Da Riviera Oggi 1063, in edicola dal 15 febbraio

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – I ritmi della società attuale si sono stabilizzati a una vita “piena” di tecnologia e progresso. Le evoluzioni nel campo informatico e tecnologico avranno reso la nostra esistenza più facile e accessibile ma in parte ci ha allontanato da un elemento primario: la natura. E il contatto da essa. Inoltre il lavoro (o in molti casi soltanto la ricerca) ha imposto uno stile rigido, monotono e schematico. A Porto d’Ascoli vive un ragazzo che ha deciso di rompere questi schemi. Seguire l’istinto, stare a contatto con la natura, praticare sport e vivere intensamente giorno per giorno sono i suoi nuovi dogmi. Parliamo di Cesare Cameli.

A metà maggio intraprenderà una sfida molto interessante: raggiungere Hong Kong a piedi partendo da Porto d’Ascoli. Un viaggio che per molti potrebbe rappresentare una sorta di pazzia. Invece è “semplicemente” un messaggio alla comunità di come la vita possa essere vissuta intensamente affrontando un’esperienza significativa in luoghi e culture diverse dalla nostra. Un arricchimento. Abbiamo intervistato Cesare Cameli per carpire le sue sensazioni a riguardo e al suo stile di vita.

Cesare, innanzitutto raccontaci di te.

“Ho 27 anni e vivo a Porto d’Ascoli. Mi sono laureato in giurisprudenza nell’ottobre 2015, dopo una lunga e travagliata esperienza universitaria. Purtroppo la scelta universitaria si pone in un’età in cui non siamo ancora abbastanza maturi per scegliere cosa fare della nostra vita. Fondamentalmente a 19 anni siamo ancora bambini. Non parlo per tutti, però così è stato per me. Ho scelto giurisprudenza soprattutto per le mie capacità poiché ho un’ottima memoria e pensavo questa scelta mi avrebbe aperto diverse strade. Poi, nel corso degli studi, ho capito che non era la scelta giusta per me, non avevo intenzione di fare l’avvocato o il giudice, o qualsiasi altro lavoro in ambito legale. Comunque, dato che i miei genitori mi avevano pagato gli studi, ho deciso che non sarebbe stato giusto mollare e così mi ci sono impegnato e ho portato a termine gli studi universitari”.

Come ti sei avvicinato alla natura e al concetto di libertà?

“Amo leggere e scrivere, sono due delle mie più grandi passioni. Infatti è anche grazie alla lettura di svariati libri che ho deciso di intraprendere quest’avventura, soprattutto Tiziano Terzani per quanto riguarda fare esperienze di viaggio fuori dal comune, e Philip K Dick per quanto riguarda l’andare contro corrente, la voglia di libertà nei confronti di questa società che ci immobilizza e incatena in ogni modo possibile, facendoci credere liberi quando in realtà non lo siamo. Un’altra mia grande passione è l’allenamento fisico intenso, oramai sono anni che mi alleno cinque giorni a settimana per svariate ore al giorno. A 21 anni ho iniziato boxe, poi, dopo cinque anni, ho lasciato per dedicarmi al Kung Fu, un’arte marziale tanto meravigliosa quanto misteriosa, che ti porta a utilizzare ogni parte del tuo essere, dove alleni sia il corpo sia lo spirito. Tra l’altro sono anni che vado a fare trekking e campeggi in montagna con gli amici, caricandoci lo zaino fino a 30-40 chili e andando a perlustrare zone selvagge, arrivando fino a vette impervie o sotto cascate maestose, laghi stupendi o valli immense. Adoro stare in mezzo alla natura, sentirmi libero e felice dopo aver sofferto per arrivare fino a lassù. Ma, una volta arrivato, ti accorgi che tutto il sudore e la fatica non hanno fatto che ingrandire il senso di pace che ti alberga nel cuore, è stato proprio il lungo e duro viaggio che ti ha fatto capire cosa significhi vivere”.

Quando hai deciso di rompere gli schemi e preparare questo viaggio a piedi fino a Hong Kong?

“Prima di laurearmi, a marzo 2015, sono andato in Cina, esattamente a Shenzhen, una grande metropoli di fronte a Hong Kong, nel sud-est della Cina. Avevo intenzione di andare a vivere e lavorare lì una volta completati gli studi, insieme al mio amico di nazionalità cinese Chen Renzong, per questo volevo prima vedere la zona e cercare di capire cosa avremmo potuto fare. Questo mio amico ha frequentato il liceo scientifico con me a San Benedetto, poi siamo rimasti grandissimi amici e quando lui è andato a lavorare in Cina dopo che si è laureato in ingegneria ho deciso di raggiungerlo e andare a lavorare con lui. Mi sembrava un’ottima idea, andare a fare esperienza fuori, lasciare l’Italia e le sue scarse possibilità, e tra l’altro viaggiare. Ho sempre amato viaggiare ed esplorare il mondo. Poi però, nonostante quella città mi sia piaciuta tantissimo, come la sua gente, il diverso stile di vita, ho capito che dovunque fossi andato, che fosse la Cina, l’Australia o l’America, alla fine sarebbe stato tutto uguale. Avrei trovato lavoro, avrei iniziato a frequentare gli stessi posti, ad abituarmi anche lì alla monotonia di una vita passata tra casa e lavoro. Io non volevo questo, io non voglio questo, soprattutto perché ancora non so chi sono, non so cosa voglio dalla vita. Perché iniziare a lavorare per poi, magari in futuro, capire che tutto quello che ho fatto non mi è piaciuto? Devo arrivare alla pensione per godermi la vita? No, io non voglio questo, non credo nessuno di noi lo voglia veramente. Io vorrei fare qualcosa che mi piace davvero, la vita è una e non può essere passata a fare cose che non ci piacciono. Ok, sono d’accordo che ci sono periodi in cui bisogna sacrificarsi per scopi ulteriori, per arrivare a un fine ambito, ma possiamo lavorare 40 anni quasi tutti i giorni, 8 ore al giorno, per trovare la felicità? Di solito poi siamo costretti in lavori che odiamo. Questo non rispecchia il mio ideale di felicità e non lo ritengo giusto. Così ho deciso che dovevo fare altro, dovevo in qualche modo liberarmi da tutte le catene che la società mi ha imposto in questi anni, dalle catene soprattutto (ma non solo) mentali, come cantava Bob Marley. Io sento il bisogno di trovare me stesso, la mia strada su questo mondo, il che non vuol dire fama, potere o ricchezza. Io non desidero per niente queste cose. Desidero la pace, la felicità, e questa la possiamo trovare solo dentro di noi, ma per far ciò prima dobbiamo metterci in gioco con tutti noi stessi, arrivare a sacrificarci e rischiare tutto, perché secondo me una vita senza rischio non vale la pena di essere vissuta. Come quando stai facendo una scalata, o anche una corsa pesante, quando senti che non ce la fai più e vorresti mollare, ma poi non lo fai, continui e ce la fai, lì, in quel preciso momento, ti rendi conto di aver raggiunto almeno un attimo di pace, di stare bene; sono i momenti di maggior sofferenza che ci fanno capire chi siamo. Perciò ho iniziato a pensare, a cercare di capire cosa volessi dalla vita, come tutti noi. E una sera dell’estate 2015, insieme con i miei amici seduti su un’oasi del lungomare, me ne sono uscito che sarei arrivato in Cina a piedi, intendo proprio dal mio amico cinese. Però non a Shenzhen, bensì a Hong Kong, che si trova lì davanti, giusto perché nel mio viaggio in Cina non l’avevo visitata per mancanza di tempo nonostante lo volessi ardentemente. Inizialmente scherzavo, infatti ci siamo messi tutti a ridere, io in primis. Poi quella notte feci un sogno in cui andavo a piedi veramente fino a Hong Kong e il giorno dopo mi sono svegliato con un’idea fissa in mente: io lo dovevo fare, devo arrivare a piedi in Cina. E poi, nei giorni, settimane e mesi successivi, quest’idea è diventata una certezza indissolubile in me. Ovviamente ho passato periodi in cui il dubbio e le paure mi ammorbavano, la famiglia preoccupata, amici e altra gente che mi prendevano per matto. Ma poi, col tempo, spiegando bene il mio progetto, la mia voglia di libertà, tutti sono riusciti a comprendermi e appoggiarmi. La mia famiglia è diventata la mia prima sostenitrice, mio padre Venanzio, mia madre Roberta, mio fratello Roberto e i miei più cari amici, tra cui Alex Ottaviani, Luca Olivieri e Rudi Baroni. Quasi tutti hanno iniziato ad aiutarmi, mi hanno dato sostegno morale nei periodi di maggior dubbio, mi hanno portato a far diventare tale sogno una certezza. Ora mi sento sempre più forte e sicuro, e non vedo l’ora di partire”.

Come affronterai questo viaggio? Sia dal punto di vista economico, sia strutturalmente.

“Ho le mie risorse economiche ma so che potrebbero non bastare. Per questo ho richiesto un piccolo contributo finanziario sul sito www.produzionidalbasso.com. Lì ho scritto il mio progetto ‘Walking to China’ per cercare dei finanziatori dato che purtroppo in questo mondo abbiamo bisogno di soldi per fare imprese del genere (e non solo.) anche se io camminerò sempre con le mie gambe e dormirò in tenda ma ne avrò bisogno non fosse altro per pagarmi i visti e il cibo quando non riuscirò a trovarlo da me. Perciò ho richiesto un finanziamento. Chiunque, collegandosi con quel sito, può donare ciò che vuole per poter viaggiare al mio fianco, almeno col pensiero. Questo anche perché non voglio sponsor che limiterebbero la mia libertà e comprimerebbero tutto il messaggio di questo mio viaggio. Ho deciso di partire verso metà maggio, dato che alcune delle zone più fredde che passerò sono appunto il nord Italia, la Slovenia e l’Ungheria, perciò preferisco partire con l’approssimarsi dell’estate. Ora mi sto preparando il programma di viaggio, cioè mi sto scrivendo indicativamente le varie città che passerò e le strade da percorrere, ma tutto approssimativamente, per avere un’idea dei luoghi da passare, poi sarò libero di scegliere strade alternative. In ogni caso partirò da Porto d’Ascoli e mi farò tutta la costa, poi su fino in Slovenia, Ungheria, giù in Serbia, Bulgaria, poi la Turchia passando la costa sotto il mar Nero, Georgia, Armenia, Iran (Afghanistan e Pakistan credo di sorvolarli poiché la situazione in quei luoghi è alquanto pericolosa, e tra l’altro non rilasciano il visto in frontiera ma se le cose dovessero cambiare ci passerò sicuramente), India, Birmania, Thailandia, poi giù in Cambogia, su nel Laos, Vietnam e finalmente la Cina arrivando fino a Hong Kong. Ho deciso di non richiedere i visti prima di partire poiché la loro validità scadrebbe prima che ci arrivi, perciò o li richiederò in frontiera o ai consolati nei paesi immediatamente precedenti. Tra l’altro passerò in quasi tutte le capitali degli Stati che visito. In ogni caso non avrò bisogno di visti fino all’Armenia. Io camminerò sempre e dovunque, salvo che problemi burocratici me lo impediscano. Non ho paura, so affrontarla, è inutile farsi dominare da essa. Tanto le cose ti possono accadere sia in casa sia in giro, io porterò sempre il sorriso con me e sono certo che dappertutto troverò persone disposte ad aiutarmi. Quando avrò bisogno di cibo o ospitalità chiederò alla gente, magari facendo qualche lavoretto in cambio”.

Hai mai affrontato sfide del genere?

“Esperienze così forti non ne ho mai fatte ma come ho già detto sono anni che vado a fare trekking nella natura e quest’anno, visto che ho deciso di intraprendere quest’avventura, ho cambiato il mio stile di vacanza: ad agosto sono andato con un amico (Alex) in Puglia in bicicletta fino a Peschici e a novembre ho percorso con Robert (un amico georgiano) la ‘Via degli Dei’, un tracciato naturalistico che riprende il sentiero di un’antica via romana, la Flaminia Militare, collegando Bologna a Firenze attraverso gli Appennini Tosco-Emiliani. E’ stato qui che ho capito ancora di più cosa vuol dire sacrificarsi e la sofferenza è diventata parte di me, mi ha aiutato a crescere, e ho compreso che il cammino è la mia via”.

Hai già in mente altri progetti per il futuro?

“In futuro non vorrò mai smettere di camminare, continuerò a camminare in altre parti del mondo, però per ora ho intenzione di finire questo viaggio, che deve ancora iniziare. Non voglio pormi problemi che ancora non esistono, per me l’essenziale è vivere nel presente, qui e ora. Tra l’altro sarà questo cammino che mi aiuterà a scoprire ancor più chi sono e cosa voglio dalla vita, perciò diamo tempo al tempo e si vedrà. Comunque non mi vedo a fare lavori considerati normali, non m’interessano, come ho già detto, adoro scrivere e vorrò scrivere un libro su questa impresa. Poi mi piacerebbe costruirmi la mia casa in qualche parte del mondo dove mi troverò a mio agio, nella natura, coltivare il mio orto, con una compagna di vita che abbraccerà il mio progetto di vita, si vedrà. Per ora penso alla Cina e ai chilometri da percorrere per arrivarci”.

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