Dal numero 1057 di Riviera Oggi, in edicola.

Il Pd nazionale, quello marchigiano e, per ultimo quello comunale. Con questo che potrà (e dovrà) solo raccogliere le indicazioni dei primi due.

Le regole delle primarie, compresa la data di svolgimento, verranno scritte a Roma. I segretari regionali potranno offrire il loro contributo attraverso spunti e segnalazioni, salvo poi attenersi ai diktat del Nazareno.

San Benedetto invece rimarrà a guardare. Sono bastati tre mesi per stravolgere gli equilibri e azzerare tonnellate di dichiarazioni bizzarre ed improponibili veti.

Era agosto quando la segreteria sambenedettese annunciava di voler innalzare il più possibile la quota delle firme necessarie per le candidature, da raccogliere oltretutto tra i tesserati al partito. Un modo per evitare l’affollamento e frenare le candidature, prevedendone non più di due.

In seguito ci si sarebbe concentrati sulle consultazioni vere e proprie, da aprire solo agli iscritti qualora gli alleati (Verdi, Socialisti e soci) non fossero riusciti a schierare un loro rappresentante.

Ed ancora, porte chiuse ai contestatori. Hai parlato male dell’amministrazione? Allora niente da fare, non sei compatibile con noi. La singolare norma sarebbe dovuta servire per annullare le ambizioni di Paolo Perazzoli, l’unico esponente fuori dal coro.

Per non parlare della scelta del giorno: 29 novembre, 6 dicembre, massimo il 13. All’improvviso è arrivato il 30 gennaio, seguito dal 7 febbraio. Fino al 6 marzo, con l’istituzione di un election day, fatta eccezione per Milano.

Per la cronaca, le primarie vedranno in corsa quattro aspiranti sindaco solo per quel che riguarda il Pd, verranno aperte a tutta la popolazione over 16 e non prevedranno troppi ostacoli in sede di raccolta firme.

Spesso ci si lamenta per le ingerenze esterne che impediscono a San Benedetto di auto-decidersi. Considerato il pericolo scampato, sia benedetta l’invasione.

Copyright © 2016 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 410 volte, 1 oggi)