si sarebbe potuta avviare una raccolta di foto e video di cinque decenni di corse in Riviera, da proiettare magari in una serata di gala al Teatro Concordia.

A Torino, dal 26 al 28 febbraio, si ricorderanno i dieci anni dai Giochi Olimpici Invernali. A riprova di come quella dell’orgoglio cittadino non sia propriamente una fissazione nostrana.

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