Un blog di Gianna Angelini

I visionari sono uomini e donne dalla personalità multiforme, che hanno la capacità di sintetizzare, attraverso l’uso di grandi, e spesso spettacolari, metafore, concetti, idee, e riflessioni dettate dalla propria emotività.
Appunto perché dotati di una sensibilità diversa, nel momento in cui abbiamo il privilegio di incontrare le metafore partorite dalla loro eccentricità, non possiamo non rimanerne invischiati. Esse, infatti, ci stimolano. E, spesso, ci permettono di guardare oltre, mettendoci in discussione in modo naturale ed estasiante insieme. I visionari non hanno età, ma collezionano periodi di vita, si esprimono nelle forme più diverse, e vanno vissuti il più possibile. Per crescere davvero. E decisamente meglio.

Note su Il ritorno della Forza – Episodio VII

Sono nata alla fine degli anni ’70 e appartengo a quella generazione di studenti universitari che si dividevano tra i ragazzi del centro sociale che ti salutavano a suon di “Peace&Love”, ma soprattutto “Love, Love&foreverLove”, e gli intellettualoidi scettici ambiziosamente anticonformisti che ti congedavano con un più ambiguo “Che la forza sia con te”. Per capire cosa mi stessero augurando i secondi, non avendo mai visto Star Wars prima, durante il mio primo anno di università decisi di partecipare ad un seminario sulla Forza tenuto da un giovane e brillante docente di Filosofia Ermeneutica. Dopo la sua lezione, volevo assolutamente una spada laser ed unirmi a loro. La visione del settimo episodio della serie (mi rifiuto di chiamarla ancora saga) mi ha deluso. Ho visto la fuga della Forza, anziché il suo ritorno. E se prometti un altro giro al Luna Park ad un piccolo fan dipendente, togliergli il biglietto da sotto il naso senza nessun valido motivo, beh, converrete che non è carino…

Cos’è la Forza. Obi-Wan Kenobi, maestro Jedi, definisce la Forza come un campo energetico creato da tutte le cose viventi. Una energia che ci circonda, ci penetra, e mantiene unita tutta la galassia. Invisibile e immateriale, essa è una specie di entità metafisica che definisce ed offre un ordine all’universo preservandolo dal Caos, verso il quale invece ci conduce il Lato Oscuro. Espressione della Forza anch’esso, il Lato Oscuro è il suo abisso, l’oscurità verso cui conduce la mania di onnipotenza dell’uomo che travalica i propri limiti. A portare gli uomini verso il Lato Oscuro contribuiscono la rabbia, la violenza e la paura, emozioni e sentimenti che anziché metterci in guardia dal commettere errori, vengono vissuti come un richiamo verso un oltre in cui siamo egoisticamente soli e invincibili. Il modo di gestire e concepire la Forza divide la galassia: da un lato abbiamo i Cavalieri Jedi che vedono la Forza come la luce della verità, e la praticano con saggezza, dall’altro abbiamo i Sith, che praticano invece il Lato Oscuro della Forza, la via del male, del buio della menzogna. Jed e Sith sono, naturalmente, acerrimi nemici. I Jedi si muovono nella galassia sempre in coppia. Essi servono gli altri e non agiscono se non per aiutarsi gli uni con gli altri. I Sith, al contrario, sono votati all’individualismo. Non esiste reale solidarietà interna tra di loro. Come nella filosofia politica di Hobbes in cui il consenso di tutti serve a conferire il potere al leviatano che lo esercita da solo per tutelare la pace e la sicurezza di tutti, spesso l’allievo Sith arriva a sacrificare lo stesso maestro per avere il suo potere. I Jedi si sacrificano per gli altri, quindi, i Sith sacrificano gli altri.

Le radici mitologiche, oltre che filosofiche della Saga si possono rintracciare un po’ ovunque. Dall’Occidente di cultura greca e giudaico-cristiana, al lontano Oriente di cultura e pratica sciamanica (pensiamo agli insegnamenti di Don Juan e Carlos Castaneda, o del taoismo). Ciò che l’ha sempre resa speciale, però, è la scelta delle metafora visive: sensate, semplici e divulgative, impegnate senza darlo a vedere. La semplicità della divulgazione dell’aspetto più metafisico della Forza, ha permesso al “Verbo” col tempo di diffondersi, e di costruire per sé una narrativa forte al punto che nel Regno Unito nel 2001 vennero regolarmente censiti oltre quattrocentomila Jedi, cosa che rese lo jedismo la quarta religione dopo il cristianesimo, l’islamismo e l’induismo.

Il punto. Una narrazione per evolvere e mantenersi forte, deve avere delle caratteristiche: deve avvalersi della credibilità di alcuni ruoli, per esempio, e di un impianto complesso. Tutto questo nel settimo episodio di Star Wars manca totalmente. Nessuna figura carismatica potente (vogliamo parlare di Adam Driver nei panni di Kylo Ren?), droidi in stile Disney, ironia poco sottile e raffinata (discorso a parte quando tornano in scena Han Solo e Chewbecca), trama narrativa semplicisticamente ridotta alle dinamiche di una saga familiare. Tutto questo sposta il tono dall’epica, alla più semplice serialità televisiva. Inevitabilmente. Non ne faccio una questione gerarchica (sono una grande appassionata della serialità televisiva di terza generazione e ne parlerò nei prossimi articoli), ma di contenuti. Per questo la visione mi ha deluso e mi chiedo: poiché abbiamo già Game of Thrones che ci fa divertire un sacco con padri, madri, incesti, figli e figliastri, fratelli e fratellastri, cugini e fantaparenti, secondo voi, cosa dovremo farci adesso con Star Wars?

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