Addizioni, sottrazioni, divisioni, moltiplicazioni.

Stavo realizzando un commento sull’articolo scritto da Marco Zatterin su La Stampa, dal titolo “Quanto ci costa Schengen“. Non sarei entrato nelle pieghe sociali, culturali e politiche di tale scelta. Piuttosto, avrei analizzato l’aspetto economico, poiché l’articolo si presta ad essere un classico esempio di dogma economico facile da demolire.

Ma oltre all’analisi intellettuale, che avrò modo di presentare, la mia attenzione è stata ovviamente catturata da dati presentati come “scientifici”, doverosamente da approfondire.

C’è un dato che mi ha subito sorpreso: “I 200 milioni di cittadini che passano almeno una notte all’estero“, scrive Zatterin. Mi domando se tale cifra corrisponda al vero, poiché che quasi un europeo su due abbia trascorso una notte all’estero pare eccessivo. Senza dimenticare che molti europei compiono, per svago o lavoro, più di un viaggio all’estero.

La rete ci aiuta e i dati di Eurostat sono tanto facili da reperire quanto semplici da notiziare: nel documento si legge che nel 2013 gli europei della Ue a 28 che possono definirsi “turisti” sono stati 251.679.045 pari al 60% della popolazione. Bene: di questi, tuttavia, poco più della metà non ha mai attraversato i confini nazionali: 128.356.312 milioni di europei sono turisti “nazionali”. Parliamo di un milanese che va in vacanza in Sicilia, di un parigino che va a Nizza, di un berlinese che va sulle Alpi bavaresi. I restanti 123.322.732 sono turisti che hanno trascorso almeno una notte all’estero, per viaggi soltanto fuori dai confini nazionali (solo il 12,7% della popolazione), o sia all’estero che in patria (16,7%).

Dunque i 200 milioni sono diventati 123 milioni. Ma attenzione: secondo Zatterin il costo del ripristino delle frontiere, relativo al turismo, è una “cifra che sale, sino a una forchetta col tetto a 5 miliardi, per i 200 milioni di cittadini che passano almeno una notte all’estero. Costi per il tempo e l’opportunità, soprattutto“.

Abbiamo già detto che i 200 milioni sono 123 milioni.  Quindi i 5 miliardi paventati diventerebbero già 3.

Ma vi è un’approssimazione tale da non poter non essere sottolineata. I 123 milioni di europei che hanno viaggiato all’estero: a) hanno viaggiato anche in paesi extra-Ue, dunque non avrebbero alcun aggravio dal ripristino delle frontiere; b) hanno usato anche mezzi diversi rispetto a quelli terrestri (treno, auto), ovvero l’aereo.

Ad esempio se in Italia nel 2013 il 20,2% dei viaggi sono stati compiuti all’estero (Fonte Istat), solo il 14,9% di questi sono avvenuti nei paesi dell’Unione Europea, mentre il 5,3% sono avvenuti fuori Ue (2,2% altri paesi europei, 3,1% nel resto del mondo). Circa un quarto: su scala europea, grosso modo, rapporto stimabile in 30 milioni di viaggi.

Ecco che i 200 milioni di Zatterin, che varrebbero 5 miliardi in ottica no-Schengen, diventano già appena 90 milioni. Ci esimiamo dal togliere da questa cifra coloro che hanno attraversato le Alpi, il Reno, i Pirenei e la Manica a bordo di un aereo. Ma chiediamo ovviamente a Zatterin, per la correttezza giornalistica pur da riconoscere a lui e a La Stampa, di precisare se il numero fornito in quell’articolo sia o meno corretto. E precisare qual è la fonte che, eventualmente, ha ispirato l’articolo.

Ovviamente, se quel dato non corrispondesse a realtà, dubbi ci assalirebbero rispetto agli altri numeri scritti con apparente disinvoltura. In ciò che leggiamo nel suo articolo non riusciamo a trovare gli addendi per arrivare ad un costo pari a 50 miliardi, per la sola Italia, del ripristino delle frontiere. Ma di questo ci occuperemo successivamente.

Una sola nota, in questa introduzione: preghiamo Zatterin di essere corretto nelle cifre. Non è bella cosa accostare il più potente think tank europeo, il Bruegel, ad analisi dove si rischia di non azzeccare le addizioni.

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