Leggi qui la prima parte

Nella prima parte dell’articolo dedicato al turismo sostenibile abbiamo parlato del turismo che abbiamo nella Riviera delle Palme come ad un turismo ad ”intermittenza”, perché acceso in estate e spento in inverno; questo è vero anche a livello della scala dell’edificio che per eccellenza rappresenta il settore turistico, ossia l’hotel.

In queste strutture infatti durante la giornata abbiamo picchi di consumo di risorse, come ad esempio acqua ed energia, nell’utilizzo della corrente elettrica per i condizionatori o del metano per il riscaldamento dell’acqua calda sanitaria, concentrate in determinate ore del giorno (come evidenziato nel grafico), ma cosa succederebbe se come si auspica da tempo si puntasse alla destagionalizzazione?  Si avrebbero hotel capaci di gestire i consumi energetici invernali, con un parco immobiliare per la maggior parte non adeguato alle attuali normative sui consumi energetici, essendo stato costruito per la maggior parte negli anni ’60-’70?

Negli ultimi anni nel settore edilizio e in ambito normativo europeo si è sentito sempre più spesso parlare di edifici nZEB acronimo di “Net Zero Energy Building” ossia “edifici a energia quasi zero”, che si caratterizzano come edifici capace di un bilancio fra energia consumata ed energia prodotta prossimo allo zero.

Anche negli Hotel questa tendenza sembra farsi avanti, attraverso gli alberghi NeZeH che è una sottocategoria del comune nZEB il quale include funzioni interne legati all’accoglienza degli ospiti, in quanto strutture ricettive. Non si parla solamente di prestazioni legate al sistema involucro-impianto, ma anche di uno stile di vivere il turismo in maniera più consapevole, quindi si va dal cambio di asciugamani solo quando se ne ha realmente bisogno (chi di noi a casa lo cambia tutti i giorni?), alla raccolta differenziata in camera, alla cucina a km zero, ma anche alla capacità dell’hotel di erogare servizi nuovi e innovativi.

Un Nearly Zero Energy Hotel (nuovo o ristrutturato) è un edificio migliore a livello di efficienza energetica per conseguire costi di gestione della struttura ridotti, attraverso interventi di risparmio energetico, migliorando l’immagine e puntando su nuovi target di clienti potenzialmente raggiungibili di ecoturisti o meglio turisti consapevoli, ed entrare a far parte di reti dedicate.

Lo scopo è quello del vantaggio competitivo e del posizionamento sul mercato rispondendo con congruenza alle disposizioni europee in materia di energia, ad esempio alle nostre latitudini l’utilizzo di serre solari potrebbero essere utilizzate come nuovi spazi per i clienti, ma che a livello termico si comportano nelle stagioni autunnali e invernali come “cuscinetti” termici (peccato che la Regione Marche le abbia abrogate).

A livello europeo il tutto si è tradotto in un progetto all’interno del programma IEE (Intelligent Energy Europe) della durata triennale (2013-2016) il cui obiettivo è quello di accelerare il processo di trasformazione del patrimonio edilizio esistente nel settore dell’ospitalità turistico-alberghiera. Le attività previste dal progetto Europeo produrranno casi pilota in 7 paesi differenti aderenti l’iniziativa, tra cui l’Italia, che consentiranno di dimostrare la sostenibilità tecnica ed economica di interventi di riqualificazione verso l’energia zero, stimolando anche altri alberghi di piccola e/o media dimensione ad intraprendere il medesimo percorso.

Altro punto su cui potrebbero puntare le nostre strutture, sono i servizi da offrire.

In una realtà di lavoro destagionalizzato, come quello sul nostro territorio, con dei servizi già esistenti, sarebbe opportuno che le reti di diversa natura sul territorio si incontrassero/incrociassero tra di loro. I servizi che eroga l’albergo dovrebbero intercettare quelle utenze più deboli come: bambini, anziani e disabili, offrire bagni e camere della stessa qualità di quelle standard o anche da suite per le utenze con disabilità gravi (molti bagni per disabili o a accessibilità facilitata sembrano più degli adattamenti che soluzioni progettate da hoc).

Reti del terzo settore già esistenti e specializzate sul territorio, potrebbero incrociarsi con le reti del settore turistico, come ad esempio le Tagesmutter, rete di nidi domiciliari esistenti già sul nostro territorio, che potrebbero in estate offrire i propri servizi agli hotel, esiste ad esempio una rete di alberghi che erogano questo servizio, in cui purtroppo non ho trovato neanche un hotel della nostra Riviera.

Questo è solo un esempio di come alcune reti destagionalizzate possono incrociarsi e offrire più servizi, ma si potrebbe creare interessanti commistioni anche tra reti che si occupano di anziani o disabili, o reti di altra natura come quella del ciclismo (nel 2016 l’Abruzzo terminerà tutta la pista ciclabile sulla costa) o della pesca, d’altronde anni fa già questo è successo, tra la rete del vino e il turismo, creando il movimento dell’enoturismo.

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