SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Forse peggiore scelta, nei modi e nei tempi, non la potevano avere. E stupisce che oltre al giovane, e perciò giustificabile in parte per eventuale inesperienza, Marco Fioravanti, ad avallarla siano stati due “vecchi lupi” della politica marchigiana come Carlo Ciccioli e Giulio Natali.

La vicenda, nota, è il “commissariamento” di Fratelli d’Italia a San Benedetto con il ritiro di Giorgio De Vecchis dalla candidatura a sindaco e di Barbara Sanavia come referente cittadina del partito che in Italia fa capo a Giorgia Meloni. Un paio di mesi fa intervistai Giorgio De Vecchis, dopo lungo silenzio ufficiale. In quel momento si era ancora alla ricerca di un equilibrio tra la sua candidatura e quella di Piunti. Equilibrio che sembrava componibile.

Chiesi a De Vecchis perché, dopo cinque anni di pausa e la fuoriuscita da Alleanza Nazionale, non avesse voluto giocare la carta del movimento civico. De Vecchis rispose che “con Fratelli d’Italia ho avuto rassicurazioni circa la democraticità delle scelte del partito a livello locale, senza interferenze dall’alto” e che nel tempo ho capito che “muovendosi isolati, diventa difficile perché si incontrano ostacoli inaspettati anche dalle persone più vicine. Ci si trova soli“.

Oggi Giorgio De Vecchis è solo, Pasqualino Piunti forse ancora più solo ma il trio ha fatto una figuraccia. L’intervento di Ciccioli, Natali e Fioravanti è arrivato nella maniera più maldestra, percepita dai sambenedettesi come una ingerenza di Ancona e Ascoli nelle faccende cittadine. Luciano Agostini, da Offida, sa gestire con guanti molto più delicati le vicende del Pd di Ascoli e San Benedetto, ad esempio. Invece Fioravanti&c. si sono messi di propria iniziativa con le spalle al muro e i riflettori puntati.

In tempi di pesante “anti-politica”, mi si passi il termine, una decisione arrivata in questo modo consente a De Vecchis di presentarsi come vittima di un sistema malato. Le sue eventuali rigidità passano in secondo o terzo piano. Il tiro mancino del Trio si potrebbe trasformare invece in assist vincente, anche se i margini sono molto stretti e molto dipende dalla capacità o volontà del M5S locale di accettare alleanze con una lista civica.

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