Dal numero 1062 di Riviera Oggi, in edicola.

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – C’era una volta la sicurezza, argomento tipicamente di destra. Paura reale o percepita, cambiava poco. Il tema finiva puntualmente in primo piano, a differenza di una sinistra che si affidava al “benaltrismo” per sminuire le proteste e gli allarmi quotidiani dei cittadini. C’era sempre un problema più urgente da risolvere e il discorso si chiudeva lì. Non solo, se da una parte si invocavano telecamere, dall’altra si temeva l’effetto Grande Fratello: “Così facendo violate la privacy degli individui”.

Per rendersi conto della situazione, basterebbe soffermarsi sulle passate campagne elettorali, nazionali e locali. Nel 2011 a San Benedetto quello della sicurezza fu un tema assai abusato dalla Lega: “Non possiamo più accettare che in pieno giorno avvengano veri e propri scontri tra bande – sosteneva il Carroccio – va ridata motivazione e forza alla Polizia Municipale, mettendo in condizione i vigili di effettuare pattugliamenti notturni”.

Apriti cielo. “San Benedetto è una città ultra-sicura”, ribatté il centrosinistra. Capita però che cinque anni dopo, in occasione delle primarie del Partito Democratico, i quattro candidati inseriscano l’emergenza sicurezza ai primi posti dei rispettivi programmi.

Paolo Perazzoli, affidandosi ai sondaggi della Tecné, ha appreso che la questione dell’ordine pubblico è prioritaria per il 90% dei residenti. Scontata dunque la condanna della movida molesta: “Se un sindaco fa un’ordinanza, poi deve farla rispettare. Bisogna tornare ad avere il rispetto delle autorità”.

Pure Antimo Di Francesco si è mantenuto sulla stessa linea: “La mala-movida è un problema sociale – ha affermato il segretario provinciale nel giorno della sua candidatura a sindaco – creerò un osservatorio di prevenzione, serve un lavoro serio. E’ importante istituire controlli per garantire sicurezza nelle zone più sensibili. Ci sono luoghi dove non si riesce a vivere, incrementerò le risorse per la videosorveglianza”.

Il renziano Tonino Capriotti è arrivato persino a criticare un’amministrazione lontana dai problemi giornalieri dei sambenedettesi: “Mi sembra assurdo che, vista la rilevanza del fenomeno, come si dedicano forze dell’ordine per una partita di calcio la stessa attenzione non venga rivolta ad una situazione del genere. Il problema è di sensibilità politica. Io questa realtà la vivo, forse qualcun altro non la vive e ha una sensibilità minore”.

E Margherita Sorge? Il percorso dell’ex assessore è stato più tortuoso, ma ha comunque condotto ad un identico epilogo: “Non è strettamente compito di un sindaco tutelare l’ordine pubblico”, dichiarò nel giorno della presentazione della sua mozione. “Il sindaco non è uno sceriffo. Il problema della microcriminalità lo vivono molte città d’Italia”. Smentita dal Tuel e impallinata sui social, cambiò versione nelle uscite successive annunciando orgogliosa il potenziamento della videosorveglianza nei punti critici della città.

Dalle accuse di populismo agli avversari alle promesse di una San Benedetto blindata in stile “The Truman Show”. Metamorfosi della sinistra o sindrome dell’urna?

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