SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Tutti contro Margherita Sorge. O meglio, contro la sua proposta di non far candidare coloro che risulteranno sconfitti alle primarie del 7 marzo.

Un’uscita a sorpresa, sia per i contenuti che per la tempistica, dal momento che è avvenuta nel giorno in cui Paolo Perazzoli inaugurava la sede di Via Balilla.

Strategia o meno, resta l’irritazione per una presa di posizione che non ha troppi precedenti nella storia recente del Pd.
“All’indomani delle primarie – ricorda Antimo Di Francesco – il presidente della Regione Ceriscioli chiese a Marcolini di candidarsi. Porto in evidenza questo esempio per dire che il vincitore delle primarie deve avere la capacità di coagulare attorno a sé gli altri e soprattutto coinvolgere concretamente attorno al progetto politico, nel rispetto delle regole ancora da definire e di un programma di governo che deve essere condiviso non solo tra i candidati ma soprattutto e principalmente con le altre forze della coalizione di centrosinistra”.

Il segretario provinciale rimarca inoltre che a Macerata “la linea imposta fu quella di far candidare i competitor per sostenere con forza e convinzione il vincitore delle primarie”.

Lo segue a ruota Tonino Capriotti. Il renziano già in un primo momento aveva manifestato il suo disappunto: “Certe dichiarazioni mi lasciano perplesso – ribadisce – il nostro è un partito già dotato di statuto e regolamenti, che hanno l’obiettivo di rafforzare l’unità e dirimere le eventuali controversie. Se io sarò il vincitore la prima cosa che farò è quella di chiedere ai miei competitor di stare al mio fianco. Il bene della città viene al primo posto”.

L’unico che per ora ha confermato che non si presenterà alle elezioni qualora non si imponesse alle primarie è l’ex sindaco Paolo Perazzoli. “La questione non mi riguarda – dice – ritengo comunque importante chiarire che una simile proposta, volta di fatto ad estendere agli altri candidati i suoi impedimenti, avrebbe come unico risultato quello di ribaltare lo spirito delle primarie e trasformare un momento di confronto serrato al quale deve però seguire il responsabile impegno di tutti in un momento di lacerazione e disgregazione in primo luogo del nostro partito e poi del centrosinistra largamente inteso. Terminate le primarie sarà necessario lo sforzo di tutti per vincere le amministrative e chi vuole guidare una città deve avere il coraggio della sintesi e della collaborazione e non l’arroganza del potere che premia i fedeli e mortifica la partecipazione dei cittadini”.

Nelle sue dichiarazioni Perazzoli ricorda come la Sorge non potrebbe a priori candidarsi in Consiglio in caso di sconfitta, per impedimenti legati allo statuto del Pd, che fissa i limiti a due mandati consecutivi.

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