STORIA SAMB. Nell’ultimo comunicato del candidato alle Primarie Pd, Paolo Perazzoli, c’è un passaggio che mi ha fatto molto piacere e che stride con l’atteggiamento deludente dell’Amministrazione uscente che non ha usato mai il cervello per valorizzare ricorrenze importanti per la storia del nostro Comune.

Una per tutte: ricorre quest’anno (come ha fatto notare il nostro Falcioni nel suo Punto settimanale) il 50° della Tirreno Adriatico (cinquantunesima edizione in assoluto ma il primo traguardo fu Pescara) con l’arrivo nella nostra città. Tutti dormono ma qualche margine di tempo ancora c’è per organizzare un evento che da mezzo secolo dà lustro alla città. Il sindaco uscente potrebbe chiudere in bellezza.

San Benedetto del Tronto –ha detto Perazzoli –  è celebre per le pre finali di Miss Italia (svolte fino a dieci anni fa), il suo lungomare e la Sambenedettese. Quest’anno ricorrono due anniversari tondi: ottant’anni fa (1936) Porto d’Ascoli fu aggregata a San Benedetto, staccandosi da Monteprandone. Senza quella fetta di paese saremmo un fazzolettino e non potremmo nemmeno goderci un lungomare del genere. Ma a giugno saranno anche sessant’anni dalla prima storica promozione in serie B della Samb. In questo periodo si discute molto del destino del Ballarin. A quello stadio sono legati trionfi sportivi e tragedie ed è giusto che vi rimanga una traccia della memoria collettiva. Ma il resto va buttato giù facendo respirare l’ingresso nord alla città. L’importante è che non ci si costruisca nulla

Riferimento al futuro del Ballarin a parte, posso testimoniare che l’avvento della Sambenedettese (1956, 10-15 mila abitanti) in serie B fu un avvenimento storico come pochi altri per la città. L’eco arrivò in tutta la nazione ed anche nel mondo tra i sambenedettesi all’estero che gonfiavano il petto al sol pensiero che i rossoblu avrebbero affrontato in gare ufficiali squadre di grandissime città dalla Sicilia al Piemonte, uscendo fuori dall’anonimato di un paese noto per la pesca e poco altro.

Insomma un paese di pescatori che diventava l’unico a militare in serie A e B tra Bari e Venezia sul versante adriatico. Fu il più grande volano turistico degli anni 50. Ha fatto bene Paolo Perazzoli a ricordarlo ed immagino anche che  dopo il 10 giugno 2016 (quel giorno il potere della città sarà vacante per vie di elezioni in corso), se sarà lui il nuovo sindaco, voglia ricordare con una grande festa quel lontano 10 giugno 1956, quando tutta la città (proprio tutta) si riversò davanti alla stazione per festeggiare gli eroi rossoblu, al ritorno dal pareggio decisivo di Cremona: 1-1 con reti di Magnavacca e Rizzato. C’è una bellissima foto ricordo di quei momenti. Matteucci, Astraceli, Celio, Rosati, Rossi, Morsan (Sellani), Rizzato (Rimbaldo), Guidazzi. Padoan, Moretti,Di Fraia la formazione tipo.

Sono scomparsi quasi tutti. Potrebbero essere viventi Luciano Padoan e Gabriele Moretti dei quali non abbiamo notizie certe. Molti sambenedettesi allora ragazzi li ricordano benissimo. Magari sarebbe bello rintracciare i loro parenti. Ritengo quella promozione un vero miracolo e sicuramente l’evento cardine sul quale poi la città costruì il suo futuro calcistico e non solo. Se coincidesse con l’agognato ritorno tra i professionisti della banda Fedeli-Palladini, la festa sarebbe doppia.

Al nuovo sindaco l’impegno di creare un degno evento da tramandare ai posteri.

PS Mi preme ricordare che in quel campionato lottarono per il titolo Venezia, Sambenedettese e Carbosarda che arrivò terza ad un punto dalle prime. Per la città isolana svanì un sogno che non ha più avuto modo di rivivere da quella data ad oggi. Sarebbe potuto capitare la stessa cosa a San Benedetto che non è Venezia, la quale può considerare la visibilità del calcio come un semplice optional.

Curiosità: nella foto storica allegata due particolari di gare disputate tra personaggi sambenedettesi e attori (nella prima si riconoscono Franco Nero e Massimo Troisi con la mano sulla spalla di Nicola Ripa), per strana combinazione, essendo le gare disputate in tempi diversi, Paolo Perazzoli in entrambe le immagini appoggia la mano sulla mia spalla.

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