SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un’azione legale contro il Comune per i problemi generati dalla movida molesta. Danni materiali, ma anche di salute perché le ore di sonno sono sempre di meno e la pazienza dei residenti ha oltrepassato da tempo il limite.

Giovedì sera all’incontro presso il teatro Don Bosco di Via Pizzi c’erano appena trenta persone. L’obiettivo però è quello di ritrovarsi tra un mese e di riempire la sala, visto che “più sono le voci, più è facile farci ascoltare”.

Secondo il presidente Pierfrancesco Troli, nel solo 2014 gli atti di vandalismo nel quartiere Marina Centro hanno toccato il valore di 10 mila euro. Specchietti di automobili distrutti, gomme forate, portoni di immobili sfondati, cassette delle lettere spaccate. Per non parlare di ingressi scambiati per orinatoi, mura imbrattate, baccano, bestemmie e cori notturni.

“I negozianti di Via Montebello hanno trovato le loro vetrate sporche di sangue – racconta Troli – mentre sabato scorso davanti alla porta di un’abitazione qualcuno ha defecato, con la carta igienica lasciata sul posto. Dall’amministrazione riceviamo sempre la stessa risposta: non possiamo fare niente. No, la verità è che non si vuole fare niente. Ci accusano di non denunciare gli episodi, ma sappiamo bene che una denuncia contro ignoti dopo cinque mesi viene archiviata”.

Inevitabile la provocazione: “Probabilmente l’emergenza non si affronta perché in questo quartiere non abitano assessori o consiglieri comunali della maggioranza. Vorrà dire che alle prossime elezioni ci candideremo in quindici, sperando che qualcuno di noi entri in assise”.

La campagna contro la mala-movida viene sostenuta da Settimio Capriotti, ex assessore della prima giunta Gaspari nonché titolare da trentasette anni del ‘Flauto Magico’, in Via Custoza: “I gestori abbiano la cultura della qualità di ciò che offrono. I ragazzi vogliono trasgredire e non si può offrire loro la ‘cicchetteria’. Non è ammissibile che si vendano liquori a un euro, short drink a 4. Ci sono ragazzi così malmessi che è impossibile che i genitori non si accorgano delle loro condizioni al loro ritorno a casa”.

Capriotti consiglia al Comune una maggiore illuminazione delle zone critiche e il monitoraggio degli esercizi: “Ho il dubbio che qualcuno abbia rilasciato delle licenze senza attenzione. L’amministrazione ha la responsabilità di aver fatto nascere tanti locali che non avevano requisiti. Vorrei vedere se tutte le strutture hanno la possibilità di stare aperte”.

In sostegno degli abitanti è accorsa Cittadinanzattiva, per voce dell’avvocato Patrizia Logiacco: “Bisogna analizzare la situazione con calma e serenità. Non credo nella raccolta firme, nelle fiaccolate e nelle riunioni estemporanee. Regalano visibilità sul momento, senza risolvere i problemi. Servono proposte concrete e studiate, vanno verificate le situazioni e le normative, in modo da impostare la linea. Vanno osservati gli scenari di altre parti d’Italia, confrontarli ai nostri e capire se esistono delle mancanze del Comune”.

Intanto, mercoledì pomeriggio il sindaco Gaspari ha ricevuto in comune la neonata associazione ‘Occhio Amico Pda’, nata all’indomani dei ripetuti episodi di microcriminalità verificatisi a Porto d’Ascoli. Il presidente Antonio Core ha sottolineato le carenze sotto il profilo della vigilanza, ottenendo da Gaspari l’invito ad attivare i contatti con la Prefettura. Core prenderà appuntamento con Graziella Patrizi, alla quale consegnerà una ricca documentazione sull’argomento. Se dalla Prefettura arriveranno riscontri positivi, ‘Occhio Amico’ tornerà dal primo cittadino per indire un’assemblea pubblica.

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