SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Mi restano sempre più difficile da capire (diciamo che faccio finta!) i motivi per cui ci si scanna per diventare sindaco. Secondo me, e credo secondo la cognizione della maggior parte dei cittadini, l’impegno è gravoso, dovrebbe essere assunto più democraticamente e, principalmente, nella consapevolezza di saperlo fare.
Mi spiego meglio: dovrebbe essere la città a proporre nomi e non il contrario. Non si sa poi bene in base a quale diritto. Un aspetto che, finora, ha colto soltanto l’ex sindaco Paolo Perazzoli il quale, prima di presentarsi, ha sondato il terreno tra i cittadini. Se il sondaggio è falso o no, non è semplice da capire ma crediamo di no perché altrimenti gli altri candidati avrebbero dovuto indagare per legittimarlo (o no) o almeno farne un altro per proprio conto.
Qualcuno dirà che le Primarie servono proprio a questo. Facile rispondere che non sono ancora lo strumento giusto ma anche che, per arrivarci, servirebbe prima una consultazione molto più ampia dalla quale far scaturire i nomi da portare alla cernita preventiva cioè alle Primarie. Allora sì che avrebbero senso. Assistiamo invece ad auto candidature. Questo nel Pd dove, tra l’altro, non si tiene affatto conto delle capacità espresse da chi ha già governato. Rinnovare il disastro dell’ultimo decennio sarebbe da autentici autolesionisti. Ma qui entra in ballo il voto inconsapevole cioè di coloro che votano per clientelismo o per ignoranza, ‘convinti’ dai soliti galoppini che, colpevoli più di tutti, strumentalizzano religione (un peccato gravissimo) e bandiere (comunismo, Dc, socialismo ecc.) che, oltretutto, non esistono più.
Non dico che è peggio quello che succede nel cosiddetto centrodestra ma anche lì pare che i candidati debbano uscire fuori da riunioni, più o meno segrete, di 4-5 persone che si arrogano il diritto di sapere chi è più candidabile o meno, senza un minimo di preventiva consultazione popolare. Cittadini che vengono trattati come pecore.
Tali sono, direbbe qualcuno. È vero in parte perché il numero degli astensionisti è in forte crescita. Sono coloro che pecore non vogliono essere e, seppur sbagliando (delusi cronici per mancanza di alternative), si rifiutano di diventare complici di deludenti amministrazioni tipo le ultime prodotte da Gaspari & C. Carte alla mano.
Purtroppo, e mi dispiace molto, anche il M5S sta cadendo nello stesso errore che contesta agli altri. Uscendo, secondo me, fuori dai binari tracciati da Grillo e Casaleggio. I quali, di questo passo e non per colpa loro, faranno la fine dei precedenti potenziali ‘innovatori’, vedi Segni, Di Pietro, Bozzi ecc. Fuochi di paglia che si spensero proprio perché non si è mai guardato con la necessaria attenzione alle persone che, nei vari territori, approfittano (molti di loro si rivelano opportunisti pronti a cavalcare l’onda) del momento buono per accasarsi in Movimenti, momentaneamente in grado di raccogliere consensi grazie ai loro iniziatori.
Vado al sodo: Grillo e Casaleggio, invece di affidare la scelta del candidato sindaco a chi va a riunioni settimanali più o meno indirizzate, dovrebbero imporre l’uso di internet per chiedere, prima chi sarebbe disposto a candidarsi (nel rispetto delle regole stabilite dal Movimento stesso altrimenti sarebbe il caos totale), poi porre l’elenco all’attenzione dei cittadini con una consultazione sul web certificata e regolare. Basterebbe studiarci un po’ sopra per capire come fare. Insomma un sondaggio che, se lo ha fatto Perazzoli, tanto più dovrebbe essere un obbligo per il M5S.
A quel punto, espresse le candidature, un mezzo come le primarie avrebbe senso compiuto dopo aver dato ai pretendenti la possibilità di un minimo di campagna elettorale. Se il M5S così non farà (tra l’altro è un metodo che dovrebbe far parte del suo dna) sarà considerato, almeno nel territorio, un partito come tutti gli altri. Considerazione che sa di offesa per i suoi due iniziatori.
Detto che i candidati devono essere più possibile espressione del popolo (un’utopia? Qualche dubbio ce l’ho anch’io) ribadisco che le intenzioni e i programmi di chi vincerà non dovranno cadere nel dimenticatoio o nella confusione ma strumento per imporre al sindaco le dimissioni in caso di inadempienze nei modi e nei tempi. Vedo che nessun potenziale candidato ha intenzione di mettere nero su bianco. Hanno paura? Evidentemente sì, l’ambizione seppur immotivata, prima di tutto. Meglio il fumo che l’arrosto.

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